WILLIAM VIVANCO

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Il libro ‘Trova Viva’ che ho segnalato la settimana scorsa mi dà lo
spunto per un’altra biografia particolare proveniente dall’isola di Cuba.
Il nome di William Vivanco dirà poco ai ballerini perché nulla c’entra
con la musica ‘ballabile’, ma consiglio anche a voi di andare a fare un semplice
giro sul suo myspace o su youtube per farsi una propria personale idea del
personaggio.
Ringrazio Fabio Veneri, l’autore del libro sopracitato, per avermi consigliato
di estrapolare la biografia dell’artista dal sito

www.culturalatina.it
e qui di seguito ve lo presento.

Nel 2001, un gruppo di giovani cantautori cubani si riunì per un progetto di
disco collettivo chiamato Trov@nonima.
Curiosamente, in quella stessa isola che vive un rapporto così particolare con
il web, la chiocciola diventa ben presto contraltare e simbolo per uscire dallo
spazio angusto che le logiche del mercato vogliono lasciare alla musica
emergente. E questo conferma che Cuba continua ad essere un’”isola miracolosa”,
secondo la definizione coniata da William Vivanco.
L’artista, nato a Santiago de Cuba nel 1975, è probabilmente la figura più
significativa tra quelle che animarono il progetto Trov@nonima e il più
rappresentativo dei giovani cantautori cubani.
Lo spirito che anima la musica di Vivanco è pienamente tropicalista: una fusione
tra la musica tradizionale cubana con i generi musicali di tutto il mondo: pop,
rock, haitian, reggae, tango, araba e in particolare tutta la musica brasiliana.
D’altra parte, è l’autore stesso a dirlo in forma paradigmatica: “tutto
precipita nella bocca della mia chitarra”.
Il suo primo album da solista è del 2002, ‘Lo tengo tò pensao’, dove ciò
che maggiormente sorprende è la capacità di passare con disinvoltura da un
registro stilistico all’altro in modo graduale e progressivo, senza perdere la
continuità e la pertinenza di un discorso omogeneo: quello di guardare al futuro
della musica cubana, partendo dal presente della vita sull’isola, e dalla
ricchezza dei suoni del passato e dalle influenze che giungono dall’estero. E
d’altra parte, la complessità espressiva dovrebbe essere messa in conto per
un’artista che viene “da un quartiere barocco, che ha elementi di spiritualità,
barocco sole, barocco mare e che vive come può”.
Nel 2006 esce il già citato ‘La isla milagrosa’ che segna essenzialmente
una linea di congruenza con l’opera precedente: c’è la bohemia della “vida
perdida”, il pop aereo di “Cuando vuelvo” e in “Eso que te diò Babalù” un
riferimento al sincretismo religioso: la devozione della popolazione meticcia
per San Lazzaro, il santo dei poveri, che nella Santeria cubana corrisponde a
uno dei più popolari Orixa. E poi figurano altri equilibrismi ben riusciti di un
artista sincretico per vocazione e per appartenenza generazionale.
Nel 2009 esce il terzo album ‘El mundo esta cambiao’, la cui omonima
canzone, personalmente, mi sembra una vera poesia.

Discografia –
Lo Tengo Tò Pensao (2002)
La Isla Milagrosa (2006)
El Mundo Esta Cambiao (2009)

Fonti informative :
‘Trova Viva’, di Fabio Veneri – Editrice Zona (Arezzo);
website: myspace.com/williamvivanco

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