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INTERVISTA A GILBERTO SANTA ROSA

Il "Caballero della salsa" è tornato al Latinoamericando più in forma che
mai, offrendo un concerto che non ha deluso le aspettative dei fans, che come
sempre sono accorsi sino a gremire l’apposita area del festival. Prima della sua
performance ha incontrato i rappresentanti della stampa, con i quali si è
intrattenuto per questa intervista.

Innanzitutto bentornato al festival.

Grazie, per me è sempre un piacere rivedere gli organizzatori, con i quali si è
instaurato un bel rapporto ed incontrare il pubblico. Unico rammarico , non
poter trattenermi abbastanza a lungo per visitare la città, arriviamo, cantiamo
e dobbiamo subito ripartire.

Tu hai sempre dichiarato di trarre ispirazione per le tue canzoni dall’amore,
dalla tua famiglia e dai tuoi figli, però nell’ultimo album, Irripetible, c’è un
brano, Me Cambiaron Las Preguntas, in cui affronti per la prima volta temi
sociali. Da cosa nasce questa esigenza?

La canzone nasce dal fatto che ho sentito il bisogno di esprimere delle opinioni
riguardo alcune situazioni; è possibile che chi ascolti possa essere d’accordo
con me oppure no, ma mi è sembrato giusto condividere queste opinioni e rendere
partecipi coloro che le ascoltavano. La maggior parte delle mie produzioni
saranno sempre basate sull’amore ed il romanticismo, ma quando avrò qualcosa da
dire sul sociale lo farò: nel nuovo album che sto preparando infatti tornerò su
questi temi, usando anche un tono ironico per far riflettere senza risultare
troppo pesante.

In questi mesi in Italia è molto popolare la bachata che hai registrato con
Tito El Bambino ed Hector Acosta, Eramos Niños.
Raccontaci di questa collaborazione.

Veramente? Sono davvero contento che la canzone piaccia. L’idea è stata di Tito,
mi ha contattato dicendo che stava scrivendo un pezzo che parlava di un suo
amico che aveva bisogno di consigli, insomma è stata una maniera elegante di
Tito per dirmi che ero vecchio (ride)….Scherzi a parte, Tito è grande
musicista e una persona molto affabile, così come il "Torito", uno dei più
grandi rappresentanti della musica dominicana. Abbiamo composto questo trio in
occasione di Eramos Niños, ci saimo divertiti ed è stato un piacere cantare con
loro.

Quale dei premi che hai ricevuto ricordi con maggior emozione?

Il primo Latin Grammy, perchè ero molto giovane, ha lanciato la mia carriera ed
io stesso ero stupito nel vedermi contendere il premio ai più grandi artisti che
erano stati nominati con me.

Nella tua carriera non hai mai avuto paura a prenderti dei rischi
professionali, come quelli di suonare con un’orchestra sinfonica o di tenere
concerti in Giappone…..

E’ vero, ma il merito va condiviso anche con alcune persone che hanno condiviso
questi rischi con me. Tra queste vorrei citare Rafael Munez, è stato lui ad
incoraggiarmi a cantare con l’orchestra sinfonica a San Juan a Puerto Rico, dove
abbiamo tenuto un concerto con un repertorio di musica popolare portoricana. Da
lì poi è nata l’idea di portare questo concerto anche in Giappone, grazie
agli otttimi rapporti che intercorrevano tra i rispettivi enti di promozione
del turismo e della cultura dei due paesi. In Giappone abbiamo trovato un
pubblico attento, rispettoso ed entusiasta. Da allora non ci sono più tornato,
ma mi piacerebbe tanto.

Un aspetto della tua carriera che il pubblico italiano non conosce è che tu
nel 2003 sei stato anche protagonista di un musical, La verdadera historia de
Pedro Navaja. Com’è stata questa esperienza?

Il musical era basato sulla canzone di Ruben Blades e per me fu una cosa del
tutto nuova. Oltre al canto, dovevo ballare e recitare, cose che praticamente
facevo per la prima volta. Ho avuto la fortuna di avere attorno a me persone
che mi hanno aiutato nel migliore dei modi. E’ stata un’esperienza che mi ha
completato come artista e che mi ha fatto capire quanto sia forte il legame tra
il teatro e la musica.

Foto by: SoloRoss

Mauro Gresolmi

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