AFROLATINO al MUSIC ITALY SHOW

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Grande successo di pubblico al Music Italy Show, il salone dedicato a strumenti musicali, edizioni, accessori, dj e discografia, che ha calato il sipario lunedì 17 maggio al Fiera District di Bologna. Secondo i dati diffusi dagli organizzatori sono stati ben 27.800 i visitatori che hanno popolato nel weekend i quattro padiglioni della kermesse felsinea. Numeri a parte, davvero considerevoli per una “prima”, ciò che ha colpito maggiormente dell’evento è stato il fittissimo calendario di iniziative che ha toccato ogni angolo del quartiere espositivo: clinics, dibattiti, concerti, momenti improvvisati e demo hanno reso incandescente la manifestazione, dove peraltro, è il caso di dirlo a chi non c’era, ha primeggiato il mondo chitarristico. E per due semplici motivi: primo, la chitarra è lo strumento più suonato al mondo; secondo, la prima edizione della rassegna bolognese era dedicata alla seicorde. Il prossimo anno vedremo chi sarà lo strumento protagonista.
Intanto le nostre impressioni su questo Salone. E’ stata un’ottima opportunità per conoscere in generale novità importanti del mondo musicale, per capire ciò che troveremo o potremo richiedere nei negozi di musica, e in particolare, per gli appassionati di musica latina, un modo per toccare con mano, e in una sola volta, i vari strumenti musicali che stanno alla base del ritmo afrolatino e vedere alcuni dei suoi migliori interpreti presenti nel nostro Paese. Infatti i nostri occhi sono andati a scovare qua e là congas, bongó, timbáles (pochissimi per la verità rispetto alla conga), güiro, batá, claves, chequeré, cencerro, cajón, agogo e altri oggetti sonori acustici della grande famiglia strumentale latina. Ci siamo riusciti, ma con grande fatica perché dobbiamo tenere presente che stiamo parlando di un comparto largamente minoritario (quello della cosiddetta sezione ritmica afrocubana), che movimenta poco denaro rispetto al settore produttivo degli strumenti “occidentali” moderni, che domina il mercato con chitarre elettriche e acustiche, bassi elettrici, pianoforti, tastiere, batterie, ottoni e ance, amplificatori eccetera.

In ogni stand c’era gente di ogni età che suonava o provava gli strumenti in mostra; i linguaggi e i fraseggi stavano quasi tutti in bilico tra heavy metal, punk, rock e fusion (solo raramente qualcuno disegnava pattern afrocubani o latini su conga o cajón); i suoni che uscivano da uno stand si sovrapponevano a quelli dello spazio a fianco o che stava alle spalle, quindi immaginatevi la somma di tante sonorità e ritmi molto “free”, che quasi mai si armonizzano tra loro. Ma si sa che questi eventi negli spazi fieristici sono spesso, non sempre, degli incroci trafficatissimi, senza regole, dove regna l’anarchia per farsi sentire e notare dai visitatori. Nonostante questo limiti il tutto è stato dentro la soglia della sopportabilità. E quando ti rendi conto che hai la possibilità di assistere a dimostrazioni chitarristiche di grandissimo spessore come quelle dell’australiano Frank Gambale (assieme a Alain Caron) o dello statunitense Greg Koch o di tanti bravi batteristi e tastieristi di cui è difficile ricordare i nomi, beh allora, i lati spigolosi descritti fanno meno male.
Sollievo e piacere, seppur nella bolgia, il cultore o amante di ritmi latini li hanno trovati nello spazio della tedesca Meinl Percussion, che ha presidiato brillantemente con una vasta gamma di strumenti coloratissimi di origini afrocubane, afroperuviane, afrobrasiliane e con una serie di interessanti dimostrazioni nell’apposito box. Abbiamo avuto la fortuna di assistere alla performance ‘afrocubana’ del percussionista Giovanni Imparato coadiuvato da Marco Catinaccio di Mezcla Latina e dai cubani Molina e Castillo, tra canti, toque batà (con Iyà, Okonkolo e, come sostituto di Itotele, un bongò) e rumba.

Ora lasciamo la parola a un modesto reportage fotografico da cui potete trarre virtualmente dimensioni e caratteri principali di questa prima edizione del Music Italy Show, e con l’auspicio (ovviamente di parte) che in un futuro non troppo lontano si possa visitare un padiglione dedicato soltanto alle percussioni, così da metterne in risalto le peculiarità strumentali ed espressive e le tradizioni culturali di riferimento. Non c’è dubbio che in tal caso il mondo musicale latino acquisirebbe nuovi giovani, oggi invece (e purtroppo, ma è sempre un giudizio di parte) quasi tutti incatenati ad altre modalità sonore, e alcune delle quali non troppo salutari o edificanti. E non per il livello estetico, ma per le conseguenze all’udito e per altre ragioni ancora che non possiamo dibattere ora, perchè il nostro viaggio tra gli stand è giunto al termine e si aprirebbe un altro capitolo. Intanto apprezziamo quanto gli organizzatori sono riusciti a proporci con questa prima fortunata rassegna.




Foto: dell’Autore.

Gian Franco Grilli

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