Uscita nella seconda metà del 2009, Yo No Sè Manana è a distanza
di quasi tre anni ancora una delle salse più ballate ed ascoltate. Nella nostra
rubrica dei testi e delle traduzioni è una delle più viste e scaricate. E’
riduttivo, però, associare una sola canzone ad un autore ed interprete quale
Luis Enrique, tra i più apprezzati salseri del filone romantico, la cui
carriera dura da ventiquattro anni quasi tutti al vertice, tanto da fargli
guadagnare l’appellativo di "Principe De La Salsa".
Lo abbiamo incontrato nel backstage del Latinoamericando Expo poco prima
del suo concerto e ne è nata questa intervista.

– Luis, tu provieni da una famiglia di musicisti, nessuno dei quali però
suonava salsa. Come ti sei avvicinato a questo genere e a quali artisti ti sei
ispirato? –
– Chi mi ha acceso il fuoco della salsa sono stati tutti gli artisti del
movimento della Fania degli anni 70.. Nel mio paese d’origine la salsa era un
genere che non si ascoltava, per questo sono stati importanti per me i dischi
della Fania che riuscivo a procurarmi. Mio padre poi stava suonando un po’ di
musica tropical, come percussionista in alcuni boleros, e così mi appassionai
inizialmente alle percussioni. Da lì nacque la mia inquietudine: ero conquistato
dalla musica prodotta dall’etichetta Fania e volevo imparare a suonarla. Appena
emigrammo negli Stati Uniti presi contatto con musicisti, percussionisti in
particolare, avevo solo quindici anni, ma le mie idee erano chiare. Imparando a
suonare avevo anche iniziato quasi per caso a cantare e avevo notato il
potenziale delle canzoni romantiche abbinate a questo genere (allora la salsa
romantica non era ancora esplosa, n.d.r.). Ero a Los Angeles nel 1983 quando
cominciai a cantare e l’anno dopo mi trasferii a Miami, iniziando a suonare con
un’orchestra di charanga, che si chiamava Sensacion 85; abbiamo
registrato due brani scritti da me, successivamente abbiamo presentato un demo a
una casa discografica, ma proprio dal momento in cui uscirono queste mie due
canzoni si può dire che nacque il Luis Enrique cantante. –

– Da allora come si è evoluta la tua musica? –
– Se si ascoltano i miei album dall’inizio, si può notare che ho sempre cercato
di aggiungere qualcosa in più in a quelli che venivano dopo di volta in volta,
cercando di creare un mio stile all’interno del genere. Non solo musica per
ballare, ma anche per dire altro. In questa ricerca ho seguito e trovato diversi
percorsi, che ho usato in funzione della mia musica. Vengo da una famiglia di
musicisti, che però suonavano altri generi, da lì mi è venuta l’idea di
contaminare gli altri generi con il mio stile di salsa. Ho così usato sonorità
provenienti dal folklore sudamericano, dalla musica brasiliana, cubana,
africana. Tutto questo ha contribuito a creare il mio stile di salsa nel modo in
cui amo di più.
– In questi ultimi anni stai lavorando con l’etichetta Top Stop Music. Che
benefici hai tratto dalla collaborazione con Sergio George? –
– Sergio non è solo un grande creatore di musica, ma ha anche il dono di sapere
prima degli altri cosa piace alla gente, e questo commercialmente è un grosso
vantaggio. Lui sa creare un perfetto equilibrio tra la musica che tu proponi ed
i gusti del pubblico. Quando vai a fargli ascoltare la tua musica, è in grado di darti
sia un parere tecnico, dal momento che è anche lui musicista e salsero, sia
commerciale, e questo per noi è l’ideale. –

– Da noi in quest’ultimo anno ha fatto parecchio successo Sabes, la salsa che
hai registrato con Prince Royce. Come mai non c’è il video ufficiale? –
– Davvero? Mi fa piacere, l’avessi saputo prima l’avrei messa in scaletta per
stasera! Il video non è uscito perché abbiamo deciso di promozionare altre
canzoni dell’album negli Stati Uniti e a Porto Rico, dando ad esse la
precedenza, così per un eventuale video di Sabes siamo finiti
fuori tempo massimo. L’ultimo che abbiamo fatto uscire è stato quello di
El Reto, di cui stiamo facendo una versione pop con Reily Barba, un
cantante Messicano. Il video l’abbiamo girato in Colombia e la canzone sta
andando molto bene, sta seguendo un po’ il percorso di Yo No Sè Manana,
non ha fatto il botto subito ma è in costante ascesa. –

– Cosa stai preparando per il futuro? –
– Ho vari progetti in corso: in Colombia sto collaborando con due cantanti di
musica Vallenatera, che laggiù è molto popolare. Per uno di questi due musicisti
ho scritto una nuova canzone, per l’altro ho realizzato la versione Vallenato di
un mio vecchio successo, Date un Chance. L’anno prossimo, poi,
festeggerò i miei venticinque anni di carriera, e vorrei celebrarli realizzando
un DVD live, nel quale ripercorrerò i passi più salienti della mia carriera e
nel quale vorrei aggiungere alle immagini della mia ultima tournee, anche
qualcuna degli anni passati. –
Il tempo a disposizione finisce. Nel concerto Luis ci presenta i brani del suo
nuovo album, dando spazio anche ai suoi classici. Non manca di deliziare il
pubblico con la sua abilità di percussionista (ricordiamo che è lui a suonare le
congas nell’intro della leggendaria Mi Tierra di Gloria
Estefan ed è sempre lui a suonare le percussioni nella versione originale di
Maria di Ricky Martin, n.d.r.), con un trascinante assolo ai timbales.
Si ringrazia per la sua preziosa collaborazione la fotografa Cosetta Calidonna
Mauro Gresolmi


























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