THE LATIN DREAM: INTERVISTA ESCLUSIVA A FERNANDO SOSA

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Finalmente il 29 giugno arriva nelle sale cinematografiche italiane,
l’attesissimo The Latin Dream, il film sulla salsa scritto e
interpretato dal Maestro Fernando Sosa, che per l’occasione ci ha
concesso questa lunga intervista, in esclusiva per salsa.it

Sei il ballerino più famoso del mondo, il leader del gruppo più famoso del
mondo, pluricampione del mondo in coppia e in gruppo, hai una tua scuola, un tuo
locale, una famiglia meravigliosa. Qualunque persona “normale” avrebbe pensato:
“ho tutto e anche di più, vivo tranquillo, godendomi quello che ho”… tu no!
Com’è nata l’idea di fare anche un film?

Secondo me è nato con l’idea di andare oltre il limite, perché ci sono
persone, come me, che non si accontentano mai. Che può essere un pregio, ma
anche un difetto perché certe volte non mi prendo le soddisfazioni che magari un
mio lavoro merita, perché sto già pensando a quello successivo, non mi godo un
successo, perché sto già pensando a cosa fare dopo.
Però fondamentalmente The Latin Dream nasce con l’idea di cambiare
qualcosa nel nostro ambiente. Io sono nato – come ballerino – nell’era di questi
ultimi vent’anni, quindi dei Congressi Mondiali: gli stage, le serate, gli
spettacoli,, le settimane dedicate alla salsa. Ce ne sono stati, e ce ne sono,
in tutto il mondo di ogni tipo, però se andiamo a vedere da vicino questo è
successo: più scuole, più locali, più eventi.
Poi c’è stato Street Dance 2 in cui Maykel Fonts e Chiquito
– per fare due nomi di ballerini ‘italiani’ (anche se di adozione, diciamo –
ndr) hanno difeso in maniera giusta quella che in quel film chiamavano Street
Dance, in realtà era un po’ una salsa fusion, ed è stato un grande colpo per il
nostro ambiente. Io avevo sempre sognato e voluto – come avevo sognato di aprire
una mia scuola, un mio locale, creare un mio evento – portare sul grande schermo
una storia, una pellicola che ci rappresentasse. E così è nato il progetto
The Latin Dream
. Per questo stimolo e soprattutto perché il mondo salsero
abbia una film che lo rappresenti.

A proposito di Street Dance 2, lo sapevi che è nato un pochino da una cosa
che avete fatto voi (una battle di salsa su un ring tra i Tropical Gem e gli
U-Tribe, gruppo francese che poi si è sciolto, che fondeva brillantemente salsa
e hip-hop, il video è stato cliccatissimo su Internet – ndr)?

Sì, lo sapevo, e la produzione di Street Dance 2 mi aveva
contattato, poi però la cosa non è andata a buon fine e non ho fatto parte di
quel progetto. Però sì, so che l’idea di quel film è nata un po’ in seguito al
video di quella battile sul ring in Francia contro gli U-Tribe, che era
stata fatta grazie all’idea di un promotore. Idea carina che poi ho ripreso in
Messico e anche in Svizzera, ma senza ring.

Poi da lì è nata anche l’ispirazione per il Salsanama’ (contest/battle in
cui due ballerini si sfidano in una gara di pasitos a ritmo di salsa, ballando
40 secondi a testa della stessa musica, ideata ancora dallo stesso Fernando Sosa,
che si svolge a Milano in febbraio, ma che vede selezioni in Italia e all’estero
– ndr)?

Le battle di hip-hop esistono da sempre. Noi salseri non eravamo abituati
all’1 contro 1, alle battaglie fronte a fronte, ma le gare, o i cerchi, dove a
turno ognuno usciva a sfidare gli altri, esistono da vent’anni! Diciamo che non
era mai stato “strutturato”.

Torniamo al film. La storia, come è nata?

Volevo che anche il mondo non salsero andasse a veder un film che potesse
piacergli, se no diventava un documentario sulla salsa o comunque un film di
nicchia per appassionati. Ma io non volevo che fosse quello. Quindi nasce questa
storia d’amore che vede i protagonisti, uno del mondo delle gare, delle
competizioni e l’altra del mondo della strada, più passionale, magari meno
tecnico, ma più grintoso. Quindi, io che interpreto Fernando, il
protagonista maschile arrivo dal mondo delle gare e Shearley Ann Alicea
che interpreta Carolina, la protagonista femminile, che arriva dal mondo
della strada, apparteniamo a questi due mondi, apparentemente opposti, ma che
riusciamo alla fine a “fondere”.
Carolina vive insieme al fratello Josè, interpretato da Chiquito,
hanno un locale che non va molto bene, arrancano per arrivare a fine mese, e
fanno ‘battle’ per racimolare un po’ di soldi per il locale. Però nelle loro
difficoltà vivono questa vita modesta con una passione incredibile per il ballo,
con il ballo come ragione di vita. Fernando invece gareggia per 50mila
euro per una gara secca, è in finale per una gara molto importante che si chiama
Latin Worldwide Competition, in cui il vincitore si porta a casa un milione, è
di un’altra categoria sociale, e dimentica un pochino quelli che sono i valori
veri, l’istinto e la passione per il ballo. E con Carolina li ritrova.
Perché in realtà lui si sente ‘chiuso’ in quel mondo e vorrebbe poterne uscire,
ma il suo ambiente non glielo permette e soprattutto non glielo permette la sua
ballerina, Sharon Ivanova, interpretata da Tatiana Bonaguro, che è
molto cattiva. Non è perfida, è arrivista: vuole il successo, vincere ad ogni
costo. Soldi e successo. E questa cosa lo sovrasta molto.

Ti sei ispirato a qualcosa, qualche film, qualche storia in particolare?

All’ambiente, perché il mondo delle gare è in gran parte così: è perfido, è
maligno, la gente vuole vincere, anche a costo di calpestare chiunque – non
tutti, sono così, ma tanti! Ed è così il mondo del ballo di strada: non ho
soldi, non i costumi ma BALLO. Soprattutto in America Latina, la passione viene
prima di tutto, i movimenti spontanei nati non con la tecnica, ma con la
passione. Questo è stato il primo spunto per la mia storia.

Prima di arrivare nei cinema questo film. ha subito molte traversie. C’è
mai stato un momento in cui hai pensato di arrenderti?

Sì. Però non me lo permette il mio carattere. Perché ha toccato il fondo,
perché è un mondo veramente grande e difficile, e molte persone se ne
approfittano, come hanno tentato di fare con noi in passato. Però non abbiamo
mai mollato. Devo dire che il mio socio, Tito Petronio, ed io, siamo
stati uno la spalla dell’altro: quando io volevo mollare lui remava, quando lui
stava per mollare, remavo io. E così non siamo mai caduti. Abbiamo dovuto
rigirare a Milano alcune scene che avevamo girato a New Orleans, ed è stato
molto faticoso e dispendioso, sia dal punto di vista economico che dal punto di
vista dell’energia, ma non abbiamo mai mollato. E questo è l’orgoglio più
grande, perché nell’uscita di The Latin Dream io vedo tutti questi anni
di sacrificio.
E poi ricollegandomi a prima, credo che il nostro ambiente meritasse un film
così.
Perché quando abbiamo visto Street Dance 2, in cui i balli caraibici
avevano una parte, siamo stati tutti molto coinvolti vedendo Maikel Fonts,
Chiquito, Erelle Niane, Micky Viry, Pablo Baez, Jennifer Silvas
che sono
degli amici e colleghi, sul grande schermo. Ma cavolo noi godevamo e ci
esaltavamo per quei venti minuti, per quelle due coreografie in cui c’era il
ballo latino…ma il ballo latino merita molto di più! Noi ci meritiamo una cosa
tutta nostra.
Oppure, come dico sempre agli allievi, io amo Dirty Dancing, ma viviamo
ancora col sogno di Dirty Dancing che è un film degli Anni ‘80. Il film
di ballo in cui c’è la salsa (o mambo che si voglia dire) è solo Dirty
Dancing
. Perché poi c’è stato Dance With Me interpretato da
Chayenne
e Vanessa Williams, in cui hanno avuto una piccola parte i
fratelli Vasquez, Alyra Lennox e altri ballerini di Los Angeles, ma il
protagonista Chayenne, che è bravissimo, non è un ballerino
professionista. Prova ad immaginare di creare un film sul ballo, in cui il
protagonista, per quanto bravissimo, non è top nel ballo. Non puoi mettergli
accanto dei ballerini che lo surclassano, devi mettere gente alla pari.
Per questo film noi ci siamo ispirati completamente al modello Step-Up,
che ha dato il via a una nuova era del cinema hip-hop in cui i ballerini stessi
sono gli attori. Io dico sempre che non sono Robert De Niro, certo, però ho
studiato per fare la mia parte. Ovvio, non è una parte drammatica, ma quella di
un ballerino.

Quindi hai anche studiato recitazione per fare questo film?

Assolutamente sì. In questi anni abbiamo studiato, abbiamo preso lezioni
private, lezioni specifiche, con qualcuno preparato, come ad esempio con un
vecchio regista che c’era all’inizio, ma con cui poi il progetto non è andato a
buon fine. Perché il progetto è cambiato completamente almeno tre volte, finché
non ho ripreso in mano io la storia. Ecco, quel regista, mi ha tenuto in mano
dei mesi, massacrandomi, perché voleva che recitassi in un certo modo, perché
era quello che voleva lui, non quello che volevo io. Però, sai, è come quando
balliamo: non sempre rispecchiamo lo stile nostro, magari ci cimentiamo con uno
stile nuovo, bisogna “vestire” un altro costume.
Spesso mi chiedono “ma ti è costato recitare nel film, visto che tu sei un
ballerino nella vita reale?” In parte è vero, il protagonista che si chiama come
me, Fernando Sosa, mi somiglia molto, ma in gran parte no. Già il fatto
che io non abbia mai mollato per questo film, mi differenza molto dal
Fernando Sosa
del film, perché lui un po’ molla… si fa sottomettere dalla
sua partner di ballo, Sharon Ivanova, interpretata da Tatiana Bonaguro,
che ha proprio recitato perché Sharon è completamente diversa da lei, è
cattivissima nel film. Finisci per odiarla. Mentre se conosci Tatiana,
sai che nella vita è totalmente l’opposto. Io invece in parte ho dovuto
recitare, in parte cercavo di essere me stesso. Tipo in sala prove, o quando
parlavo di ballo, cercavo di essere come tutti i giorni.

Come mai avete deciso di doppiare il film con altre voci e non le vostre?
E’ stata una scelta tua?

Una scelta mia. Perché un po’ lo avevamo fatto a New Orleans in spagnolo,
una parte qui in italiano. Quando lo studio di Roma a cui ci siamo rivolti ha
fatto questo lavoro eccezionale, anche se ci ha detto che saremmo stati in grado
di doppiarci – mi hanno anche fatto fare le prove, per gioco! – ho preferito, in
questa prima uscita, in cui punto non ai salseri e basta, ma ad un pubblico più
vasto, utilizzare un italiano neutro, senza inflessioni straniere o dialettali,
senza accenti, perché ad esempio Chiquito ha un accento, Shearley
ne ha un altro, io un altro ancora. Quindi abbiamo fatto una cosa un po’ più
professionale. Io sono anche produttore di questo film, quindi se il film può
salire di categoria, perché no?
Per il due, saremo noi, con le nostre voci, perché sarà già un’altra esperienza.

Quindi c’è già in progetto un The Latin Dream 2?

Certamente! Per adesso è un sogno, con un soggetto già scritto nel
cassetto… Perché io ce l’ho gia scritto…

 -Anche perchè tu scrivi sempre….-

 – Guarda, è una cosa che non sanno in molti: non mi piace leggere, però
mi piace scrivere. Perché mi sfogo tantissimo. The Latin Dream è nato
così, lo sfogo di un weekend. Quindi The Latin Dream 2 è già scritto,
dico un sogno adesso, perché bisogna far andare il primo, promuoverlo, farlo
girare anche all’estero. Però bisogna essere sempre pronti. E per il 2, tutte le
mancanze, gli errori, anche a livello coreografico che ci sono stati nell’1,
sono bagagli di esperienza da cui trarremo insegnamento.

Riprendendo il discorso del doppiaggio, non lo ha secondo te snaturato un
pochino, togliere l’accento spagnolo da personaggi latini?

Un pò sì, però, come ti ho detto, volevo un film neutro, che non fosse a
primo acchito prettamente latino americano. Volevo un prodotto un po’ più
universale. Ripeto, io punto a far innamorare le persone che non sanno nulla del
mondo caraibico, a cui magari, vedendolo, venga voglia di iscriversi a qualche
scuola a settembre, e poi di riempire i locali. Prendi la zumba. Nessuno la
conosceva e nel giro di pochissimi anni, tutti vogliono fare zumba. Certo, c’è
un gran marketing a livello mondiale alle spalle. E così è stato per tante cose
belle e professionali che vanno di moda. Il mio scopo è colpire chi magari non
sta cercando quello, ma arriva e dice: “Ecco cosa mi piacerebbe fare!”. Quindi
questo film è stato scritto, girato, montato in maniera che sia un fil per
tutti, non solo per il mondo latino e per i salseri.

Nella versione internazionale sarà doppiato da attori o da voi?

Per quanto riguarda la versione in spagnolo, il discorso è un po’ più
complesso. A parte che non tutti gli attori sono latini, molti sono italiani, ma
soprattutto l’Italia è un solo Paese dove tutti parlano italiano. Invece
l’America latina è un insieme di Paesi che parlano spagnolo, ognuno con un
accento diverso. Ed è difficile che in un film latino si mescolino più accenti,
chessò uruguaiano, argentino, colombiano, ecc. L’accento latino considerato
“puro” e pulito, quello più neutro, è quello messicano, quindi è stato doppiato
da una squadra con quell’accento. Ed è già pronto.

– Il regista, Louis Medina, come lo avete scelto? –

Louis Medina, oltre ad essere un carissimo amico, è una mia grande
scommessa. Vinta. Ora che il prodotto è finito te lo posso dire. Lui nasce come
coreografo e come ballerino professionista di hip-hop. Anche adesso lo fa, ma
più per passione, perché in questi ultimi anni il suo lavoro è cambiato. Quando
ho preso in mano il progetto, quando l’ho ideato, mi sono un po’ informato e ho
scoperto che nei film come Step-Up o Street Dance, c’è sempre una
persona che si intende di ballo dietro alla telecamera. Io mi sono trovato a
fare delle riprese a New Orleans (una prima parziale versione del film era stata
girata a New Orleans – ndr) con delle persone incapaci – non a livello
cinematografico, sia chiaro – ma a livello artistico. Perché se fai un film sul
ballo, è vero che magari a qualcuno interessa vedere un bel sedere, un bel
seno…ma non puoi farmi tutto il film così. Non è un videoclip, ma un film sul
ballo. Che tante persone andranno a vedere, ballerini e non, e molti ci andranno
anche per godersi proprio le scene di ballo. Lì c’erano persone che non mi hanno
voluto ascoltare, ma per fortuna non hanno fatto parte del progetto finale.
Quindi io ho voluto a tutti i costi una persona dietro alla telecamera che
sapesse di ballo. Perché Louis Medina? Perché Louis è un montatore
di natura. Fa l’editing di videoclip, film, ha lavorato con un sacco di persone.
Tutti i lavori che avevo visto di Louis erano speciali. Perché un montatore è
quello che crea la magia, un bravo montatore riesce a salvarti e rendere bella
anche una scena schifosa. Quindi io ho voluto che lui facesse la regia. “Eh, ma
lui non è regista” – mi dicevano. Non importa, c’è una prima volta per tutto:
lui capisce di ballo, sarà lui a montare il film, ci sono io che ho ideato il
film e so cosa voglio, cosa ho in mente e posso dargli una mano, fargli da aiuto
regista. Alla fine è venuto fuori un gran lavoro. Ed è stata una scommessa
vinta.

Parliamo della musica... –

Innanzitutto questo progetto è partito insieme al mio amico Massimo
Scalici
. Con lui ho fatto il mio primo ed unico album, Simplemente
Fernando
, ed è stato grazie lui che ho scoperto la vena musicale e la
capacità di scrivere musica. E lui è stato capitano musicale di questo progetto.
Ci sono alcune canzoni nostre, alcune canzoni sue, alcune canzoni della
Maxima79
, una delle orchestre di salsa più importanti del momento,
capitanata da Fabrizio Zoro, il cui primo album è stato arrangiato da
Massimo Scalici
, che era parte integrante della Maxima79 ai suoi
esordi. Abbiamo Mercadonegro, che è una delle orchestre più forti in
Europa, che accompagna tutti i più grandi artisti quando vengono in tournée in
Europa, e poi abbiamo – che si sono agganciati a me e Tito in questa
nostra impresa – due persone che sono state una sorpresa e si sono rivelate
fondamentali, sia per la parte musicale, che per la parte organizzativa di
questo grande progetto. Parlo di Giorgio Tramacere e Riccardo Rossini.
Si sono agganciati dopo, come dicevo, hanno molti pezzi musicali all’interno del
film, hanno preso il progetto in mano come se fosse loro, e sono loro molto
grato.
Insomma, ognuno ha collaborato nel suo, da fenomeni nell’arrangiamento latino,
come può essere Massimo Scalici, e grandi persone che hanno preso a cuore
questo progetto, da chi ha fatto un costume, a chi ha seguito le riprese, a chi
ci ha dato una mano in qualche modo, perché credeva in noi.

Uscirà una Colonna Sonora?

Uscirà una compilation (sarà in vendita dal 30 giugno – ndr), con una
colonna sonora internazionale, in cui magari ci sono pezzi riarrangiati apposta
per il film. Per esempio c’è Descarga Tropical, che è il primo pezzo che
io ho fatto con Massimo Scalici, rifatta cantata da El Guille che
è il cantante de La Maxima79. Io l’avrò anche cantata in maniera
discreta, ma lui è un cantante spettacolare, un vero pezzo da novanta e l’ha
resa spettacolare, rendendo ancora più spettacolare anche la scena da ballo che
accompagna.

Quanto ti ha sostenuto nei momenti di difficoltà l’affetto dei milioni di
fans che hai in tutto il mondo?

Tantissimo. Perché nei moneti bui, famiglia e Gruppo, che sono quelli che
ti vivono più da vicino, ma anche il sostegno e l’affetto da fuori, da persone
che non conosco i tuoi problemi – perché ovviamente i fans, tranne quelli magari
un po’ più stretti, non li conoscono, perché a loro fai sempre vedere che va
tutto bene – sono quello che ti dà la spinta per andare avanti. “Ferna, sei
forte”, “Ferna sei il mio mito e il mio esempio!”: questa per me è la forza! A
volte, quando sono un po’ giù – anche io lo sono, ogni tanto, anche se non
sembra! – apro su Facebook le chat del latino america che magari parlano di me,
e leggo che persone che stanno dall’altra parte del mondo, e non sanno che sto
leggendo i loro post, parlano di me, delle mie coreografie. E penso “cavolo,
ispiro persone che sono dall’altra parte del mondo, che nemmeno mi conoscono,
non mi hanno mai incontrato e mi seguono ogni giorno!”. Questa è la mia forza.

Latin Dream 1, Latin Dream 2 nel cassetto…altri progetti?

Per adesso va bene così: ho una scuola (Sosacademy a Buccinasco in
provincia di Milano – ndr ) che va a gonfie vele, un locale (Camana, attaccato
alla scuola) che va benissimo, organizzo tre eventi importanti, il Salseando
Beach, il MIF – Milano Latin Festival coi miei soci Tito Petronio, Adolfo
Indacochea, Chiquito
e Filippo Buccomino, ho inventato il Salsanamà,
una gara di pasitos stile “battle”, per restare in tema, che nel 2018 arriverà
alla seconda edizione, ho una grande famiglia. Non voglio neanche parlare di
Latin Dream 2
ancora. Al momento il mio grande progetto è Latin Dream 1,
che si sta finalmente realizzando per davvero.

Chiara Ruggiero

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