La musica è la mia signora – L’autobiografia – autore Ellington Duke

La musica è la mia signora – L’autobiografia – autore Ellington Duke

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La musica è la mia signora – L’autobiografia – autore Ellington Duke
La musica è la mia signora – L’autobiografia – autore Ellington Duke

“Prima di toccare New Orleans, l’elemento originale africano si fece sentire nelle Indie Occidentali, e da lì si diffuse in due direzioni. Nella prima raggiunse i paesi latinoamericani, dove assorbì elementi spagnoli e portoghesi, dando luogo a una tipica musica afrolatina. La tradizione dei tamburi africani sopravvisse fortemente, e l’utilizzo degli strumenti a percussione (conga, bongos, timpani) è tuttora una caratteristica di questa musica. I ritmi africani sono considerati da sempre i più raffinati. L’impulso africano influenzò anche la Costa Orientale degli Stati Uniti, dove si formò una musica più rigorosa, perchè molti dei musicisti avevano avuto il vantaggio di ricevere una formazione scolastici e di studiare al conservatorio”.
Questo e molto altro potranno trovare di particolare interesse gli amici di questo portale leggendo il volume Duke Ellington, La musica è la mia signora L’autobiografia (464 pagine. 17 € – Minimum fax, Roma). Infatti il grande Maestro di jazz nella versione integrale della sua autobiografia – ora tradotta in italiano con prefazione di Franco Fayenz – descrive i lunghi viaggi effettuati con la big band in Sud America, parlando non solo dei locali da ballo, delle musiche e dei musicisti intervenuti nelle tournée, ma con dovizia di particolari ci offre sensazioni, emozioni, curiosità e calore incontrati tra la gente di quei luoghi. E’ il ‘diario latinoamericano’, raccolto tra le pagine 326 e 357, una sorta di cartoline di Rio de Janeiro, San Paolo, Buenos Aires, Mendoza, Montevideo, Santiago del Cile, Caracas, Quito, Bogotá, Panama, San José, Managua, Città del Messico, Guadalajara.
Ma il viaggio sudamericano rappresenta una piccolissima parte della vicenda narrata da Edward Kennedy ‘Duke’ Ellington, autore di capolavori come Mood Indigo, Sophisticated Lady, Jam with Sam, Perdido, Caravan, Take the A Train (per decenni la sigla dell’Orchestra). Davvero curiosa l’impostazione del testo: dopo il prologo seguono otto ‘atti’ – come fosse un’opera teatrale – con sottocapitoli ricchi di aneddoti, ricordi e tante schede sintetiche che il ‘Duca’ dedica con parole di stima e gratitudine (mai di critica) a strumentisti, cantanti, direttori d’orchestra, da Louis Armstrong a Charlie Parker, da Billy Strayhorn a Ella Fitzgerald, da Sidney Bechet a Dizzy Gillespie. Tra i ‘personaggi del dramma’ (come lui li definisce nel libro) anche il figlio Mercer, il grande Paul Gonsalves e il portoricano Juan Tizol che Duke incornicia come ‘uno dei migliori musicisti che io abbia incontrato… un grande uomo che mi aiutò”. Dei personaggi mette in luce i lati migliori ed evita di raccontare episodi negativi o tensioni. E’ un Duke positivo che ripercorre uno spaccato collettivo di storia personale e musicale dall’epoca del Rinascimento di Harlem alla Seconda guerra mondiale, dal difficile dopoguerra ai primissimi anni Settanta. Pagine che fotografano un nero che ha avuto tutto dalla vita fin dall’infanzia al contrario dei suoi coetanei, un uomo di successo, di talento, uno dei principali protagonisti del jazz, che dall’inizio del Novecento sino alla sua scomparsa del 1974 ha contribuito a costruire una delle espressioni artistiche più importanti. Tra i tanti riconoscimenti ricevuti, anche quello di Nixon che diede un ricevimento in onore del ‘Duca’ per conferirgli la più importante onorificenza civile statunitense. Nato nel 1899, a diciannove anni è già sulla scena come pianista in alcune orchestre di Washington. Dal ’34 al ‘36 si esibì con la sua mitica band al Cotton Club, uno dei più famosi ed eleganti cabaret di Harlem. Poi Ellington con quella che fu la più celebre orchestra del mondo del jazz, ha percorso migliaia di chilometri sulle strade del pianeta, ha partecipato a galà, offerto concerti in club, sale da ballo e teatri, incontri e conferenze tra ambasciatori e regnanti. L’unica orchestra al mondo che lavorava cinquantadue settimane all’anno. Sempre ‘on the road’, con grande eleganza, come un vero ‘Duca’ nella musica e nella vita. E in questo lungo e veloce girovagare da un posto all’altro qualche particolare deve essergli sfuggito o memorizzato con poca chiarezza da come li riporta sulla carta. Ma a un gigante come lui si possono abbonare alcuni limiti di questo tipo riscontrabili nel testo, come brevi interruzioni di ritmo nella narrazione, qualche contraddizione che si riscontra qua e là o risposte ‘incartate’ (evidenziate anche da Fayenz) nell’autointervista finale. Tuttavia libro imperdibile, soprattutto per i più giovani che vogliono acquisire familiarità con Ellington, con la sua immensa e meravigliosa produzione musicale. E nell’eventualità di una nuova edizione – auspicabile per l’editore e il mondo del jazz – sarebbe utile inserire un indice dei nomi per facilitare il lettore nella consultazione di quest’autobiografia, che ribadiamo fondamentale per conoscere il grande compositore e la sua donna: la musica jazz.

EDITORE Minimum fax, Roma
a cura di Gian Franco Grilli

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