Ogni anno in Italia nei luoghi di incontro tra Musicisti e Professionisti dell’intrattenimento si svolgono svariati “Contest” ovvero Concorsi basati sulla competizione tra diversi gruppi musicali presenti sul territorio a vario titolo (professionisti, emergenti, dilettanti). Per questo 2025 ci fu proposto, come progetto Latino Vesuviano, di gareggiare ad un Contest abbastanza noto a Napoli e giunto alla sua XXIII° edizione, il Free Music Contest Gulliver Inn (Patron: Celeste Capasso che ringraziamo insieme a tutto il suo Staff) e per tale motivo ci riservammo di elaborare le nostre legittime riflessioni. In primis ci siamo chiesti: sarà predisposto l’Ambiente ad ascoltare, capire ed apprezzare un repertorio d’oltreoceano? E indubbio che l’Italia, pur essendo un Paese Mediterraneo storicamente influenzato (soprattutto il Sud) artisticamente dalle varie culture dominatrici (ellenica, araba, francese, spagnola…), ad oggi la musica di massa stabilmente e profondamente infiltrata negli usi, nei costumi e nel linguaggio della nostra popolazione è rappresentata dal “ventaglio occidentale” (che io definisco “Musica Neocoloniale” dei generi Pop, Rock (specie Progressive), Blues, Funky, Soul, HipHop, Rap (attenzione: non ho citato apposta il Rock’n’roll e lo Swing…). Basti osservare i programmi televisivi più in voga di Talent-Show (X-factor, The Voice, ecc) per rendersi conto che purtroppo siamo stati tumulati in un linguaggio musicale monocromatico limitato ritmicamente al primo livello di divisione in quarti dei tempi musicali e sulla lingua anglo-americana. Eravamo dunque ben consapevoli di approdare in un fortino di appassionati (talora fanatici) delle chitarre distorte e della batteria che avrebbero storto il naso al cospetto delle percussioni e della lingua spagnola. Dopo iniziali perplessità, decidemmo di iscriverci alla gara, ingolositi dall’intuizione che presentarsi da “outsider” avrebbe potuto rappresentare una sorta di incontro-scontro di culture molto interessante e che andare a rompere le uova nel paniere ai punk poteva rivelarsi a tutti gli effetti anche e soprattutto un esperimento sociale. Tutto pronto: 21 gruppi in gara, con Dino y su Latino Vesuviano unico gruppo caraibico, convocati in una iniziale fase a gironi (primavera 2025) per poi trasportare i qualificati nei quarti-semifinali-finale in autunno.
La Salsa contro tutti! Pronti-Via! Abbiamo fatto il nostro esordio al Contest presentandoci con il nostro repertorio di volta in volta adattato al clima della serata ed al repertorio dei nostri «avversari». Dal punto di vista strategico abbiamo pensato che alle prime apparizioni non potevamo proporre direttamente ed integralmente la Timba dei VanVan, dei Maymbe (B.Fines) o il Mambo di Tito Puente e Perez Prado ad un pubblico non abituato: pertanto abbiamo scelto di addolcire la scaletta con il Son, il Chachacha (un po di classici), il bolero (es. “Quizas Quizas”) e soprattutto la Bachata, quest’ultima certamente più familiare grazie ai successi planetari degli Aventura con la loro impronta urban.
Con questo metodo di svezzamento, già dopo le due prime esibizioni abbiamo riscosso una inaspettata simpatia sia da parte del Pubblico non ballerino che da parte della Giuria ma le riflessioni aneddotiche di carattere sociale che andrebbero riportate in questo articolo sarebbero tante e ne descrivo alcune.
Dallo scontro tra la cultura “Latin” da noi proposta e la consolidata cultura musicale dominante nel Contest sono scaturiti più tentativi di mettere in crisi i rigidi schemi occidentalizzati: innanzitutto gli aspetti tecnici da parte del Direttore Artistico e del Fonico definibili difettamente con i dialoghi «La batteria ?»… «no, non ne abbiamo bisogno… al massimo solo una parte…»…«come ?!? Non vi serve la batteria… Volete smontare la batteria?!?»… «certo, noi usiamo i timbales… si organizza il nostro Timbalero»…«la chitarra elettrica dove sta? L’ampli va bene? il multieffetti?»… «il “Tres” ?!? Cosa è questa chitarrina?»… «il Tres è uno strumento a corde cubano»… Insomma raccontarlo in un articolo non è semplice ma una cosa è stata ben evidente: non erano abituati ad uno StagePlane come il nostro [sorrido] anzi, a dire il vero, dobbiamo soltanto ringraziare i tecnici ed il fonico (Luca Muneretto) per la grande pazienza e disponibilità. «Scusate, il Pubblico dove lo facciamo ballare?»…«perché il Pubblico balla?»…«certamente! Sennò che senso ha suonare per noi?». Ecco un altro aspetto di novità che siamo riusciti ad iniettare nel Contest: la necessità di prevedere lo spazio antistante al palco per il pubblico di Bailadores y Bailarinas perché probabilmente nel corso delle varie edizioni passate non avevano mai avuto la necessità di dover individuare e riservare uno spazio a chi balla. Forse questo è stato il momento in cui l’indifferenza e la distrazione della cultura occidentale è stata messa a nudo: a fronte di anni ed anni di musica di Bands che continuano a sparare suoni distorti o slappanti e colpi stereotipati di batteria per un pubblico che ascolta seduto o al massimo fermo in piedi (schioccando le dita sul 4/4), noi invece portavamo la “Musica Para Bailar” che non si limita ad una narcisistica performance da musicista al cospetto di ascoltatori passivi ma contrariamente, con la Salsa, la Timba, il Merengue, la Bachata, instaura un comunione perfetta tra pubblico ed orchestra che celebrano un intenso e goliardico scambio di emozioni destinato alla sublimazione spirituale nella “Fiesta”. Nelle nostre esibizioni anche i ballerini (salseri/bachateri) sono stati protagonisti. Il nostro vero esperimento sociale nel Contest è perfettamente riuscito ed a mio avviso la Salsa è apparsa già da subito vincitrice morale della Manifestazione: la frattura all’interno del modello “individualista” (provocatorio, scontroso, irriverente e talora indifferente) del Rock-Pop, ad opera di un contrapposto “contagioso” modello comunitario di una Orchestra intesa come gruppo mutualmente operativo, che suona al servizio di chi balla; il tema reattivo, reazionario, spesso penoso, luttuoso e tenebroso della «Musica del Diavolo» imbarazzata dalla allegria, dalla positività, e dalla vitalità del «Ritmo del Tambor»; il ritmo ozioso, stereotipato e monotematico cassa-rullante-charleston ridimensionato dalla «complicacion» del Songo ad opera della nostra sezione percussiva. Un ulteriore (ma non ultimo) aspetto che vorrei sottolineare è stato l’effetto sorpresa/stupore determinato sugli astanti quando iniziavamo a suonare: probabilmente nell’immaginario collettivo europeo, la musica caraibica viene sempre attesa con caratteristiche di demenzialità, ovvero come «motivetto», «canzonetta commerciale per agitare il bacino» mentre quando poi sparavamo a tutto volume brani timberi come “Mi Salsa tiene Sandunga” o mamberi come “Rankankan” o salsero come “La Malanga” (con tanto di chitarra elettrica distorta) osservavamo volti stupiti e coloriti dalla palese espressione «cacchio… è proprio “tosto” questo groove!».
Nel frattempo, tra le solite e ricorrenti prese in giro/battutine sui luoghi comuni della “Salsa e Mozzarella” delle quali siamo stati tipicamente e sistematicamente oggetto da parte degli altri concorrenti (devo dire, sempre con ironia, rispetto, amicizia e stima reciproca), siamo andati avanti e fase dopo fase, abbiamo «battuto» una buona parte di bands fino ad arrivare in finale (chi se lo aspettava…).
Siamo arrivati in finale e prima di esibirci abbiamo scattato una foto che raffigura i timbales e le congas ai lati della batteria, nonché il Tres accanto alle chitarre. E’ stata per noi una foto emblematica del risultato che abbiamo ottenuto: portare la Salsa sul podio sancendo che è un genere musicale non-inferiore a nessun altro (che sia Rock, Pop, Blues ecc.). Ci tengo a citare tra i vari gruppi partecipanti al Contest che abbiamo conosciuto i “Tarantemici” (grazie a Dio esistono), una formazione che interpreta la Musica ed il Canto Popolare Napoletano nonchè Campano dell’epoca barocca: ci tengo particolarmente perché come la Salsa rappresenta un movimento culturale musicale popolare che sebbene abbia beneficiato della contaminazione di altri generi musicali, di fatto non ha perso il proprio carattere identitario e qui siamo giunti al punto di questo articolo nel quale approfondisco il motivo più importante della nostra battaglia socio-culturale a favore della Musica Caraibica. Esiste una differenza sostanziale tra “contaminazione” musicale e “cancellazione”. Anche la Salsa è nata dall’incontro di culture esportate e trapiantate a seguito di conflitti bellici, colonizzazioni e sottomissione di popoli ma tale contaminazione forzata non ha determinato anche , evidentemente la cancellazione del patrimonio locale precedente ed del proprio repertorio tradizionale. Questo è ciò che è avvenuto nei caraibi ed in NewYork in ambito Latin e pertanto merito alle popolazioni sudamericane per la massima fusione dei diversi linguaggi. Ciò che invece contesto del potere distruttivo che io definisco “Post-coloniale” o “New-coloniale” della Musica del Mondo Occidentale Moderno è l’aver indotto i cittadini a sostituire completamente la loro musica tradizionale con i prodotti musicali dell’Industria Discografica NordEuropea ed NordAmericana. Oggi se si viaggia per le principali città del NordEuropa sembra, musicalmente, di non essersi mai spostati da casa: si è costretti ad ascoltare sempre la stessa musica di massa, non più, purtroppo la musica identitaria e caratteristica delle culture locali. Fino agli anni 2000, la maggior parte dei nostri giovani approcciano alla conoscenza tecnica della musica, scelgono di suonare la chitarra elettrica e di intrepretare il solito filone esterofilo angloamericano: questo, a mio avviso, non va per niente bene perché ci conduce allo smarrimento delle nostre origini storico-culturali, all’oblio ed alla omologazione. Dunque soprattutto in virtù del mio convinto revisionismo storico da meridionalista, e della mia passione per la cultura musicale partenopea e sudamericana è stato davvero importante partecipare a questo Contest per testimoniare la resistenza all’appiattimento culturale planetario da parte della Musica di massa postcoloniale anglo-americana e la difesa della musica antica. Alla fine siamo arrivati terzi in classifica: ha vinto un gruppo di adolescenti molto talentuosi (bravissimi) ma pur sempre interpreti di Rock Progressive…d’altronde non poteva accadere diversamente date le premesse e lo scenario descritto in questo articolo. L’importante è aver raggiunto l’obiettivo di portare comunque la Musica Caribena, a Napoli, PER LA PRIMA VOLTA sul Podio dopo 23 edizioni ma soprattutto di aver fatto ballare, anche durante la finale un discreto pubblico e questo apre l’ultima riflessione che volevo aggiungere in questo articolo, ovvero che sebbene in città si fosse diffusa la notizia che nel Contest la Salsa si stava facendo rispettare arrivando in finale… le migliaia di ballerini campani che sostengono di amare il caraibico non sono venuti. Maestri di ballo? Djs Latini partenopei ? Certamente non erano tra il pubblico a «combattere» con noi per far trionfare la Musica Caraibica e questa non è una buona notizia.
A cura di Dino Frallicciardi (ArtDirector Orchestra “Dino y su Latino Vesuviano”)
Estratto dal Blog QueRicoSonido (spazio web dedicato alla passione per la musica latinoamericana) creato da Dino Frallicciardi nel 2019.
Graphic work by: Francisco Rojos
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