ORFEO 9

Sarà l’argomento che tratta, sarà che avrà precorso i tempi, insomma, la
storia di ‘Orfeo 9’ è veramente una storia strana e lo sarà anche in
questo caso.
Si, perché in realtà il film di ‘Orfeo 9’ io non l’ho visto, però ho letto il
bellissimo libro ‘Orfeo 9 – Il making’ pubblicato da Editrice Zona nel
2005, libro nel quale Tito Schipa Jr. narra tutti i retroscena di quei suoi anni
di carriera che lo hanno portato a realizzare prima l’opera e poi il film.
La rubrica ‘libri’ di questo sito, però, è dedicata esclusivamente ai libri
‘latini’ mentre la rubrica ‘films’ è volutamente più generalista e dedicata alla
musica e, per questo motivo, Orfeo 9, che ha sempre avuto la necessità di
trovare un suo spazio, qua vi può rientrare.

Orfeo 9 è un’opera rock composta da Tito Schipa Jr. e messa in
scena per la prima volta al Teatro Sistina di Roma, il 23 gennaio 1970.
Si tratta della prima opera rock italiana, e racconta la storia di un moderno
Orfeo che deve salvare la sua Euridice dall’inferno della droga.
Molti gli interpreti che in seguito conobbero il successo: da ricordare
Loredana Bertè
, che interpreta una delle due narratrici, e Renato Zero
che impersona ‘il venditore di felicità’ (cioè lo spacciatore) e, con
l’occasione, gli facciamo anche gli auguri per i 60 anni appena compiuti lo
scorso 30 settembre.
Dall’opera venne anche tratta, due anni dopo, una pellicola cinematografica di
discreto successo ed un album doppio, pubblicato dalla Fonit Cetra, che è stato
più volte ristampato in seguito (e nel 2003 anche in versione CD). Tra i
musicisti che suonano nell’album è da segnalare un giovanissimo Tullio De
Piscopo
alla batteria.

Questo è quello che dice in poche righe ‘wikipedia’, ma leggendo il libro,
oppure il sito ‘orfeo9.com’, la storia è molto più lunga.

Tito Schipa Jr. è il figlio del grande tenore Tito Schipa ed esordisce
giovanissimo come assistente alla regia di Giorgio De Lullo, Giancarlo Menotti,
Luigi Squarzina, Lina Wertmuller. Nel 1967 realizza per il Piper Club di Roma la
prima “opera beat” del mondo, ‘Then An Alley’. A cavallo tra gli anni
1968/1970, anni che segnano una grande rivoluzione culturale, Tito Schipa Jr.
realizza, tra mille difficoltà, Orfeo 9, la prima opera opera rock italiana e la
prima mai rappresentata al mondo, a tutti gli effetti un melodramma, che ha per
‘vero protagonista assoluto un illusionista prodigioso, che col suo gioco
preciso ti inganna e ti tiene distratto dalla più sublime delle visioni
possibili: la realtà’.
Girato per il settore sperimentale della RAI nel 1973, il film di ORFEO 9 fu
censurato e boicottato pesantemente da alcune correnti della dirigenza di allora
(si presume per il fatto che si vedesse l’immagine di una siringa!!!), vedendo
la luce della programmazione solo nel 1975, e molto in sordina. Da allora, e a
dispetto di ciò, quest’opera è da un lato uno dei prodotti di spettacolo
musicale più amato dal pubblico, dall’altro uno degli esempi più clamorosi di
emarginazione e trascuratezza da parte delle strutture ufficiali e dei media,
cui ha potuto reagire grazie al sostegno costante dei conoscitori e,
ultimamente, alle risorse di internet, fino al riscatto definitivo della
presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia del 6 settembre 2008 (dieci
minuti di standing ovation furono la splendida reazione del pubblico di Venezia
al termine della proiezione di Orfeo 9 in Sala Grande come evento conclusivo
della 65ma Mostra del Cinema, 35 anni dopo la sua realizzazione!!)
Contestualmente, a sancire il successo dell’opera e dell’idea di Tito Schipa
Jr., dobbiamo evidenziare che il doppio album del 1973 detiene oggi un record
assoluto nella discografia: quello di essere l’unico ‘doppio’ italiano che per
trent’anni non ha mai cessato di vendere e non è mai uscito di catalogo nemmeno
per un giorno, giungendo, al momento attuale, a nove edizioni diverse tra LP,
Musicassette e CD.
La stampa specializzata l’ha recentemente classificato fra i 100 eventi
fondamentali del Rock italiano.

                     

Orfeo 9. La storia in breve –
Orfeo è un ragazzo come tanti che vive in una comunità di ragazzi simili a lui
rifugiati nelle rovine di una antica cattedrale, ma mentre il resto del gruppo
pare felice e appagato, a lui riesce molto difficile sentirsi parte di ciò che
lo circonda.
C’è solo un ragazzo, incaricato dei rifornimenti dalla grande metropoli, che
fantastica di una città sognata, ben diversa da quella che i ragazzi conoscono e
disprezzano. Con lui Orfeo pare avere un minimo di condivisione, qualche
confidenza. Un giorno incontra una ragazza, Euridice, e l’incontro gli procura
comprensione, appagamento, gioia, e nella gioia la sensazione di esser parte
armoniosa del proprio mondo. Alla festa di matrimonio tra Orfeo e Euridice
arriva un ciarlatano molto abile ed efficace. Con un trucco raffinato riesce a
rifilargli un pacco devastante. Semplicemente gli sistema meglio in mano il bene
che aveva già, con un particolare in più però, piccolo ma fatale: la convinzione
che a procurarglielo sia stato lui. E con lui, quando se ne va, Euridice
sparisce.
Da quel momento il ragazzo non sarà più in grado di assorbire la propria linfa
vitale dal presente che lo circonda. Dovrà necessariamente rapportare tutto a
quel copyright che il Venditore ha imposto sul suo momento felice, preferirà
quell’istantanea fissata per sempre ai molti momenti di felicità reale che gli
si presenteranno in seguito. Accecato, legato per i polsi a quell’imprinting
perverso, partirà alla ricerca di una ragazza, di un’immagine, di un modello che
nel proprio presente non trova più, falsamente convinto di aver perduto tutto. E
cercherà disperatamente chi – o cosa – gliel’ha procurato, trascurando ogni
possibile nuova realtà. Sul cammino ognuno dei suoi incontri gli offrirà invano
la propria felicità del momento, compreso il ragazzo del pane, ora nella sua
“città sognata” più vera del vero. Orfeo rifiuta, per inseguire il suo pezzo di
passato.
Alla fine verrà esplicitamente avvertito da chi ben s’intende di sofferenza:
“Se vuoi mantenere il tuo equilibrio e la tua armonia adagiati sul tuo momento
attuale, riempiti di ciò che hai, di ciò che sei e di ciò che è, non chiedere
un’intercessione a nessuna sostanza e a nessuna persona, non paragonare il tuo
presente, per quanto difficile, a nessun ricordo, per quanto paradisiaco, né a
nessun futuro, che ne è solo l’immagine riflessa. Non voltarti indietro.
L’unica verità – e con essa l’unica possibile gioia – è molto vicina, è da
qualche parte qui e ora. Il resto è solo il fantasmagorico spettacolo della
nostra nevrosi, la tormentosa differenza che ci fa uomini, quella che ci fa
grandi e che ci perde”.
Orfeo non capirà. E poi capire soltanto non basta. Ma non è a lui che
raccontiamo la storia. A chi ci ascolta (e anche a chi legge), sì, perché la sua
Euridice non è perduta.

Lascia un commento

SHARE
Previous articleHAPPY FEET
Next articleFOOTLOOSE

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here