BENNY MORE’ (Biografia 2009)

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“Gli dei muoiono giovani”: questo è il famoso epitaffio con il quale il poeta
Nicolás Guillén salutò l’uscita di scena di Benny Moré, stroncato da una
cirrosi epatica il 19 febbraio 1963, a soli 44 anni.
Quante sono le cose da scrivere su Bartolomé Maximilano Moré, nato il 24
agosto 1919 a Santa Isabel de Las Lajas, nella provincia di Cienfuegos (Cuba) e
stavolta non mi sono nemmeno buttato sulla ‘rete’, perché i libri in mio
possesso sono già ricchi di informazioni.
E’ il maggiore di 18 fratelli e deve pertanto dedicarsi al lavoro fin da piccolo
per il mantenimento della numerosa famiglia.
La sua vocazione per la musica è, però, subito evidente, canta e balla in
maniera naturale e suona con strumenti artigianali che realizza lui stesso (come
ad esempio le chitarre fabbricate con tavole, chiodi e filo da cucire).
Di giorno lavora guidando i carri pieni di canna da zucchero mentre la sera
suona il tres e la chitarra e, a 15 anni, fonda il il suo primo gruppo: il
Conjunto Avance
, insieme a Horacio Landa, Enrique Benites e Cheo Casanova,
con i quali inizia a girare le sale da ballo e le feste popolari.
Poco più che ventenne si trasferisce a l’Avana, per suonare e cantare nei café e
nei parchi della capitale. Il suo stile e le sue capacità vengono subite notate
da un grande dell’epoca come Miguel Matamaros, che lo ingaggia e lo porta
in Messico a fare da accompagnamento al famoso Trio Matamaros.
E’ lì che Benny Moré incontra Perez Prado, non ancora definito il “re del
mambo”, con cui collabora per la realizzazione di alcuni dischi.
E l’influenza del mambo di Perez Prado gli rimane addosso anche nei
lavori con cui celebra il suo ritorno all’Avana, dopo cinque anni passati in
Messico, realizzando ‘Yiri Yiri Bon’, una canzone afro-cubana registrata
in coppia con Rafael De Paz e destinata a diventare, in poco tempo, uno
dei suoi più grandi successi.
Nel 1953 forma la sua Orchestra, chiamata la ‘Banda Gigante’, o, più
affettuosamente, la ‘Tribù’, legata alle classiche big band dell’epoca
d’oro del jazz, ma con il cuore del Caribe, grazie all’apporto di tromboni e
tamburi, per accendere il ritmo sulle piste da ballo.
Cantante, compositore, arrangiatore e leader Benny Moré fu definito il ‘Barbaro
del Ritmo
’, desunto da un suo intercalare tipico, perchè quando vedeva per
strada una bella donna era solito esclamare: “Mira que bárbara!”, considerando
che a Cuba l’appellativo barbaro è un complimento che significa ‘persona fuori
dal comune’.
Una figura fondamentale non solo per la musica latina, capace di passare con
disinvoltura dal romantico bolero al trascinante mambo, abile nel plasmare la
sua voce a seconda del ritmo, Benny Moré è entrato nella leggenda, grazie anche
alle numerose raccolte pubblicate postume, in omaggio a questo grande artista,
senza contare i numerosi ‘tributi’ realizzati da molti artisti, uno fra tutti
Tito Puente, con il suo personale ‘Homenaje a Benny’, realizzato in tre
album tra il 1978 ed il 1985.
Queste le parole più significative tratte dalla biografia di Raùl Martinez
Rodriguez, realizzata nel 1993: “Benny è stato sincero, esagerato, vagabondo,
donnaiolo, scialacquatore, machista, sensuale, tenero, violento, ma,
soprattutto, un cubano autentico. Benny non è stato un uomo perfetto, ma nemmeno
gli ‘orishas’ (gli dei) lo sono”.
E mentre scrivevo queste righe mi sono tenuto come sottofondo alcuni suoi brani,
quali, “Locas por el Mambo”, “Qué te pasa, José”, “Que Bueno
Baila Usted?
” ed anche “Bonito y Sabroso”, cantata da Oscar D’Leon,
ma scritta proprio da Benny Moré.

Fonti informative :
‘La storia della musica latino americana’ – Redazione Grandi Opere
Hobby&Work;
‘Un’isola a passo di son’ di Gordiano Lupi – Bastogi Editore;
‘Corazón, Il cuore della musica cubana’ di Roberta Besito de Coco – Edizioni
Minimum Fax;
‘Salsa – Il Tropico dell’Anima’ di Enzo Conte – Gremese Editore;
articolo ‘Una stella del firmamento musicale: Benny Moré’, by Alejandra Vega –
Rivista Dimension Latina.

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