Disco Ondatropical dal 03/11 al 07/11: “Alex Wilson – Antonio”

A Cura di Beppe Nebbia
Semplicemente geniale! Ecco come possiamo definire l’estro
artistico del protagonista di questa settimana per il disco
Ondatropical.
Il nome corrisponde a quello di Alex Wilson, di cui in
tanti, sulle pagine del nostro sito web, ne hanno sempre commentato con grande
apprezzamento. E non c’è che dire, dato che la sua ultima produzione dal titolo
“Salsa Con Soul” è un disco di elevata qualità, che racchiude tutto il
suo baglio musicale che passa dal sound Latin Jazz al Soul, dall’Afro alla Salsa
trascinando chi lo ascolta in un viaggio melodico davvero unico. Maestro,
compositore, arrangiatore Alex è quello che più c’è di diverso nel vasto mondo
della musica latina, mai ripetitivo, anzi sempre pronto sperimentare e osare, ed
è forse proprio per questa capacità che ogni sua produzione è un vero piacere
per le orecchie. Dal suo ultimo disco ascoltiamo “Antonio” brano
prettamente musicale che vi può far capire il genio talentuoso di Alex qui al
piano pronto a disegnarci con le sue note il disco Ondatropical della
settimana.

Ascolta Radio Ondatropical
www.ondatropical.it

 

Recensione di GianFranco Grilli

Non c’è dubbio: questo è un periodo luminoso per Alex Wilson. Con il suo genio creativo cerca nuovamente di scuotere, e allo stesso tempo arricchire, il mondo della salsa. A dieci anni dall’esordio come solista con “Afro-Saxon” ci consegna fresco “Salsa Con Soul”, il sesto album in cui il suo originale modo di ibridare la musica latina tocca il punto più alto. Prima di parlare dell’album, forniamo brevi note biografiche sull’artista.
Londinese, trentasette anni, Alex Wilson è pianista, compositore e arrangiatore con la caratteristica di coniugare sensibilità jazzistica, raffinatezza armonico-ritmica e linguaggi sonori diversificati senza perdere il dinamismo del sound latino, il centro della sua ricerca musicale iniziata nel 1993 quando decise per la professione tra note, pause e pentagramma.
Oggi, lo stilema originale preponderante che zampilla dalle produzioni di Wilson mostra una summa di pianismo afrocaraibico degli ultimi tre decenni, ritmi etnici e sound universali con i quali è venuto a contatto. Infatti, nel suo basilare bagaglio artistico anglo/europeo – tra classica, pop e jazz – ha incorporato gli accenti della world music provenienti dalle numerose etnie presenti a Londra (dalla Giamaica all’India) e da esperienze fatte in diversi paesi del mondo, interagendo con le varie culture e assorbendo da ognuna le essenze migliori, quelle che ora costituiscono la sua impronta sonora, abbastanza unica nella salsa.
E torniamo al disco, che contiene un po’ di tutto quanto appena indicato. Si snoda – come dice il titolo – tra la tradizione della salsa e la vocalità afroamericana, evoca coordinate mainstream della salsa dura, della timba e sperimenta le fusioni con jazz, rock-blues, soul e canto gospel. Tra le sette composizioni del pianista e i tre arrangiamenti di importanti cover, a nostro avviso le cose migliori le ritroviamo nelle tracce afrolatine, quelli senza contaminazioni particolari. L’album, infatti, presenta brani sia latini, eseguiti nella lingua madre della salsa e nel rigoroso rispetto della tradizione vocale e strumentale del mondo afrocaraibico, sia afro-anglo-americani, ovvero soul, jazz e pop, incrociati alle radici musicali cubane, portoricane e colombiane. E il risultato ottenuto è un bel mix di salsa ibrida, che non vuol dire priva di qualità ma, al contrario, musica dal sound robusto, versatile e complesso che consigliamo di ascoltare attentamente e in momenti diversi, per apprezzarne meglio la ricca trama e gli innumerevoli ingredienti impiegati. Ripetendo l’ascolto a distanza di giorni riuscirete a scoprire dettagli sonori che inizialmente sfuggono all’orecchio attratto soprattutto – in modo indifferenziato e globale – dal modulo ritmico-melodico-armonico della salsa. E allora eccovi alcune modeste osservazioni su alcuni brani. Partiamo dai tre che «parlano» latinoamericano stretto: Sabroson, effervescente salsa che mette in mostra la voce di Elpidio Caicedo, i codici eclettici della timba, gli ottoni che riecheggiano effetti bandistici delle papayeras colombiane – e la superlativa cadenza del trombettista Steve Dawson che conclude il pezzo. Un cocktail coloratissimo. Si riescono a plasmare i caratteri più caotici della timba, accenti funk e soul su un tappeto ritmico-melodico accattivante, ma in funzione della salsa ballata in coppia. Il pregio sta nel sapere smussare le asperità della timba, combinandola poi con salsa e tradizione colombiane e infusioni di swing afro-angloamericano. Andiamo alla traccia 5, Mi Buenaventura, melodia che fa la differenza in questa produzione: è salsa con currulao, e approfittiamo dell’occasione per parlare un po’ di questo fantastico, ma poco conosciuto, ritmo-danza afrocolombiano. Si tratta di un omaggio di Caicedo alla sua Buenaventura, città salsera, porto importante sulla costa del Pacifico, lo stesso luogo dove è nato il cantante Yuri Buenaventura, ma anche terra di Enrique Urbano Tenorio, alias Peregoyo, il «re del currulao», titolo che si guadagnò negli anni Sessanta immortalando con la voce Mi Buenaventura, una composizione di Petronio Alvarez. Al maestro Peregoyo (deceduto a Cali l’anno scorso a 90 anni di età) e alla musica Afro-Pacifica, la band di Wilson dedica questa versione salsa del currulao, una sorta di quadretto con i protagonisti di quella cultura: il cununo (tamburo), la marimba, il chontaduro (frutto) e la voce narrante su un ritmo allegro, vigoroso e contagioso afrocolombiano. Ritmo che si fa riconoscere nettamente quando esce allo scoperto in 6/8 per poi cedere di nuovo il passo alla quaternaria salsa. Parla latino anche Antonio: ottimo brano strumentale dove il piano di Wilson va in profondità nell’universo ritmico-armonico cubano, compiendo un lungo escursus dal danzón-cha-cha al jazz, eppoi crea il solido canovaccio della musica latina, il tumbao, sul quale i timbales e bongo di Dave Pattman e le congas di Emeris Solis si sbizzarriscono a disegnare assoli e poliritmie di grande finezza.
Il lato soul viene annunciato fin dalle primissime battute del cd da riff taglienti di trombe e tromboni, sia per sottolineare lo swing vocale afroamericano, sia per creare un giusto contraddittorio con le percussioni caraibiche. Un sound poderoso – con fraseggi che richiamano alla mente il rock-jazz anni Settanta di Chicago e Blood Sweat & Tears – disseminato lungo il disco e arricchito dagli accordi di tastiere Rhodes e Hammond (una rarità nella musica latina) che sostengono i fiati e i cori. In Stronger, questi timbri escono dalle nitide corde di Naomi Philipps e dalla tastiera di Thompson; swing della medesima fonte quello della vocalist-compositrice Aquilla Fearon, sia in Your’re Fine sia in This Time, guajira-son rimodellata, un sound che il grande Carlos Santana sdoganò dalla tradizione e contaminò con il rock. Naturalmente, qui Wilson mette in evidenza gli ottoni e un melange sonoro originale mescolati ai violini della charanga cubana. In Let’s Stay Together – una cover di Tina Turner tradotta con la macchina ritmica della salsa – fa capolino nuovamente lo splendore dei fiati, che tornano poi energicamente con break strumentali a vivacizzare il suadente motivo dell’ultima traccia, Rio de Janeiro blue: in evidenza un ritmo pulsante, l’abilità canora della Fearon e il monologo del trombone di Alistair White con note magiche. E’ il potere di “Salsa Con Soul”, una produzione inglese (Alex Wilson Records, 2008), ben congegnata – con il contributo di altri numerosi artisti di talento oltre a quelli citati – che sa essere variegata in un quadro di salsa ballabile, elegante e swingante. Un solo consiglio per agevolare e raggiungere in futuro più pubblici: booklet informativo in inglese ma anche in spagnolo.

Il disco verrà distribuito in Italia a partire da lunedì 20 ottobre 2008.
Info: www.cdlatino.com e www.cdsalsa.it

Beppe Nebbia – beppe@salsa.it

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