CHICO BARQUE

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Con l’inizio dei grandi festival estivi di musica latino-americana, si ampia
radicalmente l’ascolto dei generi proposti, che nelle serate di ballo si
dividono in sola salsa e bachata, oppure in reggaetton e dembow.
Colgo l’occasione, perciò, per fare un tour in Brasile per parlare di un artista
che è stato tanto amato da essere odiato. Questa la parabola di Francisco
“Chico” Buarque de Hollanda
, uno dei fondatori della bossanova, nato come
interprete di quella musica popolare brasiliana che per tradizione si
contrapponeva alle canzoni di protesta e all’alienazione rock, ma che è poi
diventato una delle voci più “scomode” che hanno cantato le contraddizioni e i
problemi del paese oppresso dalla dittatura e schiacciato dalla povertà.
Nato a Rio de Janeiro il 19 giugno 1944, ma cresciuto a San Paolo, figlio di
Sergio Barque de Hollanda, storico e sociologo noto ed apprezzato, Chico arriva
al successo nel 1966 con “A Banda”, motivetto che fa leva sui buoni
sentimenti e tocca le corde della nostalgia. Il pubblico va in delirio per
questo ragazzino dalla faccia pulita, per la sua voce nasale e malinconica: ogni
donna lo vorrebbe sposare, ogni uomo imitare. Lui però non riesce a convivere
con il mito ed il giocattolo si rompe. Soffia l’anno 1968, anno di contestazioni
e ribellioni. Anche per Chico, che scrive e porta in scena un dramma, ‘Roda
Viva
’, in cui immagina una giovane pop star letteralmente dilaniata dai fans.
Durante la rappresentazione, gli attori offrivano al pubblico porzioni di fegato
delle star. L’opera viene bloccata e bandita da tutti i teatri, così come il suo
autore, costretto a lasciare il Brasile e a cercar fortuna in Europa. Nel 1970
Chico torna in patria. Riesce a d evitare il carcere, ma non la scure della
censura che si abbatte inesorabile su tutte le sue canzoni, anche se un suo
brano “Apesar de Você” (Nonostante tu) con la sua appena velata polemica,
diventa l’inno del movimento democratico. Il singolo fu ritirato dal mercato
dopo aver venduto circa centomila copie.
La drammatica rottura con il passato si consuma nel 1971, con ‘Construção’,
album in cui Barque canta le tragedie quotidiane. Un lavoro coraggioso che gli
vale l’amicizia di altri due grandi artisti brasiliani quali Caetano Veloso,
con cui realizza un album dal vivo, e Gilberto Gil, con cui scrive ‘Cálice’,
metafora politico-religiosa sui sistemi repressivi del governo e la cui
esecuzione viene bloccata addirittura dall’esercito. Con gli anni ottanta le
maglie della censura si allargano e Buarque può riproporre canzoni un tempo
proibite. Ormai passato il vento della rivoluzione, oggi Chico Barque è un
compositore che alterna sapientemente marchas a fado, rock a samba e bossanova,
contrasti che si ritrovano anche nei testi delle sue canzoni, sempre sospese tra
sogno e realtà, ironia e tragedia, esistenzialismo e romanticismo.
Evito il lunghissimo elenco della discografia, che i più interessati possono
ritrovare dettagliatamente sull’enciclopedia libera di Wikipedia.
Talento creativo di straordinaria versatilità, oltre alla musica ha scritto
poesie, romanzi, sceneggiature cinematografiche e racconti nei quali un’intera
nazione si identifica.
‘Budapest’ (2005) ha ottenuto un grande successo di critica e di pubblico
vendendo più di mezzo milione di copie nel mondo. In Italia sono stati
precedentemente pubblicati anche ‘Disturbo’ (1992), che ha vinto in Brasile il
prestigioso premio Jabuti, e ‘Benjamin’ (1996).

Fonti informative :
website: chicobuarque.com.br;
‘La storia della Musica latino Americana’ – Grandi opere della Hobby & Work Spa;
website: it.wikipedia.org

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