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VIAGGIO NEL MONDO DELLA BACHATA: SI INFIAMMA LA DIATRIBA TRA DOMINICANA E SENSUAL

Viaggio nel mondo della bachata

Bachata Dominicana e Sensual: due mondi, due visioni? Sembrerebbe proprio di sì, ma qualcuno, forse molto ottimista, crede ancora che i due mondi possano, se non riunirsi, almeno convivere pacificamente.

Una volta c’era la bachata. Una sola. A scuola di ballo si imparava insieme alla salsa, dopo il merengue che oltre ad essere il ballo più facile da imparare, era (ed è, ma ultimamente è quasi sparito) anche quello che insegna il movimento di bacino, fondamentale per ballare con sabor salsa e bachata.

La bachata era “il lento” dei balli caraibici, quel ballo che per ritmi e movenze, più degli altri si prestava per cercare di conquistare il ballerino o la ballerina che ci piaceva. Sembra che si stia parlando della preistoria, ma in realtà era così fino a pochi anni fa.

Da qualche anno abbiamo assistito all’esplosione della cosiddetta bachata sensual, con le sue varianti come fusion, influence o zoukbachata,  che molti definiscono evoluzione della bachata tradizionale dominicana, ma che in realtà con la bachata dominicana ha poco a che fare, sia come musica, sia – soprattutto – come ballo.

E negli ultimi mesi la discussione tra chi continua a difendere la bachata sensual come evoluzione della bachata tradizionale e chi dice che non si può definire bachata una cosa che non lo è – in particolare i dominicani, che lo vivono come un vero affronto, dicendo che si tratta di ‘appropriazione indebita’ della loro cultura – si è fatta sempre più accesa, tanto che numerosi artisti hanno deciso di intervenire esprimendo il loro parere sui social.

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Chiquito

Ad esempio Chiquito, ballerino leader dei Dominican Power e Maestro di ballo a Ballando con le Stelle ha detto che non si può definire bachata un ballo in cui non c’è nemmeno un passo base di bachata: “Puoi ballare come vuoi, ma se non vedo una base ben fatta, pochi piedi, un’anca come Dio comanda, NON É BACHATA. Come sei bravo a fare altri passi, puoi – e devi! – esser bravo anche nella base della bachata 

Viaggio nel mondo della bachata
Dani J

Il cantante Dani J, uno dei maggiori esponenti della bachata moderna, ha dichiarato in un video: “La bachata nasce in Repubblica Dominicana, è indubbio e lo sappiamo tutti. E chi la insegna o vive di questo, senza spiegarlo apertamente, lo sta facendo male. Però è anche indubbio che l’arte non sta ferma, ma si evolve. Questo non significa che bisogna appoggiare tutto e tutti, ma capire che se qualcuno parte dalla base, studia le radici, e lo fa con rispetto e con amore, ha il diritto di esprimerlo a suo modo. Ma fino a che punto? Io non ho una risposta. E voi?

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Josè ed Elena

Josè Ferrante, ballerino e insegnante di bachata in coppia con Elena, da quando ancora la bachata era soltanto una (e ripeto, parlo di pochi anni fa soltanto), pur essendo uno dei rappresentati della bachata più moderna, sensual o fusion che si voglia definirla, tanto da essere uno degli artisti protagonisti del Latin Passion Day  dalle sue pagine social dichiara: “Basta ballare soltanto con queste onde, passaggi. Non hanno tutti torti quando dicono che questa non è bachata. Ogni tanto, fai una base, marcala, goditi il viaggio. Non puoi continuare a fare solo onde, passaggi, casque, caidas. Mettici una base, un quadrato, una cumbia, qualcosa che dia essenza al tuo ballo. La bachata fusion ha l’intento di fondere gli stili, ma sempre rispettando l’essenza della bachata. È vero, abbiamo sempre tentato di evolvere, ma mai stravolgere. Invece molto spesso vedo in pista uomini completamente fermi e donne che girano a destra e a manca. Quando dicono ‘questa non è bachata’, in questo momento sono d’accordo. Quindi cerchiamo di goderci il viaggio, e creare sempre quel corteggiamento. Altrimenti non è più un ballo. È soltanto esibizione”.

Abbiamo approfittato del Latin Passion Day (dedicato alla bachata sensual) e del Dominican Day, due eventi in uno che si sono svolti a Firenze nel weekend dopo Pasqua, per fare un viaggio nei due mondi della bachata e sentire i punti di vista di alcuni rappresentanti delle due “fazioni” per cercare di capire se ci può essere un punto di incontro.

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Brandy Colores

Il primo a parlare è il ballerino Brandy Colores, dominicano “de pura sepa”, residente a Londra, che veniva per la prima volta in Italia, e tornerà per il Bachatea (evento totalmente dedicato alla bachata dominicana che si svolgerà a maggio a Pesaro) ma è già molto noto come artista dominicano per la sua partecipazione a numerosi eventi in tutta Europa. 

In Europa è molto diffusa la cosiddetta bachata sensual, cosa ne pensi?

Penso che sia una appropriazione culturale, la chiamano bachata ma non ha niente a che fare con la nostra cultura. non dà alcun merito, non fa nessun riferimento alla bachata dominicana. E non sono solo io a pensarla a così, ma tutti i dominicani. Non lo vediamo come cultura e nemmeno come evoluzione di qualcosa di tradizionale che è nato in Repubblica Dominicana. È qualcosa che è nato in Europa, e non un’evoluzione di qualcosa che è nato nel nostro Paese.

Secondo te è possibile che in futuro si riesca a trovare un punto di incontro tra questi due stili così diversi?

No, non credo. Noi presentiamo e rappresentiamo la bachata originale, la nostra cultura, e non credo che arriveremo a un punto di incontro e a lavorare insieme.

Pensi che sarebbe necessario dare un altro nome alla bachata sensual?

Assolutamente si. Non è bachata, non rappresenta la vera bachata che è la nostra, quella dominicana, Quindi, non essendo bachata, non dovrebbe assolutamente chiamarsi così.

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Yey Yey e Lori J di Noche de Amargue

A pensarla così sono anche Lory J e Yey Yey, italiano con alma dominicana il primo e ballerino dominicano il secondo, ideatori del format Noche de Amargue che da un paio d’anni sta riscuotendo un enorme successo tra gli appassionati di bachata dominicana a Milano, in Italia e non solo.

Pensate che Noche de Amargue abbia contribuito in qualche modo al rilancio della bachata Dominicana?

Assolutamente sï. Noche de Amargue ha contribuito in modo importante a risvegliare questa consapevolezza, e non solo a Milano ma in tutta Italia. Non dico che tutto sia successo grazie a noi, ma è evidente che il progetto abbia fatto da catalizzatore. Tra eventi, contenuti e una direzione chiara, abbiamo portato migliaia di persone a rimettere in discussione quello che fino a poco tempo fa veniva dato per scontato. Molti locali, molti organizzatori e moltissimi ballerini hanno iniziato a farsi domande proprio dopo aver vissuto quell’esperienza. Quindi sì, in parte è stata una scintilla. E oggi il dibattito è acceso perché, finalmente, le persone stanno iniziando a vedere la differenza.

Esiste la possibilità secondo voi che questi due modi diversi di interpretare la bachata possano un giorno riavvicinarsi e convivere?

No, secondo noi, non esiste e non esisterà mai un vero punto d’incontro. La bachata dominicana è una cultura. La cosiddetta “sensual” no. Nascono da logiche completamente diverse e non condividono le stesse basi. Metterle sullo stesso piano è semplicemente sbagliato.

Ha senso secondo voi continuare a chiamare bachata la sensual?

No, non ha senso chiamarla bachata. La bachata è musica, è testo, è identità, è storia dominicana. Non è una danza costruita su esigenze di mercato europeo, su performance o su dinamiche da competizione. La “sensual” utilizza spesso musica che con la bachata non ha nulla a che vedere, e anche quando usa brani bachata, ne stravolge completamente il linguaggio. Quindi chiamiamola per quello che è: un’altra cosa. Continuare a chiamarla bachata è una semplificazione comoda, ma sbagliata. Ed è una mancanza di rispetto verso una cultura che esiste da molto prima. Per quanto ci riguarda, la direzione è chiara e non cambierà: nei nostri eventi non ci sarà mai spazio per quel tipo di proposta, perché non rappresenta ciò che vogliamo difendere e trasmettere.

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Lino El Mentore della Bachata con Noura

Sempre a favore della bachata dominicana, è anche Lino, El Mentore De La Bachata, Maestro di ballo, ballerino e organizzatore insieme ad Alessio Mecocci, del Dominican Day, la parte dell’evento dedicata proprio alla bachata dominicana.  

Bachata sensual, bachata dominicana, una grande divisione: cosa ne pensi?

Una grande divisione, purtroppo. La bachata sensual è molto più tecnica, molto meno istintiva, molto meno ‘de corazon’: tutti riescono a imparare la tecnica, mentre essere istintivi è la cosa più difficile del mondo.

Come hai iniziato a ballare?

Quando ho iniziato io – 23 anni fa,- si partiva dal merengue, che è propedeutico al movimento corretto del corpo. Abbiamo fatto tre mesi di merengue, poi salsa e poi bachata.

Secondo te che balli ormai da diversi anni e hai conosciuto la bachata da quando è arrivata in Italia, la sensual si può davvero definire l’evoluzione della bachata?

Assolutamente no. È nata in studio, quindi non può essere evoluzione.

Ha senso chiamare bachata un ballo che di bachata ha poco o niente?

No. È un’operazione prettamente commerciale che frutta molto a pochi e se la bevono in tanti.

Com’è andato questo weekend di Latin Passion Day e Dominican Day? Ha contribuito secondo te a un riavvicinamento delle due fazioni? É possibile che ci sia in futuro?

Questo weekend è andato benissimo, anche oltre alle aspettative. Un riavvicinamento, ce lo dirà poi il tempo. Però diciamo che l’esperimento è riuscito.

Secondo te, questa esplosione della sensual non ha contribuito anche un pochino a rilanciare la bachata tradizionale che negli ultimi anni aveva perso un po’ di attrattiva da parte del pubblico?

No, secondo me non c’entra nulla. Il fatto che ora si parli di più di bachata tradizionale è dovuto al fatto che molti dominicani si sentono defraudati di un loro patrimonio culturale perché viene utilizzata impropriamente la parola bachata –  non per quello che ballano, possono ballare  quello che vogliono – ma il termine bachata non può essere associato a qualcosa che non lo è. È come chiamare carbonara un piatto fatto con la carne trita. La sensual è musicalmente un’altra cosa e siccome ha una codifica corporea nata ‘in laboratorio’ quindi studiata, non ha nulla a che vedere con la bachata che è festa ed è soprattutto istinto.

Viaggio nel mondo della bachata
Willy e Noura

A fare un po’ da unione tra i diversi stili i ballerini e Maestri Willy e Noura, gli unici artisti in questo doppio evento a ballare e ad insegnare sia bachata dominicana che bachata sensual.

Cosa ne pensate della frattura che si è creata tra questi due generi di bachata?

In questo evento in particolare, c’è una divisione tra Latin Passion Day e Dominican Day, ma noi manteniamo lo stesso stile, quindi quello che facciamo da una parte lo facciamo anche dall’altra, proprio perché, secondo noi, non esiste divisione. Noi manteniamo il nostro stile, che parte dalla base tradizionale sempre e comunque, perché senza origini, senza basi, non ci può essere evoluzione: una cosa si evolve, perché c’è una base di partenza. Questo evento – secondo noi – anche se diviso è comunque un ponte: il fatto che ci sia una parte dominicana in un evento sensual è molto positivo. Piano piano, speriamo che si possa arrivare – sarebbe un po’ il nostro obiettivo come Maestri e ballerini – arrivare ad una sala unica con musica tradizionale e musica moderna con un certo equilibrio, in cui tutti possono ballare un po’ di tutto. 

Un po’ come succede con la salsa cubana e la salsa portoricana. Secondo voi è possibile che avvenga anche con la bachata?

È possibile ma in qui in Italia ci vorranno un po’ di anni. Questo evento, che al momento è l’unico in Italia con due eventi in uno, dedicati ciascuno ad uno stile diverso, è un primo inizio.

Sì, perché mi pare di capire, anche guardando i post sui social, che questa divisione si stia allargando sempre di più. Secondo voi ha ancora senso – non parlo di voi, ovviamente – chiamare bachata uno stile che non parte dalle basi della bachata?

Diciamo che musicalmente la bachata ha sempre subito tante influenze, tante varianti, anche lo stesso Juan Luis Guerra con Bachata Rosa aveva fatto un bolero son che in realtà non era propriamente una bachata, ma lui l’ha chiamata bachata. Quindi dare il nome di bachata anche a musiche ‘fusionate’ è una cosa storica. Anche nel ballo la bachata tradizionale è fusione di parti folkloriche, quindi la vera bachata, intesa come ballo, in realtà è solo il passo base. Il problema è sempre l’equilibrio, perché ci sono delle canzoni che chiamano bachata, ma che in realtà bachata non sono, perché mancano proprio gli elementi musicali che sono alla base della bachata o manca quel concetto sociale dei testi, della storia che dovrebbe rispettare quell’ “amargue” dominicano che purtroppo se si fa un remix di Brividi o della Pausini o di una canzone americana moderna e famosissima, non ci sarà mai.
Certo, fai hype, raccogli un pubblico molto più vasto e anche quello è utile perché tanti si sono avvicinati alla bachata proprio grazie a questi remix, la bachata è stata scoperta in Cina, in Giappone o in altri Paesi dove forse non sarebbe mai arrivata. Ma una volta che, grazie al remix di una canzone ad esempio di Michael Jackson, si scopre che esiste la bachata, bisogna cercare di approfondire e scoprire la sua storia, dove nasce. Quello sta un po’ alla persona volersi interessare e capire che in realtà non è quella la vera bachata, ed ai Maestri insegnarlo. Loro hanno una grande responsabilità e non dovrebbero fare corsi di bachata base partendo subito dalla sensual. Dovrebbero fare corsi per principianti di bachata, poi piano piano, sviluppare lo stile.

Come si fa con la salsa, non si inizia con bachata cubana o portoricana, ma col passo base…

Esatto. Anche se, volendo dirla tutta, in realtà si dovrebbe cominciare dal merengue…

Avete una grossa responsabilità voi perché – forse più degli altri – avete il sogno, lo scopo di riunire questi due mondi…

Sì, noi siamo molto inclusivi. Rispettiamo lo spirito con cui i rappresentanti della bachata tradizionale si sentono offesi, ma forse perché noi non siamo dominicani, ma conosciamo benissimo quella cultura, non ci sentiamo offesi nel profondo, nel “sangre” come dicono loro, da questi nuovi stili. Abbiamo semplicemente questo piccolo vantaggio di cercare e di riuscire ad essere un po’ più mediatori. Lo facciamo, lo faremo, speriamo prima o poi di riuscire in questo intento.

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DJ Fabrik

A rappresentare con orgoglio e passione la bachata sensual, DJ Fabrik, DJ, ballerino e insegnante di ballo insieme alla moglie Alice, che ha collaborato all’organizzazione del Latin Passion Day. 

Divisione bachata sensual e bachata dominicana, cosa ne pensi?

Penso che siano due mondi che nel tempo si sono molto divisi, soprattutto quando è nata la sensual. Io mi sono appassionato alla sensual, ma il bello è che anche chi si è appassionato alla sensual, ora sta cercando un pochino di tornare alle radici. Quindi in realtà trovo bellissimo che da questa divisione, i due mondi si stiano riavvicinando.

Qui al Latin Passion Day e Dominican Day, è forse l’unico posto dove le due fazioni convivono… 

Credo che così, come evento che ha le due realtà insieme, sì. Poi devo dire che negli eventi che frequento io, anche all’estero, la parte della sensual, sta cercando di riavvicinarsi un pochino a quella dominicana, e questo è molto bello. Però devo dire che qui a Firenze è davvero la prima volta che questi due mondi stanno insieme ed è veramente magico.

Secondo te ha ancora senso chiamare bachata la sensual?

Premesso che la bachata è un genere musicale e tutti sanno che è quella dominicana, la bachata sensual se è fatta bene, secondo me sì. Perché chi l’ha inventata, che sono Korke y Judith, comunque sono ballerini che nel loro percorso di insegnamento e di ballo, partono dalla bachata tradizionale per poi evolverla con altri movimenti. Quindi a mio avviso si, si può chiamarla bachata e si può convivere, ovviamente facendola bene e ballandola bene, e soprattutto studiandola bene,  partendo dalle basi ed evolvendo.

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Alessio Mecocci

Molto soddisfatto di questo esperimento di ‘fusione’ Alessio Mecocci, organizzatore di Latin Passion Day e Domincan Day: “Il weekend è stato un successo sotto tutti i punti di vista. L’esperimento ha funzionato, e la chiave è stata proprio permettere a entrambi i mondi di mantenere la propria identità, senza forzare una fusione. Credo che un punto di incontro sia possibile, ma come dialogo, non come unione totale. Durante il weekend si è percepita curiosità reciproca — non da parte di tutti, ma da molti. E questo, per me, è già un risultato. In fondo, creare occasioni di incontro e favorire nuove connessioni è il senso più profondo di ciò che facciamo”.

Viaggio nel mondo della bachata
DJ Fabrik, Alessio Mecocci, Lino El Mentore della Bachata Organizzatori di Latin Passion Day e Dominican Day

 

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