QUATTRO CHIACCHERE CON… IL PRINCIPE DELLA SALSA!

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Johnny Vazquez - Intervista al Principe della salsa
Johnny Vazquez - Intervista al Principe della salsa

È conosciuto da tutti come “Il Principe della Salsa”, il perché ce lo spiega lui in questa lunga intervista in cui ci racconta molto di sè e del mondo della salsa. Stiamo parlando di Johnny Vazquez, considerato, insieme ai suoi fratelli, Francisco e Luis, il capostipite del Los Angeles Style. Johnny sarà anche una delle Salsa Star presente ad Eventopeople 2018, l’evento salsero sicuramente più grande d’Italia e probabilmente d’Europa e del mondo, che si terrà a Marina di Sibari dal 18 al 20 maggio.

Come ha iniziato Johnny Vazquez a ballare?
Ho iniziato a ballare nel 1996, tramite i miei fratelli. Per una ragazza…che mi ha lasciato in pista! Adesso posso dire grazie a lei, perché in teoria non era nei miei piani, invece per lei – non so se dire per merito suo o per colpa sua! – ho deciso di imparare a ballare e sono diventato un ballerino di salsa. Grazie a lei e grazie e ai miei fratelli che mi hanno portato in America e mi hanno contagiato con la loro passione per il mondo caraibico.

Quando è nato il fenomeno “il Principe della Salsa”?
È nato nel 2000 al Portorico Salsa Congress. È stato il Maestro dei Maestri, Eddie Torres a chiamarmi così. Dovevo esibirmi per ultimo, un pezzo in cui iniziavo cantando “Mariachi”, uno show di dodici minuti, tra canto e ballo, e Eddie Torres ha voluto presentarmi, ma non mi sarei mai aspettato che mi definisse così. Poi gli ho chiesto come mai aveva deciso di dare quel nome proprio a me è non a qualcuno del suo gruppo come Jayson Molina o Frankie Martinez e lui mi ha risposto che io avevo qualcosa di diverso che mi rendeva diverso da loro, e non importa se ballavo sull’uno o sul due.

Com’è cambiato in questi anni il mondo della salsa?
È cambiato molto. Nel bene e nel male. Nel bene, la salsa si è evoluta, è cresciuta, ha aperto più la mente a tutti noi, abbiamo capito che dobbiamo fonderla con altri stili e studiare di più. Si sono aperte le porte a tanti artisti al di fuori di questo mondo, cosa che diversi anni fa non sarebbe stata possibile. Adesso come adesso la competitività offre tante chances ai nuovi talenti che vogliono diventare qualcuno. Senza la concorrenza, quella positiva, senza la competizione, non sarebbero mai arrivati da nessuna parte. Sempre tra le cose buone, adesso abbiamo tantissimi eventi: ogni settimana puoi scegliere tra più eventi in tutta Europa, mentre prima c’era soltanto un evento che rappresentava l’Italia, uno la Spagna, ecc.
Di male, è che ora viene tutto visto come una competizione, ma un Congresso non è una gara. È un momento per esibirti e far vedere le tue qualità, il tuo modo di esprimerti, quello che senti per la salsa, la passione. Dovrebbe essere un modo per condividere il proprio stile, la propria passione, per farsi nuovi amici non nuovi nemici. E invece appena tu sali sul palco, ti vedono come un rivale, sperano che sbagli. E nessuno può cercare di convincermi del contrario, perché questo è quello che sento sulla mia pelle. Non mi diverto più come una volta, quando salgo sul palco più che un divertimento è una tortura. Devo uscire con una concentrazione intensissima, perché sento le vibrazioni negative, gli altri sparlare dietro. Non farò nomi, ma è così. È questo il lato cattivo del ballo adesso.

E il ballo sociale, in pista?
Anche quello è cambiato tanto. Mi piace di più adesso. Perché quando ho iniziato io, si mettevano tante acrobazie anche in pista: l Los Angeles Style (di cui i fratelli Vazquez, Francisco, Luis e Johnny sono considerati gli ‘inventori’ – ndr) metteva a repentaglio l’incolumità di chi ballava accanto. Adesso invece la salsa è più ‘ballata’, più di coppia, più tranquilla… semplicemente bisogna seguire la musica. Perché dobbiamo capire che non a tutti piace la stessa musica. È un messaggio che lancio a tutti i Dj che suonano nelle serate: ad alcune persone piace il guaguanco, ad alcune la musica cubana, ad altre la bachata, quindi, i dj dovrebbero suonare un mix per cercare di accontentare un po’ tutti. In generale ti posso dire che il ballo sociale è cresciuto sia come numero che come qualità e ha raggiunto un buon livello: mi piace!

La competizione cattiva che c’e nel mondo degli artisti c’è anche nel ballo social, in pista?
Sempre c’è stata e sempre ci sarà. C’era vent’anni fa, quando ho iniziato, e ci sarà sempre qualcuno che ‘ti sfida’ ballando in pista, qualcuno che vuole dimostrare di essere migliore di te, anzi, adesso ce n’è ancora di più! È ovvio che adesso ce ne sia di più perché la gente studia di più, è più preparata e si sente più in grado di confrontarsi con te in pista. Peccato, perché il Sociale deve essere un divertimento e non una sfida.

Come è cambiato Johnny Vazquez come artista e come uomo in questi anni?
Un po’ e un po’. Come artista, il mio stile è lo stesso, la gente continua a vedere che faccio lo stesso, semplicemente ho cambiato un po’ la parte tecnica perché mi sono evoluto, studio, però senza lasciare indietro le mie radici, il modo di ballare che ho imparato e mi contraddistingue, il Los Angeles Style. Che poi non è veramente di Los Angeles, la gente ci ha chiamati così perché era una moda introdotta dai fratelli Vazquez di Los Angeles, però è sempre un ballo sull’1 e l’1 si può ballare ovunque, è un numero musicale. Come stile invece, sì, Los Angeles. Come artista mi sono molto evoluto: guardo indietro, però imparando sempre di più, andando sempre più avanti.
Come persona, sono cambiato tantissimo. La vita mi ha regalato più esperienza: ho una famiglia, una moglie meravigliosa, una figlia bellissima, un figlio appena nato. Mi sento completato come persona, Dio non avrebbe potuto darmi di più. Sono molto più tranquillo. In passato sono stato un pazzo nella salsa – ancora lo sono! – Johnny Vazquez è sempre lo stesso, però con meno problematiche personali. Ho avuto dei periodi in cui l’inesperienza, le amicizie sbagliate, i miei stessi errori, mi hanno portato ad avere atteggiamenti e comportamenti sbagliati. Ma sono cambiato e sto cercando, ogni giorno, di essere una persona migliore in tutti i modi.

Il tuo punto di forza come artista?
La capacità di interagire con la gente, l’energia. Ho imparato che il controllo delle persone è negli occhi. Se io faccio uno stage davanti a cento persone che mi guardano, posso sentirmi in imbarazzo. Io gioco con gli occhi. La gente vede la mia energia, e crede che sia nel corpo, invece no: è negli occhi. È lì che inizia il mio lavoro.

Quando ti sei fatto male, pochi anni fa, e sei rimasto tanto tempo fermo, avresti mai pensato che saresti tornato a ballare a livelli così altri?
No. Anzi, io pensavo di essere finito. Il dottore me lo avevo detto subito: “tu sei finito, dimenticati di ballare, preoccupati solo di camminare.” Ancora oggi ho tre viti dentro a un piede, non so nemmeno se devo toglierle o tenerle, dovrò andare a fare un controllo. Quello che posso dirti è che ho sofferto tanto, tantissimo. E se Dio mi ha dato la possibilità di tornare a ballare, c’è una ragione. La sto scoprendo. mi sento bene, mi sento bene ballando. Anzi, mi sento meglio che prima di avere l’incidente.

Johnny Vazquez, ballerino, ma anche cantante,,,
Se devo dirti la verità, non mi sono mai considerato un cantante. Solo utilizzo il canto per spingere avanti il mio ballo. Mi piace cantare, ho preso anche lezioni, ma non voglio fare il cantante o cantare come professione.

Quanto ti manca ballare coi tuoi fratelli di carne e con un tuo fratello non di carne, ma sicuramente a livello artistico, che è Ramon Morales?
Mi manca tanto. Quando Ramon se n’è andato dal gruppo é stato, nel mondo della salsa, il colpo più forte che mi sia mai capitato. È stato come se mi avessero tagliato un braccio. Così mi sono sentito. Anzi, anche una gamba. E poi sono riuscito a salire di nuovo, però ti posso dire che mi è mancato tanto. Mi manca ancora. un po’ meno perché ho imparato a vivere senza di lui nel mondo lavorativo, ma mi manca tanto e non escludo di fare magari un giorno qualcosa ancora insieme a lui perché è stato e sempre sarà per me, oltre che un’enorme ispirazione, un grande fratello.

E ballare coi tuoi fratelli?
Anche quello mi manca tantissimo, perché è con loro che ho iniziato. Ho iniziato con mio fratello Francisco, facevo parte del suo gruppo Los Rumberos prima che la gente mi conoscesse come Johnny Vazquez. Tutto quello che so è merito del mio grande Maestro, Francisco Vazquez: la mia base, il mio principio, i miei inizi, devo tutto a lui. Lui e Luis, l’altro mio fratello, hanno contribuito a farmi entrare in questo mondo salsero. Mi viene in mente la nostra esibizione insieme a Portorico nel 1999…e dopo questa intervista mi hai fatto venire voglia di chiamare mio fratello e proporgli di fare una coreografia noi tre insieme, prima che sia troppo tardi! (Ride – ndr)

Progetti per il futuro?
Come cantante è uscita da poco una mia canzone “Loco” e stiamo lavorando su altri pezzi di bachata, perché voglio provare anche questa strada.
Andrò in Cina, in Messico. Ho parlato anche con una persona che tu conosci molto bene di questo mondo e nel futuro potrebbe esserci anche un film. Di progetti ce ne sono, l’importante è che Dio mi dia la salute e che la gente continui ad appoggiarmi e a volermi bene come ha fatto fino adesso.

A Cura di Chiara Ruggiero

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