Brasile: Airto Moreira e Stefano Bollani

Questa settimana puntiamo i riflettori sul Brasile parlando brevemente di due iniziative editoriali. La prima è da leggere: si tratta dell’intervista su Musica Jazz al numero uno mondiale dei multipercussionisti negli anni Settanta, ovvero Airto Guimaraes Moreira. Percussionista, batterista, ma anche compositore e produttore, Airto con la sua originale pronuncia delle percussioni brasiliane fornì un rivoluzionario contributo ai linguaggi del jazz e della world music tanto da ispirare la creazione della categoria «percussioni» nel referendum fra i lettori del prestigioso Down Beat per eleggere il miglior percussionista nel Pianeta. Titolo che Moreira nel corso della sua carriera si è aggiudicato molte volte.

          

La seconda proposta brasiliana è da ascoltare e da leggere. Viene dal geniale pianista Stefano Bollani che con il suo Trio interpreta 11 composizioni dell’immortale maestro carioca Antonio Carlos Jobim raccolte nel bellissimo album “Falando de Amor ”(Venus Records, 2003- distr. Egea). Il brano di apertura, che dà il titolo al progetto, è un choro-cançao, genere che mischiava gli elementi ritmici e armonici dello choro (strumentale) con la canzone (testo), in due parole: samba-canzone. Il repertorio di Jobim è stato riletto con rara eleganza dal piano dell’eclettico artista milanese con lo straordinario contributo di due talentuosi strumentisti come Ares Tavolazzi al contrabbasso (Ex Area) e Walter Paoli alla batteria. Un trio che già da tempo ha acquisito un forte interplay e si avvicina a questi brani prevalentemente in chiave jazzistica, ma che sa destreggiarsi magistralmente anche con la sintassi della bossa nova o del samba. Un disco che dimostra poi la maestria del nostro pianista e ancora di più la sua profonda conoscenza della cultura musicale brasiliana e nonostante la giovane età dell’artista. Infatti quando registrò questo album Bollani aveva trentun’anni. Imperdibile, dunque, “Falando de Amor”, finora distribuito solo in Giappone ma da pochi giorni anche sul mercato italiano grazie a Egea. E per saperne di più dei gusti di Bollani vi segnaliamo l’intervista pubblicata su Vogue dove il musicista spiega, tra l’altro, perchè preferisce suonare in altri continenti e soprattutto in Sud America.

Torniamo all’intervista con Airto Moreira.

Sul mensile Musica JAZZ – n.06, giugno 2009 – vi segnaliamo il Focus su… Airto Moreira: Suona come vuoi ma prima devi ascoltare.
Ringraziamo la direzione di Musica JAZZ (periodico di Hachette Rusconi S.p.A.) per consentirci la diffusione di uno stralcio della lunga intervista concessa a Gian Franco Grilli che ripercorre la vicenda del maestro brasiliano del ritmo, che da mezzo secolo (e con la moglie Flora Purim)
fonde samba, jazz e world music. Il testo integrale dell’intervista sarà presto online su questo portale.


Un autoritratto in miniatura partendo dai primi battiti…

Sono nato nel 1941 a Itaiópolis nello stato brasiliano di Santa Catarina. Ma non ricordo nulla di quel villaggio perché all’età di due anni la mia famiglia andò nel Paranà. Dal racconto dei miei, l’istinto musicale si manifestò mentre gattonavo: mi sedevo sul pavimento, urlavo e ritmavo con le mani come un forsennato. Questo allarmò mia madre tanto da portarmi da mia nonna – che viveva in un’altra città – perché avevo attacchi di «pazzia». I primi due giorni furono tranquilli; poi, quando ripresero le «crisi», la nonna staccò la radio e all’istante mi fermai: stavo accompagnando le musiche in onda.

          

Cuba e Brasile sono due giacimenti musicali riconosciuti universalmente, fanno parte dello stesso continente, hanno origini comuni, ma sotto l’ombrello del latin jazz per molti la corrente brasiliana non c’è. Perché?
Non ho mai pensato a questo fatto. La mia è musica brasiliana che nasce dall’articolata realtà del nostro Paese. I latinos, quelli della scuola ritmica afrocubana, credo siano più vincolati, hanno a che fare con la clave, pulsazioni e accenti particolari, un pattern preciso che bisogna eseguire in un certo modo. È molto diverso dalla nostra tradizione, ma per me non è mai stato un problema perché ho suonato con latini, Changuito, Giovanni Hidalgo e Ignacio Berroa nella band di Gillespie, e così via.

          

Negli anni Settanta, il tuo contributo musicale nel jazz e nella world music ispirò la creazione della categoria «percussioni» nel referendum tra i lettori di Down Beat. Qual è il segreto per ibridare i vari stili?
Io credo nell’energia universale che domina la nostra esperienza. Bisogna lasciarsi andare e seguire il dettato ritmico di una «vocina interiore» collegata all’anima. Ascoltare, suonare o cantare quando serve, anche usando pause e silenzi, e questo vale per ogni tipo di musica e situazione. Ecco il segreto, imparato in gran parte da Miles Davis che ripeteva: «Listen and play, listen and play»; io ascoltavo la musica, guardavo il mio set di strumenti, ne prendevo uno e mi inserivo. È stato abbastanza semplice e naturale, seguendo quella «vocina» che ti dice come e quando.

Foto: quelle di Moreira sono scatti di G.F. Grilli e M. Ventimiglia; le immagini di Bollani, cortesia di Egea.

Gian Franco Grilli

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