JOE CUBA

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Miguel Gilberto Calderon, meglio conosciuto come Joe Cuba, nacque il
22 aprile 1931 in un appartamento della 115° strada dello Spanish Harlem, un
quartiere di Manhattan, di origine portoricana.

Cominciò ad accarezzare l’idea di diventare musicista per caso, infatti
durante la sua adolescenza sognava di intraprendere la carriera professionistica
come giocatore di baseball, ma presto questo sogno di giocare nelle grandi leghe
svanì in seguito ad un incidente che ebbe durante una partita, per la conquista
della base, – regola del gioco del baseball -, scivolando si ruppe una gamba.

Aveva ancora 19 anni e per distrarsi nel periodo della sua convalescenza
chiese al suo amico Albert Rivera che gli prestasse la "tumbadora", così
affezionatosi allo strumento cominciò a suonare improvvisando le musiche delle
grandi orchestre di Tito Puente, Tito Rodriguez e Machito.

La passione per la musica crebbe inaspettatamente e grazie al suo amico
Victor "Negrito" Pantojas che gli insegnò il ritmo basilare del tamburo. Fu così
che inizio ad esplorare le forme armoniche e ritmiche dello strumento. Sembrava
essere solo una semplice inclinazione per quella nuova passione, invece
trascorse lunghe ore alla pratica musicale tra le strade del suo quartiere, che
si trasformò nello scenario ideale per apprendere l’arte. Ricevette importanti
consigli da alcuni musicisti veterani che gli insegnarono a tenere il tempo con
le regole della clave.

Joe Cuba è senza dubbio, una delle icone più importanti nello sviluppo della
musica popolare caraibica dell’ultima metà del secolo XX che nacque nella città
di New York.

Fu colui che, insieme ad altri illustri nomi che facevano parte della sua
band, Joe Cuba Sextet, diede una spinta decisiva affinchè quelle nuove forme
musicali quali il boogaloo, il latin soul, la pachanga e la salsa varcassero i
confini dei night club latini e afroamericani, così tutti potessero degustare il
contagioso suono che esprime il sentimento e la cadenza afrocaribeña.

Questo segnò un passo importante nella rivendicazione dell’identità sociale e
culturale degli emigranti ispanici della City, fu il primo musicista antillano a
proporre un nuovo concetto artistico che attirò allo stesso modo il pubblico
ispanico e lo statunitense, trovando la formula migliore nella trascrizione di
testi in inglese e testi miscelati in inglese e spagnolo che mai nessuno prima
aveva sperimentato, da qui lo "spanglish", la nuova forma comunicativa di quelle
sonorità che oggi conosciamo in tutto il mondo.

Per Joe Cuba fu la riuscita della prima grande impresa artistica che ruppe
con la tradizione musicale delle grandi orchestre latine che dominavano
l’ambiente musicale latino degli anni ’50; ma ancora più importante per
l’ingegno creativo del percussionista perchè stabili un nuovo paradigma musicale
che servì a stimolare quella parte di popolazione nordamericana alla tolleranza
nei confronti delle etnie minori in un periodo storico in cui le politiche
discriminatorie e segregazioniste contro gli immigrati caraibici di New York e
di altre città degli Stati Uniti d’America erano severe.

Nel 1950, Joe Cuba venne chiamato a sostituire come percussionista il
conguero Luis "Sabù" Martinez nella band Alfarona X , grazie alla
raccomandazione del suo amico Santos Miranda al quale il direttore della band ,
il bassista Sixto Martinez, chiese di procurare un conguero. La Alfarona X aveva
come repertorio tutta la musica di Tito Rodriguez e questo ne facilitò
l’inserimento di Joe Cuba perchè conosceva bene tutto il repertorio completo;Con
questa orchestra rimase solo per sei mesi,  perchè nella band cercavano un
conguero con più esperienza del giovane Sonny, era così che lo chiamavano, ancor
prima che diventasse Joe Cuba.

Ma questa esperienza fu importante perchè qui maturò il percorso che doveva
intraprendere e che divenne poi il suo mestiere per la vita.

Una volta fuori dalla Alfarona X, il giovane musicista cominciò a frequentare
i locali di ballo più importanti per comprendere meglio il lavoro delle grandi
orchestre dell’epoca, che primeggiavano a suon di mambo e cha cha chà. Fece
amicizia col bassista dell’orchestra di Noro Morales, Ish Ugarte che lo invitò a
partecipare ad una performance che realizzarono all’ Hollywood Terrace di
Brooklyn e altre ancora, ma nel frattempo suonava col la sua conga per le strade
di Harlem, raccogliendo le offerte col cappello per guadagnare qualche
spicciolo.

Nel 1951 entrò a far parte dell’orchestra di Elmo Garcia e poco dopo
nell’orchestra di Marcellino Guerra, un’anno più tardi fece parte del quintetto
di Joe Panamà, invitato da Roy Rosa, un musicista che conosceva fin
dall’infanzia. Ma qui dovette abbandonare gli studi di diritto che aveva appena
iniziato al Brooklyn College.

Nel quintetto di Joe Panamà vi rimane per un anno, qui conobbe il timpanista
Jimmy Sabater con il quale alcuni anni dopo iniziò il suo progetto musicale e
riuscì a posizionarsi come una delle più grandi figure nel panorama musicale
latino di New York. Cominciarono ad arrivare i primi elogi importanti e la
segnalazione come miglior orchestra emergente, fatta di voci meravigliose, cori
forti e sonorità robuste.

Il segreto di questo immediato successo sta nel fatto che Joe Cuba aveva
imparato molto ascoltando i dischi delle grandi orchestre degli anni ’40, e
facendo proprio il senso armonico, il ritmo e la melodia di quella musica. E poi
perchè riconobbe l’importanza di sancire dei canali comunicativi tra latini e
anglosassoni al fine di mostrare la sua capacità creativa. Per questo motivo
impose una nuova  formula musicale interpretando le sue canzoni in inglese
affinchè anche gli americani capissero il significato dei testi che si voleva
trasmettere.

Fu un lavoro importante quello fatto da Joe Cuba & Sextet – nata nel 1953,
così si formarono in seguito molte altre orchestre che misero in atto la stessa
proposta musicale, ma quello che contraddistingue questa formazione fu proprio
per aver cambiato la cadenza musicale, cambiando le trombe con il vibrafono e
soprattutto il lavoro vocale di Willie Torres, il primo portoricano a cantare le
canzoni in inglese a tempo di mambo, pachanga e boogaloo. Il suo primo grande
successo fu "Mambo of the Times" nel 1957.

Con questa interpretazione, Joe Cuba & Sextet si guadagnarono la stima del
grande pubblico e catturò l’attenzione anche dei fedelissimi di altre orchestre
come "La Playa" e "La Plata". Componenti importanti dell’orquestra sono: il già
citato Jimmy Sabater, Yayo El Indio, e Tony Molina. Proprio nel 1957 furono
incisi i primi dischi di 78 rpm del gruppo e alla fine dello stesso anno venne
pubblicato il primo album: "Màrcalo",quindi nel 1958 "Cha cha chà", " I Tried to
Dance All Night" e "The Savage Beast".

Fatto singolare ma importante: il cantante Cheo Feliciano che entrò a far
parte dell’orchestra nell’ottobre del 1957 spesso era tenuto a sostituire il
cantante principale Willie Torres che fece parte dell’orchestra di Josè Curbelo,
questo permise di far crescere la figura di Cheo e quindi guadagnava notorietà
anche grazie alle capacità canore non indifferenti, tant’è che Joe Cuba lo
promuove come voce principale nel 1962 col disco "Steppin’Out". In quest’album i
testi, a differenza dei precedenti lavori, erano in spagnolo, di impatto
immediato con la voce di Cheo furono la pachanga "A las seis" e il bolero "Como
rien".

Cheo Feliciano lasciò un impronta non indifferente, con "El Raton" e "El Pito"
si aprirono nuove prospettive per il gruppo e la saga di produzioni del Joe Cuba
Sextet con la voce di Cheo continuò con "Diggin’ the Most"(1962), "Comin’ at You"(1963)
e "Vagabundeando", "El Alma del Barrio", "Out of this World Cha Cha" e "Cha cha
to Soothe the Savage Beast"(1964).

Nel 1966 Cheo Feliciano andò via e ritornò Willie Torres, continuarono ad
essere protagonisti ma nel frattempo altri nomi come Chivirico Dàvila, William
Garcia, Pete Bonet, Mike Guagendi e Genaro "Henny" Alvarez, contribuirono a
lasciare il segno nella storia della musica caraibica nel mondo con La Joe Cuba
Sextet. 

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