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INTERVISTA A LA EXCELENCIA

La Excelencia, “The New Generation Of Salsa Dura”, è una delle
rare orchestre di Salsa Contemporanea che suonano alla vecchia maniera ma si
distinguono per la composizione di brani originali e soprattutto piacevoli; il
panorama attuale vede numerose orchestre, sia vecchie che nuove, cimentarsi
nello stile “a lo clásico”, ma il risultato è quasi sempre una cover (sebbene a
volte anche ben riarrangiata) oppure un brano nuovo però non proprio esaltante,
il che conferma il pensiero dominante di molti amanti della Salsa Classica: “in
questo genere, tutto è già stato detto negli anni ’70, questa è l’epoca della
Timba e della Romantica, mentre la Classica appartiene al passato…”.
La Excelencia è una gradevolissima eccezione che opera da 7 anni con all’attivo
3 CD uno più bello dell’altro; la line-up è di tutto rispetto con base ritmica
di basso, timbales, congas/batá, bongó/campana, la parte melodica è affidata
all’immancabile piano, al cantante e alla potente sezione fiati formata da ben
tre tromboni e due trombe: ad ascoltarli viene da pensare “questi hanno
sbagliato epoca!” ma per nostra fortuna appartengono al presente portando così
una folata di “novità” in un segmento musicale focalizzato solo sul passato come
la Salsa Classica.
Non tutti i fans del genere vintage hanno ancora ben capito il valore del
gruppo, io stesso li ho scoperti – colpevolmente – solo dal secondo CD ed ho
atteso per 3 anni l’uscita del terzo (nonché della loro tournée), e tutto ciò
nonostante i loro brani presentino fraseggi musicali, arrangiamenti e sonorità
del tutto simili a quelle da noi tanto amate (basti pensare alla presenza del
bongó/campana, il cui musicista sembra completamente assente in tanti brani di
Salsa Contemporanea); a ciò si aggiunga l’adozione di un linguaggio tipico del
Barrio anni ’70 (“oye mi pana!”) e i testi calati nel sociale, ma su tematiche
rigorosamente attuali: tutto questo è La Excelencia, che ho avuto il piacere di
intervistare backstage prima dell’inizio del concerto.

– Si sente un certo cambio dal primo al secondo CD (fatta eccezione per “La
Lucha” e per “La Salsa Y El Guaguancó”), confermato poi nel terzo ed ultimo CD,
laddove si passa da uno stile colombiano ad uno newyorchese: è questa la
direzione che volete mantenere? –

Risponde il cantante Edwin Pérez – Non è proprio così, al massimo c’è
“Caminando” del secondo CD che emula il sound colombiano, ma tutto il resto è
pura New York.”
José Vázquez-Cofresí (conguero e co-fondatore) – Inoltre, comunque sia,
anche il sound colombiano deriva da New York.-

– Siete contenti che stasera potete suonare in scarpe da ginnastica e jeans,
senza indossare il completo, come pretendeva quel gestore di locale descritto in
“Deja De Criticar” nel secondo CD? –

Edwin Pérez  – Hahaha, certo che sì! Pensa che il tizio in questione
gestiva un importante locale newyorchese ma era rimasto ai tempi dei dinosauri,
hai presente i vecchi tempi gloriosi della salsa? Bè, fece un grosso errore nel
dirci che non saremmo più tornati perché di fatto il concerto andò benissimo,
procurandoci oltretutto anche altre date (Simplemente, yo no visto como tú,
simplemente, yo no pienso como tú, pero soy original, nadie me lo puede quitar);
quando realizzò la cosa, provò a correggere il tiro offrendoci di tornare ma a
condizione di vestirci – a suo dire – “appropriatamente”: peraltro, quando la
proprietà riscontrò che noi avevamo attirato nuovo pubblico, decise di
sostituirlo con un nuovo gestore, poiché un locale deve attrarre gente, non
respingerla. –

– Un brano dell’ultimo CD ballato in Italia è Iyañlá, che usa l’allegoria
della nonna per rappresentare le origini africane di molti Latini, purtroppo
misconosciute da taluni (Yo reconozco a mi abuela, y tu abuela donde está?): chi
sono coloro che non riconoscono le propri origini? –

José Vázquez-Cofresí  -Ne incontriamo tanti così, sono bianchi come noi e
questo gli basta per dimenticarsi da dove vennero i nostri avi, o quantomeno
parte di essi. –
Edwin Pérez – E questo ancor di più nei caraibi, dove oltre ad esser bianchi
magari son pure biondi. Il tema di questo brano è: se vogliamo tener vive queste
nostre meravigliose origini che tanto han dato alla nostra musica, dobbiamo
tutti accettarle invece di nasconderle.-

– In questo modo arriviamo al brano “Unidad” del secondo CD.-

Edwin Pérez  – Sì, dove però l’unità si estende a tutti i popoli, non solo
a quelli latini (Cuando vamos a darnos cuenta, que venimos de la misma cosecha?).-

– Concetto particolarmente sentito da chi come voi vive in una nazione
multietnica.-

José Vázquez-Cofresí  – Pensa che nella nostra quotidianità vediamo anche
persone che perdono la loro identità etnica, gente che al loro arrivo negli Usa
si chiama “uillermo”e poi si rinomina, ma nemmeno William bensì Bob, che fa più
Americano.-

– Parlando di immigrazione si arriva al brano del secondo CD “American Sueño”
dove si parla di coloro che fanno fatica a raggiungere il loro sogno di
un’esistenza migliore.-

José Vázquez-Cofresí  – E’ un brano di Julian Silva (co-fondatore del
gruppo insieme a José, rimasto negli Usa accanto alla moglie in dolce attesa,
n.d.r.) che racconta ciò che ha visto da piccolo lui e la sua famiglia quando
arrivarono dalla Colombia, ossia la persecuzione vissuta durante l’attesa della
cittadinanza, come per esempio essere fermati dalla polizia per i propri tratti
somatici anche se hai un lavoro col quale cerchi di stabilirti per sempre, cosa
molto attuale in Arizona per gli immigrati messicani. E questo può capitare a
tutti, anche se non sei venuto a causare problemi, il pregiudizio è quello (No
sé porqué me persiguen, si yo vine a trabajar). –

– Il brano La Economía del terzo CD è attualissimo, lo avete scritto negli
Usa ma vale anche per l’Europa.-

José Vázquez-Cofresí – Esatto, è un tema globale, questa era la nostra
intenzione (Con lo poco que yo gano, como tú quiere que ahorre?). –
Claude – E i 22 secondi della intro Ecos Del Barrio rendono bene l’atmosfera.-
José Vázquez-Cofresí – Grazie! Sono voci di persone reali che conosciamo, e
raccontano le loro storie.-

– L’ultima domanda, la più importante, ma prima devo fare una premessa: io
ascolto solo Old-School Salsa, pertanto le mie “novità” derivano da una continua
ricerca, ma nel passato. Ebbene, io con La Excelencia ho riscoperto il piacere
dell’attesa del “nuovo CD” perché le vostre composizioni ed arrangiamenti sono
nello stile anni 60/70 ma sono anche originali e soprattutto piacevoli. La
domanda è: voi piacete agli amanti della vecchia scuola, agli amanti della Salsa
Contemporanea o a entrambi? –

José Vázquez-Cofresí – Abbiamo vari tipi di fans, ma quelli che ci
inorgogliscono di più sono i giovani entrati nel circuito salsa grazie a noi.
Per i salseri di lunga data, dipende dalle origini e dal gusto: New York è
abbastanza tradizionale, qui ai concerti si va vestiti bene (vedi anche
l’aneddoto di Deja De Criticar) per cui alcuni newyorchesi ci vedono fuori dagli
schemi, mentre nel resto del mondo questo problema “formale” non si pone e
possiamo piacere o non piacere a seconda del gusto musicale. –
Edwin Pérez – Noi vogliamo creare qualcosa di nuovo che abbia il fascino del
passato.-
José Vázquez-Cofresí – Vogliamo offrire ai salseri della vecchia guardia la
continuità all’interno della tradizione.-

E con queste due semplici ma eloquenti frasi che sintetizzano lo spirito e il
successo del gruppo, termina l’intervista ed ha inizio uno dei più bei concerti
di Salsa Dura (non trovo altro aggettivo per definirla) che abbia mai visto.

La line-up vedeva alcune defezioni coperte eccellentemente da session men o da
membri dello stesso gruppo, come il bonguero/campanero Charles Dilone messo ai
timbales dell’assente co-fondatore Julian Silva (e sostituito a sua volta da un
ottimo musicista di Caracas) e come il pianista sloveno (reduce della data nel
suo stesso Paese) in sostituzione di Willy Rodriguez (alla chitarra c’era un
membro esterno al gruppo che eseguiva anche i cori).
Oltre a questi 3, i rimanenti 8 musicisti della tournée erano Edwin Pérez
(cantante), José Vázquez-Cofresí (congas), Jorge Bringas (basso), Jonathan
Powell e Miki Hirose (trombe), Ronald Prokopez e Takunori Kajiwara (tromboni,
laddove il terzo integrante – Mike Engstrom – non era presente).
L’orchestra è navigata, come anzidetto esiste da sette anni e dedica molto
spazio alle esibizioni dal vivo (una delle loro tournée durò addirittura un
anno), per cui suona compatta ed improvvisa senza problemi.
Tutti i musicisti suonano eccellentemente e ad ognuno di loro è dato spazio per
l’assolo, sempre applauditissimo, dove tra tutti è degno di particolare nota il
cantante Edwin Pérez, per la sua eccezionale presenza scenica che catalizza
l’attenzione del pubblico coinvolgendolo in cori, e quindi ponendosi per qualche
attimo anche al centro della “direzione musicale”; nel video seguente è
possibile scorgere due momenti in cui l’orchestra attende il suo “ok” a
ripartire con la musica, uno dei quali a brano quasi già ripreso dai fiati:
questa “intesa” nella improvvisazione, laddove si verifichi, è una delle cose
più godibili della musica dal vivo, quando è fatta non per puro esercizio bensì
per passione, come quella che anima questo entusiasta gruppo che, senza
sbandierarlo troppo, è consapevole e fiero della propria preziosa peculiarità.

Si ringrazia La Excelencia per lo splendido show, Latinoamericando Expo per il
continuo impegno sulla musica latina dal vivo, il suo ufficio stampa Goigest per
aver concesso l’intervista (in particolare Francesco) e i miei amici Max e
Perhsac per la loro preziosa collaborazione.

Un ringraziamento particolare a Max Chevere – La Salsa Vive – per la gentile collaborazione.
 

Claude Bisani

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