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PAPO ORTEGA: NON SI VIVE DI SOLO SON

04/06/2010

Intervista di Gian Franco Grilli

“Sono pochi gli artisti che a New York e dintorni riescono a campare solo con il son o la salsa” afferma Leonel Papo Ortega, tenente-pianista-cantante e leader di Cubanoson, che non fa parte di quei pochi fortunati. Ma se il son non gli dà tutto il pane per vivere, lui vive per diffondere il son e la musica cubana come pochi altri sanno fare nella Grande Mela, e allo stesso tempo culla il sogno (anche se no lo esplicita) di “uno su mille ce la fa”, come canta un refrain nostrano, che gli consentirebbe di fare il musicista a tempo pieno e tenere ancora più in alto la bandiera della musica tradizionale di Cuba. Terra, del resto, che non ha mai visitato ma di cui ne ha ereditato il dna, la cultura e i linguaggi sonori dai genitori emigrati negli Usa tanti anni fa. Un primo omaggio alle tradizioni dell'Isla Grande arrivò nel 2006 con “Recordando a Cuba”, bellissimo lavoro d’esordio a cui fa seguito ora il nuovo progetto “Rumba Nueva” (album già recensito nell’apposita rubrica di Salsa.it), che ci ha dato lo spunto per fare una lunga chiacchierata con il suo artefice primario. Raggiunto telefonicamente nella sua casa di Union City-New Jersey, Papo ci ha raccontato la sua esperienza di vita e la carriera artistica, aprendoci allo stesso tempo anche una finestra sull’attualità del mondo musicale latino newyorchese. Ecco il testo della conversazione.

Chi è Papo Ortega?
Sono nato nel New Jersey nel 1964 da genitori cubani. Tutta La mia famiglia è sempre stata coinvolta con la musica: papà suona la chitarra, interpreta il punto guajiro; mia madre cantava e suonava la chitarra, viene da Placetas, una località cubana che tu hai conosciuto (e io no) si trova vicino a Santa Clara. Entrambi i miei genitori e le loro famiglie emigrarono negli Stati Uniti nel 1957 e….

…quindi prima della Rivoluzione. Era l’epoca d’oro della musica cubana e anche loro andarono in cerca di fortuna nel Nord America come tanti altri musicisti o per altri motivi?
Non esattamente per la musica, motivi economici, i miei non erano musicisti professionisti, suonavano per diletto e amavano molto cantare tonadas o improvvisare nelle forme del punto guajiro, la musica del campo cubano, ma tutto questo nell’ambito dei feste tra amici e parenti. Invece mia zia Maria Julia Torres viveva di musica e cantava in quegli anni a Radio Cuba, poi negli anni Sessanta è venuta negli Stati Uniti. E nonostante non sia più una ragazzina (non ti dico l’età, altrimenti mi fulmina…) canta, ma non in pubblico. Negli ultimi anni però l’ho invitata un paio di volte a cantare qualche brano di musica guajira nella mia orchestra ed è stata una bella esperienza. Aggiungo che suo marito (mio zio acquisito) suona il laud, il tres, la chitarra ed è compositore di alcuni brani che ho poi inciso. Tutto questo per dirti che sono cresciuto in un ambiente molto ricco di musica cubana e latina in generale.



A che età hai deciso di dedicarti alla musica?
Quando avevo 3 anni, così dicono i miei famigliari e le foto in cui sto facendo accordi ecc. Incominciai a suonare la chitarra con mio padre e con mio zio che interpretavano temi di punto guajiro. A 4 anni iniziai a prendere lezioni di pianoforte e continuai questi studi di musica classica per undici anni. Il mio esordio in pubblico fu però nell’estate del 1979 imbracciando la chitarra a dodici corde, in stile tres, con l’orchestra Casino Internacional, in cui suonava mio fratello Raul, trombettista che purtroppo è già scomparso. Pensa che quando il direttore dell’orchestra (che prima della mia entrata era conosciuta come Havana Brass) mi propose di andare a suonare con loro risposi che quel repetorio non mi piaceva, poi cambiai idea e guadagnai i miei primi 5 dollari con la musica. Di lì a poco il pianista dell’orchestra si trasferì a Miami, mentre io intanto mi ero imparato un po’ le partiture, e così il 31 dicembre debuttai come pianista assieme al bassista Leopoldo Fleming.

Oltre al pianoforte continui a suonare anche la chitarra?
La suono un po’ nelle feste private o in casa per accompagnare mia zia o mio padre, mai in pubblico. Mi sono concentrato quasi esclusivamente a studiare il piano che mi piace di più di ogni altro strumento .

Riprendiamo il cammino artistico con il pianoforte.
Continuai a suonare con quell’orchestra alcuni anni. Poi a cavallo degli anni Settanta e Ottanta, con la salsa in crisi e la crescita invece del merengue, conobbi José Franca - un bravo bassista che a Cuba era stato la seconda chitarra di Benny Moré - che mi ingaggiò nel Conjunto Quisqueyano, un’orchestra che faceva molte serate. Per 4 anni suonai soltanto merengue.

Come dire che il repertorio non ti piaceva da impazzire o sbaglio?
Mi piaceva, mi piace (ride) ma arrivò il momento che mi stancai un po’, perché suonavamo in night club e tutta la notte solo merengue, ripetitivo, la moda della bachata era ancora lontana. Così dopo andai a suonare nell’orchestra Zafra, una band locale che interpretava un po’ di musica cubana, di musica nordamericana, una miscela di vari ritmi ecc. e lì conobbi Chico Alvarez con il quale poi collaborai al piano e cantando nel coro in alcuni pezzi di in un disco della Riverside, orchestra che non aveva nulla a che fare con quella più famosa di Cuba. Quindi suonai con la sua orchestra, successivamente con Hermanos Moreno, con Fajardo e...



… con José A. Fajardo? il direttore della mitica charanga e che chiamavano il re del flauto?
Proprio lui, che ora è già morto e viveva a dieci isolati da casa mia. Uscito da Cuba (dove aveva 3 orchestre) continuò ad avere successo negli Stati Uniti, e non solo, negli anni Settanta aveva una charanga importantissima e lo conoscevo molto bene. Tanto che quando formai un piccolo gruppo per suonare a eventi, matrimoni ecc. spesso veniva ad esibirsi con noi.

Scusami per questa parentesi, ma era importante. Prosegui accompagnandoci a Cubanoson e se vuoi con qualche aneddoto.
Continuai a collaborare con varie orchestre finchè nel 2004 decisi di fondare un’orchestra più potente, con più strumenti e nacque Cubanoson. La scelta del nome à casuale. Nel 2005 suonai con il gruppo piccolo a una festa di matrimonio, l’invito che avevano stampato diceva Cubanoson, così adottai quel nome per la band grande. Di questa avevo già parlato con il pianista Manolo Albo (musicista e arrangiatore di Roberto Torres negli anni Settanta), che non vedevo da dieci anni perché lui si era trasferito in Argentina. Quando rientrò un giorno mi chiamò per fare il coro in un concerto al Lincoln Center (agosto 2005). E in quell’occasione gli dissi: “Manolo, ho un’idea di fare un band più grande, con 2 trombe, trombone, tres, piano ecc. “, ascoltai i suoi suggerimenti e così nacque il progetto, composi brani con mio zio Sergio Sori (sposato con zia Maria Olga), registrammo il disco e in luglio 2006 mi contrattarono per la Fiesta de Gala de la Parada Cubana del New Jersey. Un evento molto grande, purtroppo il cd era ancora in stampa, ma andò ugualmente bene perchè tra il pubblico c’era Cachao, un momento indimenticabile, si mise a suonare con noi in questo salone per cerimonie che si chiama Palisadium. Da quel momento il nome dell’orchestra acquisì sempre più importanza.

Quando suonate a matrimoni o celebrazioni, siete di fronte a una platea latina o nordamericana? Cantate in spagnolo e capiscono tutti?
Maggiormente lavoriamo per pubblico ispanico, ma capito spesso di suonare per nordamericani, in feste esclusive di haitiani ecc. , insomma non ci sono confini, in alcuni casi non capiscono i testi delle canzoni ma si lasciano trascinare dalla musica. Come è successo a una coppia di cui voglio fare cenno. Un medico e un’infermiera nordamericani, che dopo molti anni di fidanzamento si erano lasciati, si incontrarono nuovamente a Cuba mentre ognuno era in vacanza senza sapere dell’altro. Si innamorarono un’altra volta, decisero di sposarsi e mi chiamarono a suonare alle nozze. Quando gli chiesi se in apertura dovevo suonare un bolero o una musica romantica, dissero: Cubanoson, la tracca n.1 del cd “Recordando a Cuba”.



Quante volte suoni in un mese?
In questo momento l’economia è messa malissima. L’anno scorso suonavamo da 4 a 6 volte ogni mese, adesso tra 2 e 4, perché molti locali non hanno soldi per pagare un’orchestra grande come la nostra. Abbiamo suonato in posti molti grandi come il New Jersey Performing Art Center per tre anni consecutivi e quest’anno sarà la quarta volta in questa sede prestigiosa, qualcosa di paragonabile al Lincoln Center. Io apro da solo il venerdì questo evento latino che si svolge in un weekend in cui intervengono artisti di grande spessore. Ad esempio, l’anno scorso di sabato c’era Paquito D’Rivera e tanti altri. Nel settembre 2009 per noi è stato importante aprire il congresso della Salsa.

Già, salsa. Quanti sono i club o le discoteche di salsa o musica latina nella tua città?
Purtroppo ne restano pochissimi. Nella città di Nuova York attualmente ce ne sono due in grado di ospitare un’orchestra: il Latin Quarter e il SOB, che significa Sound of Brasil… un locale con un proposta di musica afro, brasil, haiti. Fuori di Nuova York esiste qualche altro locale con queste caratteristiche. E’ vero però che vi sono diversi ristoranti e pub in cui suonano piccole formazioni di due, tre o quattro musicisti per un repertorio di intrattenimento. Ma è un’altra cosa.

Quanta concorrenza devi affrontare?
Non molta, forse ce n’è più nella salsa. Siamo in pochi a fare questo genere di son montuno, le orchestre di salsa non fanno questo stile. Comunque un’orchestra grande che fa musica cubana oltre a noi è quella dell’ottimo e famoso Johnny Pacheco, leggenda della musica latina.

Parliamo del tuo ultimo disco in cui il son montuno mi sembra tinteggiato di salsa in modo più significativo rispetto a “Recordando a Cuba”?
Hai ragione, con “Rumba Nueva” ho voluto riproporre il sound della musica tradizionale cubana con il sabor della salsa newyorchese.



Rumba Nueva, titolo dell’album e della title track, è bene dirlo: sta fuori dall’espressione autentica della rumba cubana e semmai richiama la rumba flamenca. Deduco che il titolo è sinonimo di musica latina?
Proprio così, il brano è declinato a rumba flamenca e la scelta del titolo guarda alle vendite.

D’accordo, è importante la vendita, ma un titolo così potrebbe depistare e confondere le carte ai non iniziati. Ti porto un esempio: Xavier Cugat vendeva rumba per son e molti hanno le idee poco chiare. Oggi è vero che c’è maggiore conoscenza sulla musica latina, ciò nonostante è meglio chiamare le cose con il proprio nome. Non credi?
Certo, quello che dici è molto vero e… sì, bisognerebbe calibrare meglio tutto ma… comunque so che stai parlando de El Manisero, un son-pregón commercializzato come rumba…oppure…

…Andiamo avanti. Tra le tredici tracce spiccano Voulez Vous Danser, Histoire d’un Amour, On y va tous a danser. A cosa si deve questa simpatia o omaggio alla canzone francese?
Io parlo un po’ il francese, mi piace molto e spesso vado in Canada perché da cinque anni ho una casa in Quebec City. Lì ho instaurato buone relazioni, la musica cubana piace, e questo mi ha spinto, perché no, a dedicare un po’ di melodie alla cultura francofona.

La tua orchestra è formata da musicisti di diverse origini: boricua, cubano, venezuolano ecc. C’è competizione estetica, una sorta di campanilismo artistico, oppure niente di tutto questo?
Io non credo, tra noi c’è molto affiatamento, ci sono musicisti cubani bravi, portoricani altrettanto abili, ma anche artisti nordamericani non ispanici di ottimo livello che hanno suonato nell’orchestra. Forse, allargando il tema, quando si parla di musica salsa allora sorgono discussioni: i cubani non tendono a riconoscere la salsa come genere, per loro non esiste, esistono i differenti ritmi, la guaracha, il son, il mozambique, il mambo , il cha cha cha. E questo insieme, oramai si sa, è stato amalgamato e commercializzato con il nome salsa, ma i cubani non lo accettano molto.

E tu che non sei nato a Cuba, in questa diatriba sulla salsa come ti collochi?
Quando uno dice salsa, riconosce questa come musica latina, e io penso unicamente che questo concetto lo si usò per vendere al mondo le sonorità dell’America latina. Quando io suono un son o una guaracha ecc. come riuscirebbe il grande pubblico a distinguere un genere dall’altro? e allora dire salsa è più facile e identifica una certa cultura. Anche perché qui negli Stati Uniti la parola son significa figlio. E allora è un po’ strano dire suonare il figlio e…

Invece riscontri differenze in ambito estetico, concettuale, tra un musicista cubano nato a Cuba come Paquito D’Rivera, El Negro Hernandez, Issac Delgado ecc. e uno nato negli Stati Uniti come te da genitori cubani, ci sono caratteri sonori distinti, la cubanità è più sfumata?
Sì, qualche differenza esiste e direi nella forma espressiva. I cubani della mia generazione sono cresciuti tutta una vita sotto un regime dove ti hanno lavato il cervello. Io ritengo che è come una scuola e il bimbo fa quello che vede, voglio dire che condiziona molto l’ambiente eccetera e quindi credo sia difficile per un adulto cambiare o lasciare certi elementi.



E l’impiego e l’interpretazione del concetto di clave….
…Se ti riferisci al concetto di clave non c’è nessuna diversità, questa modalità legata alla tradizione si è mantenuta intatta sia a Cuba che qua e nei paesi dove va viene suonata allo stesso modo, la clave non ammette modifiche.
Rispetto alla domanda che mi hai fatto prima posso dirti un po’ di differenze su vari piani: a Cuba il lavoro non esiste e il musicista può studiare, provare e fare descargas tutto il giorno. Ed è un punto molto importante, così nasce una selezione, e naturalmente il musicista cubano bravo ha migliori opportunità di altri per andare all’estero. Quindi avviene una competizione tra di loro per conquistarsi dei punti per uscire dal Paese e, comunque, una cosa che ho notato nei musicisti cubani cresciuti a Cuba è quella di essere molto ben preparati. Io la vedo così. A New York invece sono pochi quella che hanno la fortuna di vivere solo con il mestiere di musicista, ma io amo la musica e vado avanti lo stesso con il tempo che mi resta dopo il lavoro.

Riprendiamo “Rumba Nueva”. Parlaci di Roberto Rodriguez, un nome importante nell’album e nella band.
Rodriguez Jr. è il musicista che suona con me, mentre il padre, Rodriguez Sr., già deceduto, era un famoso musicista- trombettista che suonò con tutti, con la band della Fania, Ray Barretto eccetera eccetera, ed è il compositore di Cubanizate, traccia n.5, che non era mai stata incisa prima d’ora. E Rodriguez è presente in Rumba Nueva anche nel Tributo a Rodriguez (traccia 6), un brano composto da mio zio Sergio Sori che io ho voluto come omaggio ai due Rodriguez. Molti sono gli omaggi a Arsenio Rodriguez, a Celia Cruz ecc. e allora io credo fosse giusto ricordare Roberto Rodriguez, artista che ha composto molte belle canzoni che si ascoltano ancora oggi, e farlo assieme anche al figlio, direttore musicale della mia orchestra, trombettista in evidenza come solista in tanti pezzi ecc. Nella canzone quindi comincio a parlare del padre e poi presento il figlio.

Consentimi di cambiare registro. Nell’orchestra Casino Internacional, ma anche in Cubanoson, i componenti sono tutti professionisti?
E’ un tema dolente di cui si parla poco. Qui in genere sono rari gli artisti, al nostro livello, che vivono o hanno vissuto solamente di musica, quasi tutti hanno un altro lavoro, tranne nomi molto famosi a partire da Gloria Estefan che con i Miami Sound Machine incominciò i suoi primi passi verso il successo proprio qui nel New Jersey. Ma ovviamente ve ne sono altri. E tanto per farti un esempio su quanto sto dicendo, che vale anche per molti colleghi, io sono un tenente della Polizia di Union City, New Jersey, con 25 anni di carriera e suono da sempre e molto nella mia città. E già che ci sono colgo l’occasione per dire che è una realtà molto importante (in cinque minuti attraverso il tunnel Lincoln siamo a New York), Union City è stata considerata per molti anni la seconda città degli Stati Uniti con il maggior numero di cubani, ora si è trasformata molto, c’e’ una realtà più eterogenea, più sudamericana con numerosi messicani eccetera. In sintesi, nella mia area il 90 per cento della popolazione è latina.

Quindi fai due passi e sei nel mitico Barrio latino newyorchese. Poiché sei un agente di sicurezza approfitto per chiederti che aria tira oggi da quelle parti.
Sì il Barrio è vicinissimo, però la maggior parte degli ispanici è radicata qui nel New Jersey o Manhattan. Aria nel senso se c’è delinquenza? Più o meno come in ogni parte del mondo, ma direi che vivo in un posto abbastanza tranquillo, vi sono molte industrie e attività commerciali, una vita di città come Nuova York.

Ma riprendendo il tema della musica come professione vedo che c’è un nome importante della percussione, e non credo, viste le sue molteplici collaborazioni, che divida l’arte musicale con altro….
…ah sì, ti riferisci al venezuelano Luisito Quintero. Bene lui è l’unico che ha lavorato nei miei dischi che si dedica solo alla musica. Stiamo parlando di uno molto richiesto negli studi di registrazione di New York, è un grande talento e credo che iniziò a incidere all’età di 7 o 8 anni. Ma io non posso sempre contare su Luisito per i concerti dal vivo e quindi ricorro ad un altro conguero.

Vuoi ricordarci il formato strumentale di Cubanoson e qual è il vostro cachet a serata?
Piano, basso, tres, due percussioni (congas, bongò con cencerro, senza timbales), due trombe e un trombone. In questo periodo suono poco perché c’è una crisi fortissima, ma comunque con la mia orchestra richiedo 3.000 dollari a concerto, qui in zona. Ma per non creare confusione ti dico che ci sono piccoli gruppi che suonano anche per 500/600 dollari.

Promozione commerciale, marketing diretto e distribuzione Cd, eccetera. Per questo a chi ti affidi?
Faccio quasi tutto io, una promozione costante mediante internet, i dischi li vendo direttamente dal sito, ai concerti, con Amazon. La distribuzione è un’altra cosa importante e ora purtroppo delle 15 case distributrici di cd che c’erano ne restano solamente 2, le altre hanno chiuso le serrande. E per stare in tema di economia: ci tengo a dire che sul risultato delle vendite delle mie produzioni mi assumo tutte le responsabilità. Pertanto, per non coinvolgere economicamente i collaboratori, pago i musicisti al termine della registrazione dell'album. Investo denaro nei miei progetti di musica, curo la produzione, e tutto ciò è una parte importante della mia vita.

Hai suonato all’estero?
Io personalmente ho suonato in Canada due volte. Non abbiamo ancora fatto tournée in Europa e speriamo prima o poi di farci conoscere anche lì.

Nell’attesa, se qualcuno volesse venire a vedervi nel vostro ambiente, a New York, combinando il tutto con una vacanza, quale data suggeriresti per conoscere dal vivo Cubanoson?
Intanto consiglio di verificare sul mio sito e/o di contattarmi ( www.cubanoson.com ). Comunque una bella occasione è fissata il 15 di ottobre al New Jersey Performing Arts Center, conosciuto come NJPAC (1 Center St. Newark, NJ 07102. - www.njpac.org ). E inoltre lo ritengo un buon periodo per visitare la città. Ovvio che mi farebbe molto piacere incontrare te e qualche italiano che ha letto questa intervista, anche perché so che questo portale fa molto per la conoscenza della musica latina in Italia.

Infiliamo la proposta nel pensatoio, non si sa mai. Ma prima di volare oltre Oceano sintonizzatevi su A Bailar con Cubanoson, il brano d’apertura di “Rumba Nueva”. Un buon ponte per iniziare a sognare il sogno newyorchese e rumbear (nell’accezione latina di festeggiare) alla grande e in diretta con l’energica New York’s Cuban Orchestra pilotata da Papo Ortega.

Foto: cortesia Cubanoson.com 

A cura di:
Gian Franco Grilli
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