DONNA SUMMER… L’ULTIMO SALUTO ALLA REGINA DELLA DISCO

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Una notizia dell’ultima ora lascia tutti noi appassionati di musica più
tristi e più poveri artisticamente parlando: è morta Donna Summer, la Regina
della Disco all’età di 63 anni, dopo che da tempo stava lottando contro un
tumore che ha tenuto nascosto proprio fino alla fine.
La notizia è stata diramata dai suoi familiari ed è stata resa pubblica da un
sito internet americano. Fino a pochi giorni fa l’artisa stava lavorando in sala
d’incisione ad un nuovo album.
Per e sue notizie biografiche e per la sua quarantennale carriera, riportiamo
qui parte dell’articolo che abbiamo scritto quando ci siamo occupati di lei
nella rubrica Music Contamination e inoltre ripubblichiamo la scheda con la sua
discografia e tutti i premi da lei ricevuti.

LaDonna Adrian Gaines nasce a Boston ed inizia
la sua carriera come cantante di Gospel e Rythm & Blues; all’età di vent’anni si
trasferisce in Germania, dove si fa notare interpretando la versione tedesca del
musical “Hair”. Si sposa con Helmut Sommer, che conosce a Monaco di
Baviera, e traducendone il cognome in inglese s’inventa il suo nome d’arte,
Donna Summer.
Nel 1974 conosce Girogio Moroder e da questo
primo incontro nasce la loro prima collaborazione con l’album “Lady of the
night”
, da cui viene tratto il singolo di successo The
Hostage”
, un brano ancora nel solco del funky e dell’R’n’B
tradizionale. L’anno successivo arriva il long playing della svolta, pubblicato
dalla Casablanca Records, ideato e composto dal duo
Moroder-Bellotte, “Love to love you baby”. La title track dell’album è
lunga 17 minuti, a dimostrare che l’artista predilige di più la realizzazione di
lavori di più ampio respiro, piuttosto che la pubblicazione di molti singoli;
questo suo modo di intendere la Discomuic diventerà un modello per molti altri
gruppi e cantanti, specie in Europa.

“Love to love you baby”
rispetta moltissimo al
tradizione funky e si contraddistingue per il risalto che viene dato alla
chitarra elettrica, cui vengono abbinati effetti molto efficaci. La canzone 
diventa subito una hit in Europa e sfonda anche in America; sull’onda di questo
successo vengono pubblicati ancora un paio di lavori che però non bissano il
consenso del precedente, ma nel 1977  Moroder e Bellotte sfornano un altro
lavoro destinato a fare epoca nella storia della Disco: l’abum “I remember
yesterday”
, infatti, riporta Donna Summer alla vetta delle classifiche ed
il suo singolo I
feel love”
sarà quello che più di ogni altro influenzerà in
futuro sia la Disco che la musica elettronica e la techno. Anche il 1978 è
un’annata da ricordare per l’artista statunitense e per i suoi produttori: il
concept album “Once upon a time”, basato sulla favola di “Cenerentola”
e l’altro Lp “Live and more” scalano le classifiche di tutt’Europa,
mentre arriva l’Oscar come miglior canzone per

“Last Dance”
, tratta dal film “Thank God it’s
Friday”
, un brano che parte come ballad per poi scatenarsi in una sfrenata
Disco della miglior tradizione a stelle e strisce. Nel 1979 arriva poi l’album
di maggior successo, “Bad Girls”, nel quale la Summer si cimenta per la
prima volta anche come autrice di qualche brano. Il singolo che ne viene tratto
è

“Hot stuff”
, ritornato in auge nella seconda metà
degli Anni 90 quando è stato usato proprio nella sua versione originale in una
famosa scena del film

“Full Monty
. L’anno successivo Donna Summer
abbandona la Casablanca Records e firma per la Geffen Records; questa
nuova label la costringe ad abbandonare il sodalizio con Moroder e Bellotte e a
mettersi sotto l’ala protettiva di un altro grande produttore, Quincy
Jones
. La sua carriera  prosegue sempre all’insegna del successo,
tanto da farla diventare una delle poche artiste ad eccellere non solo nella
Disco, ma anche il altri generi, per i quali
riceve anche dei  Grammy Awards. Nel 2004  è la prima star, insieme ai
Bee Gees e a Barry White, ad entrare nella
Dance Music Hall of Fame
, dopo aver venduto oltre cento milioni di copie di
dischi in tutto il mondo (tra questi 24 sono diventati d’oro o di platino negli
USA, 19 sono diventati dischi d’argento nel Regno Unito).  

Mauro Gresolmi, Francisco Rojos

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