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BIOGRAFIE



LIZARDO CARVAJAL

09/06/2011

Il termine ‘trova’ designa nella lingua spagnola un impulso che riunisce spontaneamente gli artisti attorno alla canzone come forma espressiva.
Così scrive Fabio Veneri nel retro copertina del suo libro ‘Trova Viva’, da cui ho occasione per la seconda volta di trarre spunto per una biografia, come mi capita di dire ogni tanto, un po’ fuori dalle righe, in quanto il nome del colombiano Lizardo Carvajal, come in precedenza il cubano William Vivanco, non si collocano nei circuiti della musica ‘ballabile’.
Ma se volete dedicare un po’ del vostro tempo ad una pausa di riflessione musicale, andate sul sito dell’artista di oggi, definito un ‘menestrello’ per il suo modo di cantare: potrete scaricare tre brani per ognuna delle sue quattro produzioni che ha realizzato finora e farvi, come sempre, le vostre idee.

Lizardo Carvajal è nato nel 1979 nella città colombiana di Cali, città tropicale e salsera per eccellenza, vero e proprio centro di propulsione musicale fondamentale per tutta l’America Latina. Non a caso, qui nascono personaggi come Andres Caicedo, autore di culto con il suo "Que viva la música!" ed uno stile peculiare di definire quella musica che oggi caratterizza non solo il ballo, ma anche varie forme di socialità nel continente.
Figlio della canzone latinoamericana, cantautore urbano, erede purissimo di grandi trovadores come Víctor Jara, Georges Brassens, Chico Buarque de Hollanda e Silvio Rodríguez, le radici della musica di Carvajal affondano nella più pura e consapevole tradizione del canto latino americano: dalle poesie di Nicolas Guillen musicate dai Quilapayun alla tecnica orchestrale di suonare la chitarra del già citato Silvio Rodríguez, dal bambuco colombiano al vals peruviano, senza dimenticare la lezione estetica essenziale della bossa nova brasiliana.
Cantautore urbano e con la predisposizione alla fusione delle sonorità, Carvajal non disdegna il ricorso tematico anche alla tradizione culturale europea: dalla pittura cubista al cinema italiano. Ciò che nasce è un percorso stilistico che propone ritratti di un America Latina che cambia cosciente dei propri motivi fondanti, sempre tracciati con ironia ed arguzia.
Carvajal ha portato in giro le sue canzoni in tutto il continente: a Cuba, in Venezuela, Ecuador, Perú, Bolivia, Cile, Argentina, Uruguay e Brasile, ambasciatore di un’ideale abbraccio continentale.
Sintomatica, da questa punto di vista, è una sua composizione poetica, “Ojala nos invadan” (“Magari ci invadessero”), dove viene ribaltata la classica antinomia colonizzatore/colonizzato: Carvajal canta la solitudine del suo paese e si augura che, per la prima volta nella storia, ad invadere la nazione colombiana, sia l’America Latina, la Nuestra America di José Martì, quella degli indios e dei desaparecidos, in modo tale da porre fine agli squadroni della morte, ridare il sorriso agli abitanti e l’assistenza sanitaria ai bimbi, emblema cioè del suo essere, un romantico cantore delle passioni, della giustizia sociale e delle contraddizioni della vita ‘sociale’.

Discografia –
Fabulàrio (2005);
Rojo (2007);
Diez Canciones De Amor (2008);
Manda Un Mail (2009)



Fonti informative :
website: lizardo-carvajal.com;
‘Trova Viva’, di Fabio Veneri – Editrice Zona (Arezzo);
website: cultura latina.it;
website: javierheraud.splinder.com/tag/colombia

A cura di:
Andrea ‘il geometra della salsa’
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