MORTE DI UNO SPAGNOLO ALL’AVANA – autore Teresa Dovalpage

MORTE DI UNO SPAGNOLO ALL’AVANA – autore Teresa Dovalpage

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MORTE DI UNO SPAGNOLO ALL’AVANA – autore Teresa Dovalpage
MORTE DI UNO SPAGNOLO ALL’AVANA – autore Teresa Dovalpage

Teresa Dovalpage con questo noir, divertente e triste allo stesso tempo, ci offre una immensa fotografia della vita quotidiana di Cuba del Periodo Speciale, un momento molto critico cominciato all’inizio degli anni Novanta caratterizzato da povertà, corruzione, prostituzione, rassegnazione, voglia di andarsene dall’isola con il primo che capita. Insomma un potpourri di cose conosciute, un mondo già incontrato nelle opere di altri scrittori cubani in esilio, e quindi un testo che non aggiungerebbe nulla di nuovo sotto il cielo avanero se non ci scappasse il morto e se non emergesse l’originalità narrativa, il tono umoristico e il modo con cui l’autrice accompagna il lettore nella rumorosa calle Aramburu, tra i palazzi fatiscenti di Cayo Hueso, tra i pettegolezzi del vicinato, dentro le contraddizioni e paradossi tipicamente cubani. Situazioni talmente pregnanti che il lettore che ha passeggiato qualche volta in questi luoghi o ha frequentato qualche umile famiglia per un attimo con la mente entra nel ruolo dei protagonisti.
Curiosa la suddivisione del libro, come fosse una commedia: quattro atti, a sua volta divisi in dodici scene, e in cui si mettono in mostra i vari protagonisti all’interno di una trama molto libera e imprevedibile.
Il sipario di Morte di uno spagnolo all’Avana si alza su un volo dell’Iberia partito da Madrid per Cuba. A bordo c’è Pìo Ponce de Leon, originario di Murcia, sessantenne, affermato dirigente di un’azienda spagnola che lo manda nella capitale cubana per mettere ordine e controllare i conti della caotica succursale dell’Avana. Un soggiorno avanero di lavoro, quindi, quello del gallego Pio, e non una di quelle vacanze di signori attempati che sbarcano nell’Isla per divertirsi, cacciatori di sesso giovane e a buon mercato. Ma le cose vanno diversamente e il destino vuole che il brizzolato spagnolo incontri fuori dal mercato una biondina, timida, poco attraente a cui compra una borsa piena di negritas, le bambole di pezza artigianali di Maricari allo stratosferico prezzo di 30 dollari. Un vero business, dice la ragazza, per risolvere tante necessità della casa.
Maricari non vuole fare la zoccola, la jinetera come l’amica Alexia, che la dà agli stranieri, o come Yamila Yané che si è sistemata sposandosi un italiano. No, lei ha i suoi principi e non ha nessuna intenzione di vendersi a un ricco straniero, come le suggerisce invece – e non troppo velatamente – la madre impicciona e autoritaria, la Comandona. Pío però con modi gentili ed eleganti riesce a conquistare la ventenne, ma l’idillio si tinge di noir con l’entrata in scena di un terzo incomodo, la Spiritualissima Mercedes, ossia un travestito di nome Teofilo – laurea in lettere – che si trasforma in santera per offrire benessere e predire il futuro con i quarzi anzichè conchiglie o pezzi di cocco. Maricari va da Mercedes per un consulto. Ne scaturisce un patatrac, un triangolo amoroso dalle conseguenze impressionanti, e il sipario cala su un altro volo Iberia che riporta in patria un po’ di Pio, immerso nel ghiaccio secco, nel vano bagagli.

EDITORE Guanda
a cura di Gian Franco Grilli

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