CLAUDIO COLOMBO CI RACCONTA I SUOI 23 ANNI SUL PALCO DI LATINOAMERICANDO EXPO

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"Buenas noches, querido publico": con queste parole da ventiquattro
anni Claudio Colombo accoglie dal palco del Latinoamericando Expo tutti i
visitatori del festival ed i fans dei vari artisti che si succedono on stage. In
occasione della conferenza stampa di presentazione della ventiquattresima
edizione lo abbiamo incontrato per fare un tuffo nei ricordi e nelle emozioni
che questa manifestazione ha saputo dargli nel corso di tutti questi anni.

– In realtà io ho cominciato a presentare il festival dalla seconda edizione:
nella prima non c’era un palco vero e proprio, ma una specie di grande pedana
dove si esibivano a rotazione continua i musicisti, i gruppi folkloristici, i
ballerini, e così via…Dal secondo anno il festival si spostò a Piazza del
Cannone e venne allestito un palcoscenico.-

– Come fosti chiamato a presentare il festival? –

– In quel periodo io facevo l’attore di teatro, avevo conosciuto per puro caso
Pepe Fabiani, e gli proposi di fare una serata dedicata alla poesia degli
autori latinoamericani, in collaborazione con alcuni musicisti della Scala. Poi
però mi resi conto che, essendo la kermesse all’aperto e su un palco grande,
quel tipo di spettacolo non sarebbe stato molto adatto in un ambiente così
dispersivo. Abbandonai così l’idea, ma Fabiani mi disse che stava
cercando un presentatore per i concerti e gli eventi sul palco; era
un’esperienza che non avevo mai fatto, ma la cosa mi incuriosiva e mi allettava,
e da quel momento divenni il presentatore ufficiale del festival. –

– Quali sono i ricordi più belli, legati agli artisti che hai presentato e
intervistato? –

– I ricordi sono infiniti.. Tra quelli cui sono rimasto più affezionato ce ne
sono un paio proprio del primo anno in cui presentavo: il primo è legato a
Tania Libertad
, una delle più grandi artiste peruviane: era attesissima, ma
la sera del suo concerto pioveva a dirotto, una pioggia torrenziale, con almeno
cinquecento fans peruviani sotto il palco bagnati fradici. Lei ha cantato per
cinquanta minuti filati, bagnandosi quasi come loro, in quanto oltre all’acqua
c’era anche un vento che rendeva pressoché vano il suo riparo. Abbiamo dovuto
fermarla noi, perché si stava allagando pure il palcoscenico, c’erano almeno
dieci centimetri d’acqua quando andai a prenderla per accompagnarla fuori dal
palco.
Il secondo ricordo riguarda gli Inti Illimani, sempre nello stesso anno:
li avevo appena presentati e loro, entrando in scena, mi strinsero la mano uno
per uno, ed io ero emozionatissimo.
Un altro ricordo bellissimo è nell’anno in cui arrivò la "Reina de la Salsa",
l’indimenticata Celia Cruz: ebbi la possibilità di stare tutto il
pomeriggio con lei, facendole anche da interprete durante la conferenza stampa.
Quando alla fine rimanemmo soli aveva chiesto di poter mangiare qualcosa e le
portarono delle patatine fritte e dei sandwich. Lei mi guardò e mi disse: "Hijito,
prendine qualcuna anche tu". Ed io quindi mi ritrovai seduto con questo mito
vivente, che mi trattava come se fossi di famiglia.
Naturalmente poi ci sono state anche situazioni meno piacevoli, momenti di
difficoltà, artisti che magari arrivavano all’ultimo momento in quanto in turnee,
o che non avevano smaltito il fuso orario, per cui erano molto nervosi e tu
dovevi cercare di gestirli al meglio…-

– Dal punto di vista della tua carriera cos’hanno rappresentato per te questi
anni’ –

– Mi rendo conto che hanno influito non solo sul lato professionale, ma anche su
quello umano; ho potuto conoscere un’altra cultura, le tradizioni, la storia,
appassionarmi a un genere di musica che non avevo mai ascoltato, è stata
un’esperienza che mi ha aperto la mente. –

E per quest’anno cosa ti aspetti dal festival? –

– Quest’anno ci saranno molti spettacoli di ballo, che io amo molto, artisti
come Maria Gadu, Ana Maria Tijoux, Bajofondo Tango Club, è un’offerta
musicale molto varia ed alternativa. Mi incuriosiscono molto anche le iniziative
del padiglione delle nazioni, uno stimolo per conoscere ed apprendere sempre più
la cultura latinoamericana ed alcuni dei suoi esponenti. –

Photo by: Cosetta Calidonna

Mauro Gresolmi

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