¡TU LA PAGARAS! IL PRIMO GIALLO AMBIENTATO NELLE NOTTI DI SALSA! (Elliot Edizioni)

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Qualcuno ha ucciso il barista cubano Thomás Delgado dopo una notte di ballo e
tutti puntano il dito sulla Guerrera, la sua fidanzata, molte volte tradita. Il
mondo della salsa, misterioso ed ermetico, viene svelato all’ispettore Basilica
attraverso gli occhi della Guerrera, che si scopre per quello che è:
un’indiziata potenziale, sregolata, sfacciata, vanitosa, idealista, guerriera di
capoeira. Ma soprattutto una ragazza troppo innamorata di questa musica per non
tornare a ballare e confondersi in un mondo variegato fatto di danzatori, dj,
ballerine bellissime, animatori dalle perversioni segrete. La gente mormora, ma
la gente sa davvero? Perché nella gola di Thomás è stata rinvenuta la collana
con perline rosse e bianche dell’orisha Changó? Cosa c’entrano le divinità della
santeria col sangue versato?
Ci sono molte cose che non tornano: interessi per il controllo delle serate e
della pubblicità, torbide storie di sesso e di bugie, ripicche, tarocchi che
portano sulla strada giusta, rum che annebbia le percezioni. Nasconde qualcosa
anche La Guerrera, lei non versa lacrime per il fidanzato ucciso neppure mentre
ascolta Huey Dunbar:

«Las noches como éstas,
son las que duelen más,
las que lastiman más,
son noches sin piedad
Las noches como éstas,
siempre me hacen llorar,
saben a soledad, saben a soledad»

Trad. «Le notti, come queste, sono quelle che fanno male, quelle più dolorose,
sono notti senza pietà. Le notti come queste, mi fanno sempre piangere, sanno di
solitudine, sanno di solitudine».

Qui non ci sono buoni e cattivi, ciascuno è dannato a modo suo, l’oscurità copre
i peccati e i personaggi devono muoversi in atmosfere cupe, come richiede il
genere noir. Non ci sono salvezze né consolazioni. Forse l’unica consolazione è
la salsa ma quando l’ispettore Basilica chiede alla protagonista cosa sia mai
per lei, questa salsa, lei non sa proprio cosa rispondere:
«Cos’è la salsa… Se c’è una passione cui la Guerrera non sarebbe mai in grado
di dare spiegazione è la salsa. Cosa si intenda per salsa nella sua testa, è un
fagotto di straccio sdrucito, precipitato in uno strapiombo. Un groviglio
irrecuperabile di musiche, ricordi, pagine disfatte di un libro colombiano letto
a lume di candela, riletto sotto il sole e sottolineato sette volte, Cien años
de soledad. Vecchi guaguancòn, aria dolciastra del Caribe che l’ha accarezzata
ai crepuscoli d’estate e che le si è appoggiata sulle spalle con umida
pesantezza, bussandole senza cortesia. Soffio di velluto bagnato. […] Poi è la
clave, 5 colpi. E la musica. Quella musica che racchiude un segreto così
accessibile eppure così trascurato, là dove nella pausa oscura del ciclo clavico
si nasconde, concentrato come un buco nero e chiarissimo come una supernova, il
mistero del ritmo dell’universo. Quel po’ di bene che l’uomo è riuscito a
serbare, traducendolo in note. Ma c’è qualcosa, ancora. Lei, che pure è tanto
abituata a sviscerare tutti i suoi perché, non ci aveva mai sprecato un
pensiero. C’è qualcosa ancora, quindi. Notti d’incertezza, stanchissime ma
incapaci di sottomettersi al sonno. L’aroma acre del rum invecchiato, solo o
mescolato alla dolcezza infida della coca cola o sobillato da foglioline di
menta che abbracciano il ghiaccio. Un anejo o mojito, e, sopra a tutto questo,
una cannuccia. La sua salsa è una cannuccia. Risucchia tutto e lo getta
nell’oblio. Il male, la meschinità, l’ipocrisia. Una boccata d’aria, la Guerrera
socchiude la boccuccia sempre dipinta e si rimette a bere. Di nuovo, risucchia.
In un vortice, sono gli anni passati, l’ultimo chicco di sesamo caduto a terra
quel giorno davanti all’impiccata, l’ultima paura di una bambina, l’ultima bara
che ha visto chiudersi. Sono le stanze vuote e buie con occhi gialli che la
guardano. Boccata d’aria. Di nuovo si attacca alla cannuccia e risucchia. Tutto
si disperde, resta solo lei, un po’ sudata ma ancora sopravvissuta, accaldata e
guance rosse, la paura lasciata chissà dove, il suo rum e la sua salsa.
Per la Guerrera la salsa è il misticismo che s’inchina ai sensi.
Per questo, se potesse scegliere, vorrebbe morire ballando».
Saranno coinvolte le divinità orishas, i santi-dei cubani, e si scoprirà un
mondo inedito e, contro ogni aspettativa, perfino vicino a noi (in copertina è
raffigurata Yemayà, «la dea madre che regna sulle acque degli oceani, dei mari e
dei fiumi. È una dea amorevole e compassionevole, allegra e sanguigna ed ama la
buona compagnia. Le piace cacciare e maneggiare il machete. È indomabile e
astuta, se adirata può diventare tremenda come la furia del mare»).
Marilù Oliva è una scrittrice bolognese appassionata da tempo di cultura
latinoamericana. Oltre ad essersi laureata con una tesi in civiltà
precolombiane, ha diretto una programma televisivo per una rete locale bolognese
di musica e cultura latinoamericana, “Fuego tropical”, ha pubblicato un
noir, “Repetita” (un vero e proprio viaggio nella mente di un serial
killer) e ha scritto un saggio edito da Clueb sul nobel colombiano Gabriel
García Márquez: “Cent’anni di Márquez. Cent’anni di mondo”.

Francisco Rojos

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