Chico Freeman e la Guataca Afrocubana

CHICO FREEMAN y GUATACA
Il jazz solare del sassofonista chicagoano si nutre di funky, soul, hip hop e ritmi afrolatini.
di Gian Franco Grilli

E’ stata una bellissima performance di jazz infuso dentro sonorità afrocubane quella di Chico Freeman che ha incantato il numeroso pubblico accorso a Imola venerdì 18 aprile. Era uno degli appuntamenti di sapore ‘latino’ inseriti nella fortunata rassegna Crossroads 2008 – Jazz e altro in Emilia Romagna.
Ma prima di fornire qualche notizia sulla serata occorre parlare di questo bravo tenorsassofonista che riteniamo sia poco noto alla maggioranza dei nostri lettori. Chico Freeman è un jazzista, ma azzardando possiamo dire che è musicista di sintesi tra jazz e tradizioni afro nelle sue varie declinazioni, sofisticato e popolare, dotato di un linguaggio che riassume settant’anni di storia sassofonistica, non fa parte di questa o quella stagione, ma le attraversa tutte. Nato a Chicago nel 1949 – figlio del famoso tenorista Von Freeman che ha suonato anche con Charlie Parker – Chico non ha avuto timore a imbracciare lo strumento del padre e a calcarne le orme ma in autonomia. La storia del jazz, del resto, non ha tardato molto a dargli ragione, e all’inizio degli anni Ottanta – dopo uno memorabile concerto in compagnia di Wynton Marsalis, Paquito D’Rivera, Kevin Eubanks ed altri – la critica lo consacrò come una delle ance più promettenti.
A Freeman jr. però i limiti sono sempre andati stretti. Dal lato strumentale, ha allargato le sue competenze e oltre al sax suona anche la tromba e il pianoforte (che fu il primo strumento che iniziò a studiare con metodo all’età di cinque anni); dal punto di vista stilistico, il linguaggio del jazz – fondamentale e il principale certamente per l’artista chicagoano – non è però l’unico con il quale Freeman si è cimentato nel corso della carriera. I suoi gruppi, infatti, si sono distinti per la capacità di scovare percorsi sorprendenti tra stili e sottostili, e con disinvoltura è passato dal jazz al R&B, dal soul all’hip hop, assumendo anche la veste di vocalist ispirato al movimento Motown (Marvin Gaye, Temptations, Gil Scott Heran) o intervenendo ai progetti visionari di Hip Hanrahan, altra figura eclettica e onnivora in campo musicale come Chico, e in questo senso discepoli entrambi del grande sperimentatore e contaminatore Quincy Jones.
Ma torniamo a Chico che, dopo aver collaborato con Machito, Eddie Palmieri, Tito Puente, Irakere di Chucho Valdés ecc., negli ultimi anni ha deciso di esplorare intensamente suoni etnici di svariata origine geografica e da lì è nato anche Guataca, progetto che si muove in particolare sugli accenti musicali afro-cubani, che sono raccolti anche nel disco «Oh, By The Way» (2002) cui collaborò anche il pianista Hilton Ruiz. Quel sound lo hanno potuto apprezzare i fortunati presenti al Teatro dell’Osservanza di Imola per una serata di latin jazz d’autore tinteggiato qua e là di caldi colori caraibici che invitano a muovere i piedi e il bacino. Il concerto di Chico Freeman infatti ha offerto anche un assaggio, pur se piccolo, di salsa fusa con il jazz. La voce del suo sax si è baciata per qualche istante con son montuno, timba jazz, flamenco e meno invece con cumbia e porro, gli stili colombiani che era prevedibile ascoltare visto che il conguero-timbalero Rodrigo Rodríguez è di Cartagena de Indias. Per cui deduciamo che la barra latina di Guataca (tra i rituali congos di Cuba, la guataca – zappa – veniva percossa per accompagnare ritmi e canti; guataca ha anche significato di ‘orecchio’ musicale) è tenuta dai cubani Ivan Bridon (piano) e Felipe Cabrera (contrabbasso e voce) – coadiuvati dal batterista francese Françis Arnaud – per sostenere l’articolato e ricco fraseggio di Chico, solista, virtuoso dello strumento ma molto democratico (anche giù dal podio, e con tutti) verso i partner a cui lascia spazio per assoli e momenti atipici e divertenti. Come lo show finale, a tempo di rap-hip hop latinizzato, improvvisato dalla voce di Rodriguez dialogante con quella del leader e il pubblico in piedi a ballare e a giocare in coro sul classico chiamata/risposta, con qualche lieve perplessità, taciuta ma visibile, di alcuni puristi del jazz. Ma questo fuori programma ci stava, perchè Chico è trasversale, sorprendente, un bel musicista con grande feeling e ottima persona. Se vi capiterà di leggere il suo nome su locandine che annunciano un concerto, non perdetevelo.

Foto di Gian Franco Grilli

Gian Franco Grilli

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