BUENA VISTA SOCIAL CLUB

0
411

La storia di ‘Buena Vista Social Club’ credo che sia conosciuta da
quasi tutti gli appassionati salseri e mi sembra doveroso fare una segnalazione
in questa rubrica.

Nel 1997 a Cuba accadde un piccolo miracolo.
Ry Cooder, musicista americano, autore di numerose colonne sonore, come
ad esempio ‘Paris’ e ‘Texas’ di Wim Wenders, appassionato di musiche popolari,
vola nell’isola caraibica con il figlio.
L’idea originaria è di registrare un disco con i musicisti locali.
Nell’isola Cooder fa una delle scoperte più straordinarie della sua vita:
ritrova, ultraottantenni, ma perfettamente abili, i grandi musicisti del
folclore cubano.
I principali sono Compay Segundo, Ibrahim Ferrer, Rubén Gonzales, Eliades
Ochoa, Omara Portuondo, Orlando “Cachaito” Lòpez, Pìo Leyva, Barbarito Torres e
Manuel “Puntillita” Licea
, ahimè qualcuno ormai scomparso
Dall’incontro fra la chitarra di Ry Cooder e questi artisti nasce un disco
meraviglioso, Buena Vista Social Club (1997), e poi l’omonimo film di Wim
Wenders (1999).

Al cospetto della banda di supernonni, come sono stati definiti Compay Segundo e
compagni, Wim Wenders dà il meglio di sé, con partecipazione ed ironia, con
divertimento e rispetto per i musicisti cubani.
Alcune scene sono notevoli: Eliades Ochoa che piange mentre canta “Silencio”,
Rubén Gonzales scatenato al piano sotto uno scroscio di applausi, ma soprattutto
colpiscono le scene del gruppo intero a passeggio per le strade di Manhattan,
con lo sguardo in alto a rimirare i grattacieli, increduli, pensando ad un
successo che per qualcuno è arrivato con 50 anni di ritardo.
Gli esordi, i quarant’anni d’oblio passati a suonare nei localini dell’Avana
cercando di arrangiarsi.
L’incontro, prima con la famiglia Cooder, per la realizzazione del disco, poi
l’avventura del film con Wim Wenders ed un inaspettato successo mondiale,
rivivendo i ricordi di tutti loro.
Molto intenso è l’incontro di Compay Segundo con il papa.

Queste sono alcune frasi storiche:
“Sto vivendo adesso il sogno della mia giovinezza nel corpo di un vecchio”
(Ibrahim Ferrer);
“Non posso cantare se non bevo prima un po’ del mio rum, devo scaldare la voce”
(Compay Segundo);
“Mentre giravo Buena Vista Social Club mi resi sempre più conto che in fondo non
stavamo girando un documentario, ma avevamo scoperto una storia e stavamo
seguendo le sue tracce” (Wim Wenders)

Dopo il cd del 1997 ed il film del 1999 c’è stato un grande riscontro mediatico
per l’incredibile storia di questi grandi vecchi della musica cubana.
Mi piace precisare, però, che per farsi un quadro più completo di quello che
rappresenta la musica cubana è necessario leggere anche il libro scritto nel
2003 da Vincenzo Perna: “Timba, il suono della crisi cubana”, il cui
sottotitolo recita proprio “tutto ciò che Buena Vista Social Club non vi ha
detto
”.
Una prima idea la potete avere semplicemente andando a leggere la segnalazione
di Gian Franco Grilli nella rubrica ‘Libri’.

Lascia un commento

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here