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BAD BUNNY VOLA! (ED AFFIANCA «EL CONDOR PASA»)

Salsa.it - Rubriche: quando la valorizzazione delle radici culturali tocca anche la Musica Andina

Bad Bunny sorprende il pubblico facendo suonare El Condor Pasa
Bad Bunny sorprende il pubblico facendo suonare El Condor Pasa

La popolarità di Bad Bunny ha raggiunto, come noto, i quattro punti cardinali: un lancio ed una espansione inimmaginabile prima di Baile Inolvidable che offerta, di diritto, sotto la luce dei riflettori, consente di percepire sfumature meritevoli anche di intrigante interesse culturale. La stagione concertistica del cantante di origini portoricane ha avuto il merito di saper realizzare una sapiente opera di rivalutazione degli elementi e riti tradizionali non solo squisitamente portoricani ma anche caratteristici e propri delle singole identità sudamericane.
Un esempio di questa straordinaria opera rievocativa è stato il richiamo al Perù con i suoi costumi musicali, recuperando addirittura il fascino della Musica Andina. Il riferimento esplicito è a ciò che è avvenuto nel concerto presso l’Estadio Nacional de Lima (Gennaio 2026) durante il quale Bad Bunny decide di sorprendere il pubblico facendo suonare El Condor Pasa (una classica melodia andina) omaggiando così la Cultura Locale.
La Musica Andina, si sa, trova sempre poco spazio nelle nostre considerazioni sulla Musica Latinoamericana, eppure è spesso presente come stile di ispirazione di molti arrangiamenti di Salsa, Merengue, Cumbia e Bachata. Ecco un esempio che descrive tutta la potenza strategica che il suo recente progetto Live riesce ad esprimere, avvicinando, in presenza di un pubblico di vasta scala, il rap ai valori antichi.
Orbene in Lima, nel bel mezzo dello spettacolo, in uno scorcio di improvviso silenzio dal sapore meditativo-celebrativo, il Cuartista (suonatore di Cuatro Portoricano, uno strumento ad 8 corde simile al Tres Cubano) José Eduardo Santana inizia a suonare questo classico andino che di seguito descrivo più dettagliatamente. Santana, giunto alla corte di Bad Bunny, è un musicista molto noto in Portorico soprattutto per la sua capacità di unire ritmi e stili moderi con capisaldi del bagaglio folk ed ha realizzato già collaborazioni con artisti come Farruko, Pedro Capò, Ozuna, Raquel Sofía, Manolo Ramos. Quando ho guardato le immagini dell’esecuzione in oggetto mi sono «venuti i brividi…

El Condor Pasa è uno dei brani più rappresentativi della musica andina. In Perù è considerato alla pari di un inno nazionale. In realtà non nasce originariamente come una canzone isolata, ma già parte essenzialmente musicale di una “zarzuela” composta dal maestro Daniel Alomia Robles nel 1913. La zarzuela è una rappresentazione teatrale spagnola (di probabile origine cavalleresca Madrilena) del tipo lirico-prosa cucita su tematiche drammatiche che nella sua narrazione alterna a momenti di recitazione parlata, intervalli di musica (orchestrale), canto e ballo. La zarzuela in oggetto fu rappresentata per la prima volta al Mazzi Theater di Lima verso la fine del 1913, impiegando voci recitanti e voci di canto (soprano, baritono) guadagnando rapidamente il favore del pubblico, in un contesto storico in cui era evidente una contrapposizione di classe tra operai sfruttati nelle miniere e padroni colonizzatori delle stesse.
Daniel Alomía Robles era un noto compositore nato il 3 gennaio 1871 nella città peruviana di Huánuco. Di precoci doti artistiche, si mise in evidenza subito nel coro della cattedrale della sua città. Il giovane Daniel termina la scuola ed entra nella “San Fernando School of Medicine dell’Università Mayor de San Marcos”: uno dei suoi progetti di ricerca medica lo porta a San Luis de Suharo, dove entra in contatto con la musica tradizionale delle Ande per la prima volta, e così decide di tralasciare la medicina per dedicarsi alla musica, viaggiando nei luoghi rurali peruviani per conoscere la cultura ancestrale andina.

La prima registrazione del Condor Pasa è riconducibile, con molta probabilità, alla versione della Zoo Orchestra del 1917. Nel 1933 invece fu registrata come opera ufficiale di A. Robles, dopodiché, a seguito di un lungo periodo di oblio per la musica andina, negli anni ’50 ebbe una rinascita in Europa. A Parigi, precisamente, si verificò un confronto tra comunità di latini provenienti dall’Argentina, portatori del bagaglio folcloristico dei paesi del Sudamerica ed i produttori europei. Possiamo citare in questo filone di pubblicazioni discografiche che includevano il brano El Condor Pasa: Achalay (Galeazzi, 1958), Amerique Latine (Incas, 1964). La sua fama ebbe il massimo della notorietà quando il duo di cantanti Paul Simon & Art Garfunkel decisero di collaborare con gli andini per riscriverla in inglese.  Da allora, innumerevoli gruppi andini, e anche non andini, hanno eseguito versioni diverse del brano: si stima che ad oggi ci siano circa 4500 versioni! Ovviamente ce ne sono per tutti i gusti: dalle versioni giapponesi a quella cantata da Plácido Domingo o dalla italiana Gigliola Cinquetti.  Nel 1977 la melodia fu inclusa nel Voyager Gold Record, il disco che fu inviato nelle sonde spaziali Voyager verso lo spazio infinito, come campione di un patrimonio musicale terrestre che poteva essere ipoteticamente ascoltato dagli alieni! Nel 2004 il Condor Pasa è stato dichiarato in Perù Patrimonio Culturale della Nazione. Nel 2008, sono stati realizzati 75 anni di registrazione legale della canzone, tanto che oggi El Condor Pasa è un’opera di dominio pubblico.

La melodia El Condor Pasa richiama allo spirito assoluto della libertà. Il rapace a cui viene attribuita una sacralità venerabile, viene considerato, dagli uomini legati alla oppressione degli sfruttatori e degli aguzzini, il riferimento per il desiderio, la speranza e la preghiera di evadere dalla costrizione per ritornare alla libertà originale, alla armonia con le proprie radici Incas ed alla comunione con il proprio popolo. Il consiglio è quello di ascoltare la versione più tradizionale in assoluta meditazione, lasciandosi trasportare in un volo di mistica districazione…

Link per l’ascolto della versione originale e tradizionale

https://youtu.be/mUR7GRsCbjg?si=dcDazyQMOmCL95eL

https://youtu.be/T7Fv5EQwfOE?si=e0fFcTD9TB0Clg7H

https://youtube.com/shorts/jD8yzpbVS8M?si=Z10wc8-s8my0b4Ko

A cura di: Dino Frallicciardi per Que Rico Sonido
Graphic work by: Francisco Rojos

 

 

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