IDEE DA REGALARE, DISCHI 2010

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Ecco le ultimissime proposte, all’insegna del risparmio, dello spendere poco e bene, per regalare o regalarsi una strenna intelligente. Di libri abbiamo parlato la scorsa settimana, ora tocca ai CD, ai dischi.

Apripista di questa selezione di titoli è il progetto Salsa.it Compilation, giunto alla 7ma edizione grazie all’infaticabile lavoro che sta a monte svolto da Francisco Rojos, Moreno Berardinello e Ilario Calì, le colonne portanti di ALOSIBLA Music Group. Che dire ancora sulle 18 nuove e belle composizioni della Compilation dopo le numerose e autorevoli opinioni di esperti di salsa apparse su queste pagine? Posso aggiungere che di anno in anno si migliora, si rinnova e si arricchisce di eccellenze musicali italiane e internazionali. Unica nota lievemente calante che faccio rilevare con rispetto all’editore: manca un mini booklet informativo per illustrare in un colpo solo (senza ricercare in internet) tutti i bravissimi cantanti e musicisti (Ivan Bridón, Rodrigo Rodríguez e Fabio Gianni ecc.) coinvolti nell’ottima iniziativa discografica, uno scrigno prezioso di sonorità latine made in Italy. Così, forse, si potrebbero conquistare numerosi appassionati di world music e di jazz che a tutt’oggi sottovalutano ingiustamente la musica latina ballabile per diversi motivi. Tra questi, uno è quello appena descritto, lo ripeto, l’assenza di una tracciabilità completa che presenti al pubblico i protagonisti (artisti e strumenti) che hanno contribuito alla creazione del prodotto, che nel caso in questione è di alto livello.

Dalla salsa elegantemente contaminata con altri generi alla “rumba moderna, in salsa newyorchese” raccolta in Deep Rumba A Calm in the Fire of Dances (Yellowbird –– distr. Egea) pubblicato originariamente dall’American Clavé dell’eclettico produttore e musicista Kip Hanrahan. Le 16 tracce sono inaugurate dalla voce del sax tenore di Charles Neville, uno dei mitici Neville Brothers di New Orleans, con il suo brano Cubana, ma i principali protagonisti dell’album sono le percussioni e i ritmi afrocaraibici, rumba in testa, sostenuti dai migliori percussionisti di questi idiomi musicali esistenti oggi al mondo, come i congueros Giovanni Hidalgo, Richie Flores e Paoli Mejias, il timbalero Amadito Valdés, i batteristi Horacio El Negro Hernandez e Robby Ameen. Se poi in questo frullatore di ritmi aggiungete claves di rumba, tumbao di basso, contrappunto di violino e le voci cubane di Xiomara Lougart, Haila Monpie, Puntilla Orlando Rios, potete già sentire nelle orecchie guaguancó e ritmiche afro incandescenti e trascinanti. Il palmoteo, il tipico ritmo scandito con le mani in Work and Play che chiude l’album, sembra fatto apposta per passare il testimone alla rumba catalana, alle melodie gitane e al flamenco.
Iniziamo da Barcellona con Oie il primo brano di Rumbastards, l’esordio discografico del giovane gruppo Malakaton che riesce a miscelare in modo equilibrato e con gusto, rumba gitana, pattern caraibici e pop. Malakaton è una formazione di cui sentiremo ancora parlare, intanto vi consiglio qualche preascolto su
http://www.myspace.com/malakatonsants.

Sabrosisima rumba catalana – interpretata in chiave originale e ricorrendo a modalità musicali afrolatine presenti nella salsa, timba, rumba, reggaeton, samba e ad accenti rock e jazz – è quella che fa da cerniera nell’ultimo progetto della brillante orchestra Sabor de Gracia formata da catalani, gitani spagnoli e in cui militano anche un paio di taglienti fiati cubani (e si sente dal linguaggio e non dal carné de identidad) e due artisti di origini venezuelane. Tra le 15 tracce di Sabor pa’ rato (World Village – distr. Ducale), unite in sequenza come anelli di una catena e con lo spirito del concept album, ve ne sono alcune di grande tiro per gli appassionati di balli latini, come Sabor pa’ rato e Despierta in cui sono state iniettate anche convincenti dosi di canto blues-gospel. E l’impasto è notevole. La canzone più strepitosa, in senso ritmico, è Tau Tau, mentre le più variopinte in cui risaltano effetti coloristici di fusion e articolati fraseggi di timbajazz sono rispettivamente Hasta que me quemen los bares e La tienes que pagar.

Flamenco jazz di grande impatto quello espresso in Mi alma vuela en silencio il primo brano interpretato da Rosario La Tremendita nel suo ultimo disco A Tiempo (World Village – distr. Ducale). Poi, in generale, la tradizione del flamenco, benché contaminata, prende il sopravvento sino alla fine dell’interessante percorso guidato dalla potente voce di questa brava e giovane interprete. Rosario, sivigliana, infatti ha solo ventisei anni ma rappresenta già un riferimento della cultura flamenca odierna e la padronanza del canto melismatico andaluso che mostra in questo album è davvero da brivido. Qui è affiancata da vari formati strumentali e oltre alla voce la fanno da padrone le corde che, sostenute dal cajón, incalzano e dialogano vivacemente con la vocalist per trovare nuovi punti d’incontro e sfida. Più o meno simile al duello che avviene nella rumba afrocubana tra i colpi del quinto e i movimenti del ballerino.

Lasciamo i toni caldi dell’Andalusia per inoltrarci in quelli più tiepidi del mondo lusitano, alla scoperta di Deolinda, un gruppo impegnato a consolidare un proprio stile con un’onda musicale nuova che sappia cullare chi ascolta. E’ la piacevole sensazione che ho ricevuto fin dai primi accordi e arpeggi di Se Uma Onda invertesse a marcha, il brano n.1 del Cd Dois selos e um carimbo (World Connection – distr. Egea). E le emozioni difficilmente sbagliano nel decodificare i messaggi estetici. Soggettività a parte, è indiscutibile il pregevole lavoro del quartetto che è riuscito a far incontrare le tradizioni musicali portoghesi capeggiate dal fado e linguaggi musicali internazionali, dal pop al rock, dal folk al jazz alle melodie brasiliane. Deolinda punta a rinnovare il fado ricorrendo a colori allegri, in linea con l’attualità, sia sul versante timbrico, contenutistico che interpretativo. Armonico con lo spirito innovativo delle 14 canzoni, l’utile e divertente booklet con tratti grafici semplici ma che sanno comunicare agli occhi i suoni dell’album. Nell’insieme è un lavoro che rasenta la perfezione.

Continua il percorso musicale contromano (da qui il loro nome) de La Zurda grazie a una nuova esplosiva miscela di suoni. Il flusso di note e ritmi che sgorga dal loro ultimo album Acá y Ahora esprime un’energia davvero insolita, e direi abbastanza rara, che va dal rock argentino alla patchanka, dal reggae al blues, dal country a qualche concessione anche al ‘liscio’ di casa loro, il tango ma alla maniera di Gardel. Con questo nuovo lavoro La Zurda, i cui testi nascono sempre nella calle e nel quotidiano porteño, si propone alla platea mondiale con un sound più intenso, senza sbavature, presenti invece nei primi album, e con un linguaggio più internazionale. Tuttavia i suoni autoctoni non sono scomparsi, sono quelli estratti dal charango e dal ronroco, rari cordofoni dell’America Latina che danno un valore aggiunto timbrico e armonico alle composizioni de La Zurda. 12 tracce coinvolgenti e all’ultima nota mi scappa un accentatoputa madre!, o per dirla su frequenze più comprensibili: porca puttana che bel disco! Che esprime freschezza e gioventù. Un viaggio letterario musicato che ti carica anche se hai superato i cinquanta, e ammetto che ho fatto fatica a togliere il cd dal lettore. Non so se capita anche a voi ma quando un refrain comincia da solo a cantare dentro di te, beh per un po’ sei fritto. E così ho riascoltato oltre una dozzina di volte Ilegal e le due versioni di Como el Rio, una cantata anche in italiano assieme a Paolo “Pau” Bruni il cantante dei Negrita.

Concludiamo questa carrellata con l’ottimo jazz espresso dal quintetto di Paolo Fresu, una formazione che non teme confronti con i grandi maestri afroamericani ancora in circolazione. Infatti, il doppio album Songlines/ Night & Blue, della nuova etichetta Tuk Music
www.myfavorite.it -, fondata dal trombettista-flicornista Fresu, è senza dubbio il miglior Cd di jazz che ho ascoltato negli ultimi mesi (e vi garantisco che ne ho messi decine nel lettore). Un album dove regna un interplay magico (chiamatelo affiatamento, feeling, se volete), un’intesa umana e artistica da cui sono nate in scioltezza le 15 composizioni firmate dai membri del quintetto raccolte in Songlines e i 14 standard, uno per tutti Blue In Green di Miles Davis-Bill Evans, presentati in Night & Blue. Jazz rilassante, che ha un certo non so che, elegante, terapeutico, stupendo.

Buon ascolto, buone Festività, e Auguri di tanta salute, nuove emozioni e molta musica per il 2011!

Gian Franco Grilli

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