Cuba Si, Yanqui …Boh!?

“Cuba sí, yankis no!. Venimos a defender/ la Revolución Cubana,/porque es hermana gemela/ de la lucha colombiana… Cuba sí, Cuba sí,/ Cuba sí, yankis no…” cantavano idealisti di tutto il mondo negli anni Sessanta e Settanta. Si trattava di parole d’ordine per condannare da un lato il dominio economico e politico degli USA nel Terzo Mondo e implicitamente dall’altro lato sostenere il nuovo percorso di Cuba, particolarmente aggredita dagli yankees perchè loro spina nel fianco. Linguaggi dettati dall’ideologia e da contrasti forti, ma le cose andavano così, con una dialettica vivace e chiara. Oggi un po’ di cose sono cambiate ma a ben vedere non più di tanto su alcuni punti. Tuttavia negli ultimi tempi una serie di avvenimenti mi hanno spinto a chiedermi: sarebbe fuori luogo intonare ancora quel canto (ammesso che piaccia, almeno melodicamente) senza apportarvi qualche modifica? Risposta: non so, forse, o meglio Boh! Un bel dilemma che scombussola anche personalità di un certo livello, come Silvio Rodríguez – leader della Nueva Trova, compositore e deputato cubano – che un paio di anni fa intervistato su un argomento analogo se la cavò soltanto con uno speranzoso “Cuba sì! Yanqui …también…”. Come dire che nessuno ha certezze quando si osserva il “caso cubano” e i difficili tentativi per riaprire il dialogo tra Cuba sociaslita e USA interrottosi da quasi cinquant’anni. E dubbi e al contempo speranze si alimentano anche in questi giorni di fronte ai segnali di apertura – davvero rivoluzionari se pensiamo a Bush – di Barack Obama, oppure quando assistiamo alla compattezza dei leader dell’America latina nel richiedere al governo statunitense di mettere fine all’anacronistico bloqueo verso Cuba e di reinserirla nell’Organizzazione degli Stati Americani (O.E.A), unica nazione esclusa. Altro fatto anacronistico e inconcepibile oggi, comunque la si pensi. Avete capito che si tratta di una bella montagna di novità e così la stampa italiana ha ripreso a dedicare ampie pagine al fenomeno Cuba con analisi non sempre comprensibili e coerenti, e in certi casi contradditorie. Ma siamo alle solite, c’è qualcuno che scrive di problematiche cubane standosene in ufficio a New York o a Rio de Janeiro, e allora vogliamo pretendere fotografie esatte di cosa sarà Cuba? Io ad esempio per saperne di più e riuscire a districarmi un po’ tra questi reportage nebulosi mi sono confrontato con un amico (G.G.) dotato di buon fiuto soprattutto sulle mosse di Cuba, paese dove ha vissuto per anni e vi ritorna spesso. Quindi, per non perdere il filo del discorso, non posso che prendere atto del gran bailamme mediatico. E proprio in mezzo a questo mare ondeggiante di opinioni hanno cominciato a riecheggiare nella mia mente le parole d’ordine di Cuba Sì, Yanqui No…. e un incipit pungente che suonava così: pregunto yo en mi rincón/al que grita y patalea/Caballero de La O.E.A./que pasó con su reunión? … e continuava …como es posible que al gato/le meta miedo el ratón? (Chiedo dal mio angolo/a colui che grida e smania/Cavaliere della OEA/cosa è successo nella tua riunione?/ e….com’è possibile che il gatto abbia paura del topo?). Questa strofa la intonava Carlos Puebla (1917-1989), il fedelissimo giullare dei barbudos, l’autore dell’universale Hasta Siempre, Comandante!, ma anche di Y en eso llegò Fidel, Yo tambien soy miliciano, Por allì vinieron, Yankee Go Home ecc.

  

Carlos Puebla è stato un cantastorie che sapeva interpetare alla grande sia trova che bolero e iniziò nel Sessanta a musicare i grandi eventi della rivoluzione tra guaracha, guajira e son, abbinando musica allegra a testi seri o umoristici per fustigare da un lato i nemici di Cuba e dall’altro mettere in risalto le gesta eroiche dei leader della rivoluzione: Che Guevara, Camilo Cienfuegos, i fratelli Castro. Quindi, per farla breve, vi ho sottoposto quei versi per ricordare a tutti noi che in definitiva alcune cose importanti e provocatorie sono ancora lì in altomare (vedi OEA) ma soprattutto per invitare i più giovani che amano la musica cubana di qualità a riascoltare Carlos Puebla, se non altro dal lato estetico, così da capire quanto sabor e ritmo c’era nell’arte trovadorica di questo artista che si faceva accompagnare da Sus Tradicionales. Su YouTube con po’ di fortuna potrete trovare spezzoni interessanti su Puebla sia sul periodo rivoluzionario ma anche alle con la tradizione sonora cubana cantando bolero come La Tarde, Aquella Boca o criolla come Amorosa Guajira o Yo reiré cuando tu llores
Abbandoniamo l’immortale Puebla, che abbiamo scomodato dall’alto dei cieli per fare un salto nel passato, e torniamo alla diaspora odierna e ai dibattiti in corso. Un po’ di benzina sul fuoco l’ha messa anche l’interessante e ben riuscito film “Che – l’argentino” di Steven Soderbergh. Eppoi subito a ruota un’altra vicenda che ha arricchito la rassegna stampa e le relative tavole rotonde sull’arcipelago cubano è il successo del blog Generacion Y della dissidente Yoani Sanchez, i cui post sono diventati un libro. Gli argomenti trattati sono la libertá, la democrazia, i diritti umani negati ai cubani, ma soprattutto mette in mostra le difficoltà economiche del Paese, i gravi disagi che deve affrontare la popolazione, le code ai negozi per la ricerca del cibo, mentre i governanti se la cavano piuttosto bene. E Yoani spiega la sua avventura e i trucchi messi in atto per superare i controlli dello Stato e viaggiare in Internet per comunicare con il mondo. Tutto questo ed altro in Cuba Libre – vivere e scrivere all’Avana di Yoani Sánchez (Rizzoli, 240 pagine. € 17,00), libro che è stato tradotto da Gordiano Lupi, scrittore, editore che negli ultimi anni si è adoperato moltissimo per diffondere i lavori di autori cubani e anche per criticare aspramente il regime di Cuba. E in questi giorni si sta facendo in quattro per divulgare l’opera di Yoani e per sollecitare dibattiti in rete (http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2009/04/18/cuba-libre-vivere-e-scrivere-allavana-di-yoani-sanchez/ ) sui post della giovane ribelle filologa cubana, cui il Governo dell’Avana sembra averle negato il visto per partecipare all’imminente Fiera del Libro di Torino. Che dire dell’opera di Yoani: a parte le innegabili doti letterarie della trentenne cubana, l’unica osservazione che mi sento di fare è questa: le assurdità della società cubana ben raccontate non stupiscono però più di tanto coloro i quali da tempo conoscono Cuba, chi la frequenta o l’ha frequentata, ma le stupidità e i controlli di tipo poliziesco ribadiscono situazioni già note e denunciate in molti saggi e anche in romanzi ispirati alla realtà quotidiana di Cuba. Quindi nulla di nuovo sotto il cielo cubano, che non vuol dire togliere meriti alla penna brillante e al coraggio di Yoani per il suo efficacissimo lavoro di denuncia. Senza pormi dubbi che aleggiano e molti si pongono sul suo modo di operare, su qualche mistero ma che credo l’autrice sveli bene nelle pagine. Utili , se non altro a anche a noi offrendoci alcuni episodi che invitano a riflettere oltre che su Cuba anche sull’Italia. Ad esempio, il quadretto umoristico su Lindoro Incapaz (il cognome è già esplicativo) ci fa vedere, e senza eccessiva fantasia, cronache e personaggi che possiamo ritroviamo anche nel nostro Bel Paese, che non è comunista, che è democratico, pluralista, economicamente forte ecc. A buon intenditor… Questo, per carità, non vuole giustificare le ottusità e il sistema politico di Cuba, ma significa fare riflessioni più attente e globali, abbassando i toni, e forse un atteggiamente diverso gioverebbe nell’affrontare meglio tutte le cause in ballo e cercarne la risoluzione di qualche punto.

  

Comunque sia, dico grazie a Yoani, perchè la sua lotta credo possa servire di esempio anche a noi, per cambiare registro al mondo moderno, occidentale (per molti solo un mix di illusioni) che ci circonda, per aprirsi agli altri, applicare il buon senso nell’agire quotidiano in ogni angolo del Pianeta e rispettare i diritti di tutti. In questo senso un bellissimo contributo viene dall’artista David Riondino che con successo ha messo le mani (si fa per dire) nella diaspora cubana con il pregevolissimo documentario “Due rive, una sola voce: controversia tra improvvisatori di Cuba e Miami.
http://www.accademiadellottava.it/filmati.html ).Con questo ammirevole lavoro Riondino ha portato a termine un sogno che cullava da tempo assieme al repentista avanero Alexis Diaz Pimienta: un appuntamento in un paese neutrale tra poeti cubani che vivono separati da novanta miglia, quelle che dividono l’Avana dalla Florida. E questa “sorta di Conferenza di Ginevra dei poeti trattando la diaspora” si è svolta in Italia, tra Roma e Siena, nel marzo 2008 grazie ai contributi dell’Ottava- Accademia di Letteratura Orale, della Regione Toscana e dedlla Fondazione Monte dei Paschi di Sinea.

  

La “disfida” è raccolta in un prezioso dvd – corredato di libro con tutti i versi cantati in decima in spagnolo e la relativa traduzione in italiano – che documenta ogni istante di questa storica tre giorni a colpi di versi improvvisati e incalzati dalle note guajire della chitarra e del laud. Gli attori in campo sono i repentisti Alexis Diaz Pimienta dell’Avana e Efrain Riverón e Roberto Garcìa di Miami, coi quali Riondino ha poi chiacchierato a lungo tra bicchieri di vino o di rum per farsi raccontare le storie dei decimisti più importanti di Cuba. Che è un pezzo di cultura popolare cubana e nelle cui potenzialità il poliedrico fiorentino crede fermamente (e a ragione, visto il risultato). “In quei giorni – conclude Riondino – il territorio della poesia è diventato un continente nel quale opinioni diverse non solo hanno convissuto, ma si sono riconosciute, rispettate e abbracciate”. Parole azzeccatissime per questo fantastico esempio che mostra quanto i poeti possono fare per lenire le ferite di un popolo diviso. L’augurio di Riondino (a cui ci associamo) è che una sola voce, in tutte le sue espressioni, parli a tutte le due rive. Qualcuno può dire che sono discorsi utopici, ma intanto Riondino produce dei fatti concreti ricorrendo alla parola e non solo. Infatti oltre a organizzare rassegne di poesia popolare prende le sue videocamere e va girare film o documentari tra cui, tanto per stare in tema di repentismo, Otello all’Improvviso – viaggio tra i poeti improvvisatori di Cuba. (
www.accademiadellottava.it ). Filmato che è stato presentato durante la manifestazione dedicata alla cultura cubana di Ostellato di cui abbiamo segnalato alcuni incontri.
In conclusione, un messaggio centrale in quello finn qui scritto non c’è, ho divagato qua e là come fanno molti, unendo assieme cose apparentemente distanti. Forse è la confusione che provoca l’amore-odio verso Cuba, le contraddizioni che continuano a sopravvivere e a rinnovarsi nel bene e nel male. Probabilmente è nell’ordine delle cose. Una cosa però spero di essere riuscito a trasmettervi segnalandovi una serie di iniziative e pensieri, e cioé: che bisogna osare di più nell’ambito dei rapporti tra persone o tra governi. E credere, come insegna Riondino, anche nelle piccole manifestazioni di qualità, e che parafrasando il “yes we can” di Obama, è possibile migliorare il mondo, basta volerlo, facendo lavorare il cervello e liberare le idee senza timori e con coraggio. Come fa anche Yoani Sánchez. E nell’attesa, non perdetevi il suo libro Cuba Libre; e i due documentari di Riondino: Due rive, una sola voce- controversia tra mprovvisatori di Cuba e Miami; Otello all’Improvviso – viaggio tra i poeti improvvisatori di Cuba.
Per concludere: pro o contro Cuba, con simpatia o meno verso l’innovativo Obama, il mio neutrale Hasta la vista!

Foto: Gian Franco Grilli

Gian Franco Grilli

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