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Grupo Compay Segundo: l’inesauribile onda di Buena Vista
L’obsoleta musica dei nonni cubani piace ai muchachos italiani, e non solo.
E’ stupefacente osservare il forte impatto che ha sui giovanissmi italiani la musica tradizionale cubana riscattata dai vecchietti del Buena Vista Social Club assieme a Ry Cooder. E tutto ciò a distanza di oltre dieci anni dalla valorizzazione di quel patrimonio sonoro pre-moderno e nonostante che molti dei talentuosi protagonisti di quel fenomeno siano passati ad altra vita. Tra questi Ibrahim Ferrer, Pio Leyva, Ruben Gonzalez, Manuel «Puntillita» Licea, Orlando «Cachaito» López e anche il leggendario Francisco Repilado, in arte Compay Segundo, il quale però prima della sua dipartita decise di scegliere gli eredi musicali che avrebbero continuato a diffondere nel pianeta le sue canzoni e quelle del Buena Vista Social Club, progetto radicato prevalentemente nel son, quintessenza dei ritmi di Cuba. Questi ambasciatori oggi sono riuniti nel Grupo Compay Segundo diretto dal figlio di Compay, il bassista Salvador Repilado Labrada e coadiuvato dal fratello Basilio, claves e segunda voz e, tra gli altri, da Felix Martinez «Chiquitico», grande virtuoso della seicorde e incomparabile con l’armonico, cordofono inventato da Compay in grado di catturare la platea come pochi sanno fare. Ulteriori prove di abilità Felix le ha fornite durante il recente tour (maggio 2009) approdato in Italia e in particolare quando le oltre 1400 persone del Teatro EuropAuditorium di Bologna sono esplose in un tonante applauso mentre l’armonico navigava tra mi minore, sol maggiore, la minore, si settima per innalzare i versi “De Alto Cedro voy para Marcané/ Llego a Cueto voy para Mayarì”, l’incipit di Chan Chan, il nuovo inno della musica popolare cubana, che ha inaugurato la spettacolare serata felsinea avvolta in un’atmosfera riecheggiante quella dell’1 Luglio 1998 alla Carnegie Hall di New York: l’ultimo concerto della band di Buena Vista Social Club.
Per farci raccontare alcuni capitoli della magica favola del Buena Vista, abbiamo incontrato tre dei suoi nuovi apostoli, i sessantenni Salvador e Basilio Repilado assieme a Felix Martinez. Ne è scaturita una lunga e piacevole chiacchierata in cui vengono raccontati aspetti poco noti e alcuni inediti di Compay.
Felix, parlaci dell’eredità ricevuta da Compay.
Felix Martinez: “Tra l’enorme patrimonio artistico ricevuto da Segundo spicca l’armonico, che curo con grande amore e orgoglio perchè è una rarità, un dono prezioso e quando lo suono sento di far rivivere il personaggio carismatico e irripetibile che è stato Compay. Lo inventò Compay quand’era giovane perchè voleva una chitarra multifunzionale, utile per accompagnare e fare assoli, e in grado di riassumere le caratteristiche di tre strumenti come chitarra, laúd e trés. Prese una chitarra di dimensioni ridotte rispetto a quella classica, un specie di requinto, la chitarra dei trii messicani, e vi apportò delle modiche. L’armonico, infatti, ha sette corde, la terza corda è doppia, ecc., ha un’accordatura particolare, è uno strumento che richiede molta applicazione e studi specifici, e lo dico con cognizione perché mi sono diplomato con altri cordofoni cubani e conosco la materia. Poi ci sono alcuni segreti che in parte mi ha svelato Compay. Comunque l’armonico è basilare nel nostro gruppo per avere suoni melodiosi, vellutati, armonici, da qui appunto il nome dello strumento che svolge più una funzione solistica che ritmica e serve per fare il controcanto alla voce”.

Altre caratteristiche di questo strumento?
F.M.: “Beh, ci sarebbero tante cose da raccontare, ma vediamo di elencarne alcune anche se rischio di ripetermi: si accorda in Fa diesis minore, la terza corda è doppia, ha corde invertite, con un’accordatura unica fatta da Compay che assomiglia un po’ al trés, un po’ al laúd e un po’ alla chitarra. Compay puntò a questo obiettivo sapendo che con una chitarra da sola poteva fare una serenata o...; l’unicità di questo strumento sta anche nel fatto che Compay era l’unico a suonare l’armonico a Cuba e nel mondo. E da quando Compay decise di passarmi il testimone, per continuare a riproporre le stesse sonorità nel gruppo diretto da suo figlio Salvador, io sono il depositario di un pezzo di quella storia fatta con quello strumento che ho imparato a suonare da lui. L’armonico che uso nei concerti è quello di Compay, anzi sono due, uno è di riserva, nel caso mi si rompa una corda ecc..... e il fatto di possedere questi due strumenti (non sono i primissimi che fabbricò) appartenuti a un personaggio leggendario come Segundo per me è motivo di grande gioia e orgoglio”.
Salvador, hai vissuto tutto il fenomeno mediatico del Buena Vista, dalle incisioni all’Egrem fino alla Carnegie Hall. E’ così?
Salvador Repilado: “Esatto. Io lavoravo con mio padre da vent’anni e ricordo bene tutto il percorso e in particolare quella noche cubana a New York nel luglio 1998. Fu un’esperienza straordinaria anche in ambito extramusicale, per esempio nelle relazioni tra Cuba e Stati Uniti. Mi riferisco allo sviluppo e all’interscambio culturale in linea con eventi che erano successi prima, come i concerti di artisti nordamericani al Teatro Karl Marx dell’Avana: Billy Joel, Rita Coolidge, Weather Report e altri. Correva l’anno 1979, era l’epoca di Jimmy Carter”.
Si dice che gli incontri da cui scaturì poi il progetto Buena Vista Social Club furono casuali e abbastanza pittoreschi: si andarono a stanare i protagonisti nelle loro case, alcuni in strada affacendati in altre cose e… E’ un racconto veritiero o c’è abbastanza fantasia?
S.R: “Gli unici artisti ancora in scena, per quanto ne sappia, erano Omara Portuondo, Compay Segundo, «Cachaito» e Eliades Ochoa. Gli altri erano anziani occupati alcuni in faccende domestiche, altri a badare i nipotini. Era poi molto singolare che un pianista del calibro di Rubén González non avesse un pianoforte in casa, ad esempio, e altre diverse storie. L’artefice di questa chiamata a raccolta dei maestri “dimenticati” fu Juan de Marcos Gonzalez Per quanto riguarda Compay Segundo bisogna tenere presente che all’inizio del Novanta era sotto contratto con Warner Records spagnola con cui aveva già registrato a Madrid gli album Yo vengo Aqui.. Antologia de Francisco Repilado ecc., dischi che gli avevano ridato un poco di popolarità. Pertanto Ry Cooder dovette chiedere la liberatoria alla Warner per inserire Compay nel progetto Buena Vista Social Club. Progetto che riunì diversi artisti e gruppi: quello di Compay Segundo di cui facevo parte anch’io assieme a Hugo Garzón, il cantante solista dell’attuale formazione; poi c’erano Pio Leyva, il quartetto Patria di Eliades Ochoa, alcuni musicisti dei Sierra Maestra, poi Omara Portuondo, la quale venne reclutata perchè, mentre stavamo facendo il disco nei vecchi studi di registrazione dell’Egrem, lei in quelle ore stava registrando una canzone promozionale al piano superiore dell’edificio. E un’altra particolarità, di cui avrai già sentito parlare, è questa: vennero scelti quegli studi obsoleti perché, secondo alcuni, erano in grado di conferire quell’atmosfera calda e giusta che si stava cercando. Le musiche e gli arrangiamenti in maggior evidenza di quelle session furono quelli proposti alla riunione da Compay Segundo, tanto che Cooder disse poi che Compay era stato l’anima del Buena Vista. Ho ricostruito questo quadro un po’ lungo per ricordare che non tutti gli artisti intervenuti nel progetto Buena Vista vivevano la medesima condizione prima di partire con quella magica avventura”.

La grande consacrazione avvenne alla Carnegie Hall. Ma era la prima volta di Compay negli Stati Uniti? Era già stato all’estero?
S.R.: “Prima del concerto a New York mio padre era stato negli USA in un altra occasione, credo nel 1989, con El Cuarteto Patria di Eliades Ochoa invitato dallo Smithsonian Institute di Washington. Il primo viaggio all’estero che fece fu in Messico negli anni Quaranta con il Conjunto Matamoros dove cantava anche Benny Moré. Era stato anche in altri paesi dell’America latina”.
Quindi ritieni che il concerto newyorchese ha fatto da battistrada ad altri eventi, ad esempio il “Bridge To Havana” del 1999 nella capitale avanera tra musicisti cubani e statunitensi tra cui Gladys Knight, Mick Fleetwood, Peter Frampton e Joan Osborne?
S.R. : “Credo proprio di sì, come ha favorito relazioni che nel corso degli anni si sono spesso arenate. Comunque Buena Vista ha avuto il merito di aprire una nuova pagina e dare opportunità a tutta la musica cubana, lo ritengo uno stimolo per le musiche locali, e il Grammy vinto dal cd va in questa direzione”.
Già, il cd. Ma in mezzo al balletto delle cifre quante copie ha venduto realmente?
S.R. : “Solo di Buena Vista Social Club prodotto da Ry Cooder – escludendo i cd sempre di World Circuit come A Toda Cuba le Gusta, Introducing Rubén González, Ibrahim Ferrer, Omara Portuondo ecc. - credo che siamo attorno ai dieci milioni. Un dato sbalorditivo, e pensare che doveva essere una sorta di incontro tra vecchi amici per ricordare momenti e modi di suonare del passato interpretando brani noti suggeriti da Compay. Insomma, un disco amarcord senza tante aspettative”.
Facciamo un passo indietro. Negli Settanta e Ottanta a Cuba si conoscevano le orchestre Enrique Jorrín, Aragón, Rumbavana ecc. ma non Compay Segundo. Puoi dirci dove suonava tuo padre e se si sentiva sottovalutato?
S.R.: “Il problema è che a Cuba ci sono sempre state molte manifestazioni musicali legate ai vari stili, danzón, guaracha, rumba, bolero ecc., la nostra musica popolare. Più o meno a metà del Sessanta diversi gruppi di musica tradizionale che possedevano un buon livello interpretativo smisero di suonare perché molti dei suoi componenti passarono ad altri generi, quelli di moda, per cercare di conquistare un po’ di mercato. Diversi musicisti entrarono a far parte delle orchestre di musica moderna mentre altri (tra cui mio padre) abbandonarono la scena non essendoci in quell’epoca abbastanza richieste di musica tradizionale cubana. L’influenza dei ritmi moderni nordamericani, rock&roll, twist spinsero il son da un lato, e siccome a mio padre non gli piaceva suonare nei cabaret di bassa categoria decise di lasciare per un po’ la musica e riprendere l’arte del torcedor, la raffinata manifattura del puros fatto a mano nella prestigiosa fabbrica H.Upmann, professione appresa molto bene da giovane”.

Quindi un maestro che ritorna ad arrotolare foglie di tabacco. Ma non prestò nemmeno attenzione ai giovani poeti-cantanti della Nueva Trova?
S.R.: “Effettivamente non si avvicinò ai gruppi o solisti della Nueva Trova anche se anni dopo incise album con qualcuno di loro. Comunque apprezzava le idee artistiche di questi giovani cantori perché si rendeva conto della loro diversa maniera di interpretare la Trova. E forse il movimento di quei giovani - i nomi più noti sono Pablo Milanés e Silvio Rodriguez ma vanno ricordati anche Sierra Maestra, Mayohuacán, Moncada e tanti altri - in qualche misura potenziò il lavoro della Vieja Trova che riprese a interessare la gente. Per esempio, le feste per celebrare i “quindici anni” delle ragazze cubane si svolgevano con le musiche della Nueva Trova ma anche della Trova tradizionale”.
In quel periodo c’era comunque anche chi faceva musica tradizionale: ad esempio, Carlos Puebla che...
S.R.: “ ...Certo, ma faceva musica combinata con contenuti di tipo sociale e politico, canzoni da ascoltare e non da ballare”.
E’ vero, ma solo in parte, perché ai testi rivoluzionari intrecciava ritmi ballabili come lo sono quasi tutti gli stili di Cuba, dal changüi al son montuno, dalla guajira al bolero.
S.R.: “Sì,...a pensarci bene hai ragione, ma fu famoso soprattutto con canzoni di contenuto politico tra cui Hasta Siempre Comandante, Y en eso Llegò Fidel, Reforma Agraria ecc.. Detto ciò, mio padre ha sempre preferito temi legati all’amore, al romanticismo, al suo vissuto, a fatti personali e anche della vita quotidiana. Quindi stilisticamente più affine al bolero”.
E sul rapporto Compay con la musica campesina? C’è chi associa il suo mondo alla musica guajira ma a me non risulta che abbia mai cantato “decime” o sperimentato nel “repentismo”. Nacque in campagna, ma fu un cittadino anche musicalmente, è così?
Esatto, lui ha vissuto soprattutto nella città e non ha mai cantato e suonato
decima, o le controversie del repentismo. La musica contadina ha una forma differente e richiede una tecnica specifica, eppoi a mio padre piaceva comporre e cantare il son, ma quello da sala, funzionale al ballo. Scriveva testi vincolati al son ma pensando ai grandi saloni da ballo dell’Avana dove, ad esempio per un periodo si esibiva con il Conjunto Matamoros: erano gli anni Trenta e in quell’orchestra suonavano artisti che diventarono poi molto famosi: il cantante-guarachero Benny Moré, i componenti del rinomatissimo Trio Matamoros, ovvero Siro Rodriguez, Rafael Cueto, Miguel Matamoros eppoi altri artisti, tra cui Compay Segundo al clarinetto”.

A proposito di clarinetto: l’idea di introdurne addirittura due in un gruppo di son come il vostro è un po’ controcorrente rispetto alla tradizione, che oltre ai principali protagonisti - claves, bongó,chitarra, tres, violino - aggiunse poi la tromba ma non...
S.R. “...Lo si deve al fatto che Compay da giovane studiò il clarinetto ed era un buon clarinettista (e come testimonianza di ciò raccontava spesso aneddoti in proposito) e seppe farsi notare a una rassegna di bande che si svolse all’Avana. Lui suonava nella Banda Municipale di Santiago de Cuba che vinse il concorso tra tutte le bande importanti cubane. Oggi questo avrebbe poca importanza ma negli anni Venti le bande avevano un ruolo importantissimo nella società cubana e i suonatori di banda era una sorta di personalità. Stiamo parlando di un’epoca in cui non esistevano né televisione nè radio ecc. La Banda di Santiago di Cuba fu poi prescelta per suonare l'Inno Nazionale di Cuba (musica composta da Perucho Figueredo -NdA) all’inaugurazione del Capitolio Nacional dell’Avana issando la prima bandiera cubana in quella che fu la sede del Parlamento cubano, struttura architettonica molto simile al Campidoglio di Washington. Quindi mio padre assistette a eventi storici. Con la banda mio padre conobbe così per la prima volta l’Avana, ne rimase affascinato e decise di trasferirsi nella capitale, qui incontra musicisti, suona nel Conjunto Matamoros in cui cantava Benny Morè e assieme andarono in tournèe in Messico e in altre paesi ottenendo grande successo. Compay suonava soprattutto il clarinetto.
Quindi per tornare al tuo quesito: il clarinetto venne inserito come omaggio allo strumento che lui aveva suonato, ma anche per dare una sonorità speciale alla nostra musica, combinando il son e la tradizione musicale cubana con accenti europei e distinguersi così un po’ dai settetti sacri come Septeto di Ignacio Pineiro, dal Sexteto (che poi diventerà Septeto) Habanero in cui spiccava la tromba”.
Con la nuova band avete inciso dischi? E avete progetti futuri?
S.R.: “Dopo la scomparsa avvenuta nel 2003 abbiamo registrato un cd in omaggio a mio padre che si chiama Siempre Compay pubblicato dall’etichetta Discmedi di Barcellona, album che ha ricevuto la nomination al Grammy Award latino, ma non ha vinto il premio come nel 1997 e quel Grammy ora si trova assieme ad altri riconoscimenti, dischi d’oro eccetera nella Casa Museo Compay Segundo, che era l’abitazione dove ha vissuto gli ultimi otto anni della sua vita. E’ in Calle 22 entre 1ra e 3ra, Miramar- Playa, visitabile dal pubblico e contiamo di promuovere iniziative per aumentare il numero dei visitatori che vengono da tutto il mondo. Stiamo pensando a un nuovo cd ma intanto suoniamo la sua musica tutte le settimane nel prestigioso Hotel Nacional dell’Avana oppure in tournée che come hai visto riscuote un immenso successo anche tra i giovani”.

A proposito, a parte i figli d’arte ci sono anche nipoti sulle tracce di Compay?
Basilio Repilado: “Ecos de Siboney che è un ottimo gruppo diretto dai figli di mia sorella Amparo e suonano gli stili preferiti da Compay: son, guaracha, bolero e altre musiche… con mucho sabor”.
Salvador, concludiamo con una domanda di fantapolitica. Andando a ritroso con la memoria, negli anni Venti, ritroviamo il binomio politica e spettacolo, con candidati e gruppi di “comparsas” a ritmo di conga in strada. Da un lato, “La Chambelona” sfilava con i liberali, mentre dall’altra, la conga “Tumbando la caña” con i conservatori. Se a Cuba dovesse ripresentarsi questo dualismo per chi tiferesti?
S.R.: “Non ti saprei rispondere perché quelle tendenze politiche e quei modi di fare politica credo che non ritorneranno più a Cuba. In due parole: penso che il popolo cubano non accetterà situazioni come quelle che dominarono nell’epoca che noi chiamiamo “pseudo-Repubblica”, oggi siamo un paese evoluto nonostante le difficoltà economiche e la gente ha raggiunto un alto livello di educazione”.
Foto: Gian Franco Grilli
Si ringraziano per la collaborazione: Sara Barcena e l' Associazione Caribe
(asscaribe@libero.it)
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