ACA SECA TRIO: La musica y la palabra

Le musiche e le parole raccolte in questo nuovo album dell’Aca Seca Trio stimolano gli appassionati di cultura latinomericana a continuare il lungo percorso alla scoperta del Continente sudamericano, una terra ampia e unica che non bastano mille viaggi per conoscerne la decima parte dell’immenso mondo sonoro cha va dal Messico al Cile. E una conferma – che fa vacillare tutte le nostre certezze e i saperi musicali fin qui acquisiti, orecchiando qua e là i gruppi latinoamericani che si ha avuto la fortuna di conoscere nel corso degli anni – viene dal consistente numero di linguaggi artistici, di stili, di ritmi, di sfumature e di strumenti sfoderato dai tre giovani e talentuosi musicisti argentini, ma anche dalla loro indiscussa capacità di saper rileggere le tradizioni latine e connetterle con le altre musiche del mondo. Un’abilità di questi ragazzi (nati negli anni Settanta e che si sono conosciuti all’Università de La Plata) iniziata a maturare nel 1999, quando nacque il trio e con l’ambizione-sogno di aprire nuove strade alla musica del loro Paese e al contempo di modificare l’universale stereotipo sonoro dell’Argentina riassunto nel tango. Una bella avventura che ogni tre anni sforna un cd, e ora siamo al terzo. Infatti, Juan Quintero (chitarra), Andrés Beeuwsaert (piano) e Mariano Cantero (percussioni) in questi giorni ci hanno regalato il nuovo lavoro della band, che conferma la poetica principale del gruppo, ovvero unire testi, melodie e ritmi latini con lievi sfumature jazzistiche. Poetica ben sintetizzata nel titolo dell’album: La Musica y la Palabra (Sud Music- distr. Egea).

  

Dall’ascolto di queste tracce si evidenzia ancor di più la coesione salda e allo stesso tempo flessibile fra i tre membri di Aca Seca dovuta certamente alla loro bravura e ai seri studi accademici ma anche, e direi soprattutto, alla loro stretta collaborazione ultradecennale. La cifra stilistica del gruppo è davvero particolare: è un insolito mix di modalità sonore (se la memoria non ci tradisce) che attinge al patrimonio folklorico, ritmico e organologico dell’Argentina (e di altre realtà sudamericane). Entrano in scena quindi chacarera, zamba, cueca, huayno, carnavalito, autentiche espressioni dell’area andina (e non solo) e strumenti come cajón, bombo legüero e quijada (o le versione meccanica: vibraslap). Insomma, un vero mosaico che si completa con altri protagonisti che si chiamano canción, nueva trova, bossanova, fusion, jazz, udu, djembé, tastiere, chitarra e batteria. E tra gli “ospiti”, flauto e clarinetto nelle tracce 4 (Huayno del Diablo) e 5 (Tata y Memé). Ma nel progetto il ruolo centrale è affidato alla melodia, che unisce tutte le composizioni (otto firmate da Juan Quintero) del cd. Ottimi gli arrangiamenti, incastri vocali da manuale. Che dire: da non perdere, perchè si tratta di un Trio brillante, innovativo, la cui musica è stata applaudita da importanti artisti come Javier Girotto, Hermeto Pascoal, Sergio Cammariere, Gabriele Mirabassi e Gegé Telesforo. E se vi pare poco…

  

Il disco è stato presentato al pubblico italiano in occasione della prima tournée italiana di Aca Seca Trio conclusasi sabato 11 aprile.
Le immagini di questo pezzo sono state scattate al Bravo Caffé di Bologna.

Foto: dell’autore, tranne la prima: cortesia di Egea distr.

Gian Franco Grilli

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