Capablanca: la rivincita del maestro cubano – autore Fabio Stassi

Capablanca: la rivincita del maestro cubano – autore Fabio Stassi

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Capablanca: la rivincita del maestro cubano – autore Fabio Stassi
Capablanca: la rivincita del maestro cubano – autore Fabio Stassi

Tra realtà e finzione, la vicenda del grande scacchista raccontata in un bel libro di Fabio Stassi

di Gian Franco Grilli

Avete sentito parlare di José Capablanca? E’ cubano, una figura eroica dell’Isla. Non è un musicista (ma si parla di similitudini con la vita Mozart) o un artista – come di solito ci si aspetta di leggere su queste pagine – ma è stato uno dei più grandi campioni della scacchiera, quel magico quadrato di sessantaquattro case bianche e nere dove si svolgono duelli psicologici, matematici, silenziosi, snervanti. E sessantaquattro sono anche i capitoli de La rivincita di Capablanca, l’ultimo lavoro del quarantaseienne scrittore di origine siciliana Fabio Stassi (minimum fax, 2008) che rielabora romanzescamente la vicenda di questo leggendario cubano. L’autore ci regala una straordinaria e movimentata storia – che fa partire dagli ultimi mesi di vita di Capablanca , quasi a voler subito creare un parallelo tra scacchi e la vita che “é un gioco che si impara dal finale” – ambientata nella prima metà del Novecento (tra due guerre mondiali) e in particolare muovendosi all’Avana, New Orleans, New York, Londra, Mosca, Pietroburgo, Estoril e Rio Preto, mettendo in scena le battaglie tra José Raúl Capablanca y Graupera (campione del mondo nel 1921 contro Lasker all’Avana) e il russo Aleksandr Aljechin, che diventò un incubo per il cubano quando nel 1927 lo scaraventò giù dal trono nel duello di Buenos Aires, violandone la infallibilità. Di lì in poi la ricerca ossessiva della rivincita di Capablanca (che nella realtà non otterrà mai, ma il romanzo riserva sorprese) per sbugiardare il suo avversario, sadico, razzista, nazista; e di lì in avanti la rivalità tra i due scacchisti eccezionali, ex-amici che gareggiarono per possedere madame Zlata, e la tenzone diventa la metafora delle passioni, della crudeltà, dei sogni infranti di un’epoca intera. In una parola, metafora della vita, una esperienza umana che registra le scelte difficili di un bambino prodigio cresciuto all’Avana ascoltando racconti di schiavi negri e le preghiere a Changó, consigli per pilotarne il destino, partite clandestine al Circolo scacchistico dell’Habana Vieja, guerre, diplomazia, notti amorose, tornei in giro per il mondo, inseguimenti audaci, vittorie e sconfitte dolorose, ma tornando sempre al gioco con le caselle bianche e nere, pedoni e regine, cavalli e alfieri, aperture e finali, strategie segrete, come nei romanzi. Una narrazione costruita abilmente ricorrendo ad episodi della vita del talentuoso (e dongiovanni) Capablanca, la cui mente vedeva scacchi dappertutto. Per “José Raul, il Malecón (il lungomare avanero) era il confine di una scacchiera ….una lunga striscia presidiata da due torri”. I genitori fecero di tutto per distrarlo dal gioco. Tentarono di orientarlo alla musica con di lezioni di pianoforte, ma quando il padre trovò i quaderni pentagrammati imbrattati di disegni e formule scacchistiche, si rassegnò dicendo: “Cazzo, questo ragazzino vede pedoni anche nelle note”. Pagine avvincenti tra realtà e finzione scritte benissimo, con un ritmo moderatamente sincopato, quel tanto da tenere il lettore sempre nella giusta tensione. Una trama che intreccia la vita del campione cubano, i principali protagonisti della scena scacchistica di quelle stagioni e riferimenti di storia internazionale, come ad esempio l’esplosione dell’incrociatore Maine (1898), che offrì una buona giustificazione ai nordamericani per dichiarare guerra alla Spagna (la guerra ispano-americana durò 113 giorni), battersi per l’indipendenza del popolo cubano per poi metterlo sotto la propria ‘protezione’: una nuova forma di colonialismo. Insomma nel libro di Stassi c’è di tutto, è quasi perfetto. Se non fosse per un errore nelle bandelle, dove Capablanca diventa campione del mondo a 23 e non 33 anni. La rivincita di Capablanca, comunque, sembra anche un pretesto in ottima forma letteraria per raccontare il senso della vita (con le contraddizioni) e un invito a riflettere. Al termine del sessantaquattresimo capitoletto, la voglia é di tornare al primo, per rileggere tutto con una lente diversa, e scorgervi messaggi e insegnamenti contenuti, tra cui quello di non rassegnarsi all’esistente, di cercare il cambiamento. Da pedoni a regine.

EDITORE minimum fax
a cura di Gian Franco Grilli

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