New Cuba Sound e Ritmi Afrolatini

La selezione che sto per presentarvi riguarda album sui linguaggi musicali contemporanei di Cuba e del Perù. E ritmi della tradizione di Panama, Guadalupa e Martinica registrati negli anni Sessanta e Settanta.

Cuba.
Si destreggia alla grande tra acid jazz, soul, hip hop, funk, disco, elettronica, brasiliana ecc. E’ Gilles Peterson. Volete saperne di più sull’eclettico dj e produttore inglese? andate su Google e sarete travolti da notizie che lo riguardano. Intanto diciamo che da molto tempo ha intrapreso un lungo viaggio dentro le musiche internazionali e recentemente è approdato all’Avana per un progetto discografico innovativo, fresco, con giovani talenti musicali di Cuba in grado di amalgamare (come pochi sanno fare) jazz, hip hop afrocubano, pop e sound latino. Havana Cultura – New Cuba Sound è il titolo del doppio album scaturito da questa iniziativa (distrib. Family Affair) e che rappresenta un’ottima finestra per scoprire la dimensione musicale cubana dei nostri giorni grazie anche al fondamentale contributo artistico e sonoro del bravissimo pianista Roberto Fonseca, al quale è stata affidata la direzione della “Havana Cultura Band” per registrare le 12 tracce del primo Cd dove intervengono ospiti del calibro di Mayra Caridad Valdés, Ogguere, Danay, Francis Del Río, Julio Padrón e Obsesión.

Dicevo che Roberto Fonseca (il 12 novembre tra l’altro sarà a Roma, Auditorium Parco della Musica per presentare il nuovo album Akokan, distr. Egea) ha riunito oltre una ventina di artisti per mostrare allo scopritore Gilles un campione dell’immensa onda musicale che vibra nell’Isla e poi assieme hanno deciso di registrare le performance dei vari gruppi negli studi dell’Egrem, nel Centro Avana, dove nacque l’operazione mediatico-musicale del Buena Vista Social Club. E, memore di tante osservazioni critiche raccolte durante mie interviste, non è un azzardo pensare che Gilles abbia non a caso scelto questi storici studi, anche se obsoleti, per assecondare il desiderio-risposta (che covava da tempo tra tanti giovani artisti cubani e non solo) di dimostrare al mondo intero che il sound urbano avanero è da molti anni su altre frequenze rispetto a quelle di Buena Vista, e che esiste una nuova brillante generazione di artisti. Insomma, un modo per voltare pagina e andare oltre le pur apprezzabili canzoni tradizionali Chan Chan, Cuarto de Tula, Dos Gardenias, nuove icone della musica cubana a livello mondiale assieme ai simpatici nonnetti (ormai quasi tutti scomparsi) di Buena Vista e anche vedere Cuba oltre la salsa (lo dice Fonseca nella video-intervista su
http://www.havana-cultura.com/INT/ES/now-showing-havana-cultura.html#/2813) .

Diventerebbe un discorso lungo da affontare, ma lo spazio è poco e quindi riprendiamo in mano il nostro album n.1 per dirvi che il montuno e il groove travolgenti dei primi due brani (Pa’ Gozar e Arroz con Pollo) giustificano da soli l’acquisto delle due compilation di Havana Cultura. Il new Cuba sound è frutto dell’intreccio, ben riuscito, tra sonorità moderne – hip hop, reggaeton, timbaton – e la variegatissima tradizione di stili e ritmi cubani tra cui danzón, guaguancó, son, guaracha. E mambo: prestate attenzione alla sublime traccia di Afrodisia. Non mancherete poi di apprezzare il leader Roberto Fonseca, musicista oramai di levatura mondiale, il cui piano stimolato in più occasioni da giovani e talentuosi strumentisti ha la possibilità di librarsi spesso al di sopra dell’ensemble. In pieno stato di grazia lo troviamo nella traccia 6 (La Revolucion del cuerpo) e anche nella traccia 12 (Rezando), dove spicca la spiritualità del suo inconfondile modo di interpretare il jazz latino.
Il Cd 2 composto da 16 brani è un’antologia moderna di gruppi musicali cubani, dal reaggaeton di Cubanito 20.02 e Gente De Zona all’hip hop di Doble Filo, Kumar (nel brano 6, Acompañanos, bel dialogo su toque batà), Free Hole Negro, Telmary Diaz, al world jazz di Yusa, al beat con acidjazz e afro del dj Wichy de Vedado (intelligente la citazione dell’ellingtoniano ‘Caravan’ ne La perla del son -traccia 4), all’energico latin pop di Kelvis Ochoa, fino all’elegante pianismo jazz dello straordinario ventitreenne Harold Lopez Nussa che chiude la compilation del Cd2 con La Jungla.
Harold lo troviamo anche nelle fila della grande orchestra – formata soprattutto da strumentisti cubani – che ha fornito l’importante supporto musicale a un altro bel progetto con la finalità di sensibilizzare la gente al rispetto ambientale per salvare il Pianeta. Questo lavoro – che vuole celebrare allo stesso tempo la bellezza della terra, la creatività dello spirito umano e il potere della musica, aprendo una riflessione sui rischi che possono derivare dal cambiamento climatico – l’ha realizzato Kenny Young, musicista, produttore e fondatore di APE, uomo importante che si è impegnato più volte per sostenere le vittime di catastrofi come quelle dell’uragano Katrina, dello Tsunami ecc., e ora lancia l’album “Rhythms del Mundo- Classics”, che si presenta con una frizzante veste grafica e un booklet introdotto da un stralcio del pensiero ecologico di Barack Obama pronunciato nel giorno di insediamento alla Casa Bianca .

Classics uscito a luglio, ma giunto sulla mia scrivania solo da un paio di giorni, è una compilation di cover arcinote, ovvero 19 brani pop rock riletti e rinnovati magistralmente in chiave latina. Alcune versioni sono ben calibrate e, a mio modesto parere, rendono piacevoli anche alcune composizioni che nelle originali vesti pop o rock erano a mio avviso un po’ scialbe o per lo meno prive di quella vitalità che offre la musica latina. Il primo brano che apre la passerella delle cover con il nuovo look è la splendida Hotel California degli Eagles cantata da The Killers, seguita dalla bella voce grintosa di Amy Winehouse alle prese con Cupid di Sam Cooke, e via via sfilano Imagine, Satisfaction, poi Beacause The Night di Bruce Springsteen reinterpretata dignitosamente da KT Tunstall su una base di latin dance dove si alza un vibrante assolo della chitarra in chiave rock ma che si sposa bene con l’insieme; pregevole poi Beat it di Michael Jackson ritoccato da Fall Out Boy. Degni di menzione, la versione dei Kaiser Chiefs di I Heard it Through The Grapevine con un travolgente finale a ritmo di conga; Runamay interpretata da The Zutons e la bella performance vocale in spagnolo di Augusto Enriquez che rimodella l’impegnativo Bohemian Rhapsody di Freddie Mercury, e regalandoci così il brano più salsero di tutta la raccolta, con una sezione fiati impeccabile e un arrangiamento dinamico. Apro una parentesi per dirvi che di parere molto diverso dal mio è quello di “s.cr. “, autore della recensione su Alias del 26 settembre scorso (suppl. de Il Manifesto): apprezza il Cd per le finalità umanitarie, ma musicalmente boccia molti artisti del progetto e in particolare giudica “orrido kitsch” l’interpretazione di “Augusto Enriquez che fa rivoltare nella tomba il povero Freddie Mercury con una ‘salsera’ Bohemian Rhapsody”. Giudizio pesante e netto, che non condivido assolutamente, ma ognuno ascolta con le proprie orecchie e un background diverso, evidentemente.
Tra i big, oltre a quelli citati, anche i Rolling Stones, Jack Johnson, OneRepublic, Cat Power, Editors e il nostro Eros Ramazzotti, che sembra invece a disagio con il ritmo latinizzato di Mi Cherie Amour di Steve Wonder. Da sottolineare invece la maestria della big band con musicisti di grande spessore tra i quali spiccano, oltre al già citato Lopez Nussa, il trombonista-arrangiatore Demetrio Muniz, Jorge Chicoy (chitarrista di Irakere), il timbalero Amadito Valdés, Barbarito Torres al laud, il trombettista Manuel Machado, e tra le voci quelle delle cantanti Aquila Rose, Vanya Borges,e Idana Valdés.

Perù, Panama, Guadalupa e Martinica.
Concludo questo pezzo segnalandovi tre nuovi album. Il primo è Coba Coba remixeddel gruppo Novalima che l’etichetta nordamericana Cumbancha (distr. Family Affair) ha pubblicato in questi giorni: si tratta di un sapiente mix che vuole creare una fusionandina particolare mescolando tradizione e modernità, ritmi e melodie afroperuviani, dub reggae, dance, elettronica e latin beats. Il progetto discografico iniziale è stato nominato al Latin Grammy.
Il secondo album è edito dalla Soundway Records (distr. Family Affair) e si chiama Tumbélé!, un ventaglio sonoro che va dal 1963 al 1974 proveniente dalla cultura franco-caraibica che si incontra nelle isole di Guadalupa e della Martinica. Troviamo biguine sommato ad altri suoni afrocaraibici, delle Antille orientali e jazzistici, tutti elementi che influenzarono poi negli anni Ottanta lo stile zouk.
Anche il terzo titolo, e l’ultimo di questa selezione, è della Soundway Records (distr. Family Affair): Panama!3, 23 brani che spaziano tra calypso panamense, guajira jazz, cumbia tipica, guaguancó, guaracha tropicale e altre sonorità caraibiche incisi da diverse formazioni negli anni Sessanta e primi del Settanta. Ascoltando alcune tracce con attenzione ci si rende conto di una parte delle radici che hanno poi contribuito negli anni a venire a fondare il complesso fenomeno della salsa e dei balli latinoamericani.

Gian Franco Grilli

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