Potpourri … da regalare: Che, Africa, Belpoliti, Salsa e Papaya

Questo è l’appuntamento che ci separa dal Natale ed ecco le ultimissime proposte, ammesso che siate a corto di idee intelligenti da regalare o da regalarsi, e – come si dice – budget permettendo, perchè la crisi è reale. E consapevoli di ciò ricorderete che il nostro percorso “Salsa di idee da regalare…” iniziato alcune settimane fa si è svolto all’insegna del risparmio, dello spendere poco e bene, con oggetti intelligenti come sono i libri e i dischi.

Come sempre, vi sottoponiamo i titoli con una breve descrizione per capire se corrispondono ai vostri gusti. In attesa della recensione definitiva – che potrete leggere prossimamente nelle rubriche del portale – queste sono le produzioni pervenute sul nostro tavolo.

   

A proposito di Libri.
Cominciamo da Marco Tropea editore che ha un buon catalogo dedicato a romanzieri e saggisti latinoamericani. Vi consiglio di visitare il sito
www.marcotropeaeditore.it dove potrete compilare il modulo per ricevere gratuitamente il loro house organ, ovvero il periodico semestrale Pagine su Pagine con schede bibliografiche sulle novità e interviste agli autori. Tra le copertine delle novità in libreria ce n’è una che mette in risalto l’icona di Ernesto Che Guevara avvolto nella stella rossa e i nomi dei poeti preferiti del Comandante-barbudo: il cubano Nicolás Guillen, il cileno Pablo Neruda, il peruviano César Vallejo e lo spagnolo Jèon Felipe, i cui versi accompagnarono gli ultimi passi del Che in Bolivia. La testimonianza delle preferenze poetiche del rivoluzionario argentino viene da Il quaderno verde del Che appena uscito con un prologo interessante di Paco Ignacio Taibo II, il giornalista e scrittore spagnolo che da moltissimi anni vive in Messico (Tropea – 206 pagine, rilegato. € 14,90). Il titolo, a prima vista, può ingannare il lettore non esperto, e allora diciamo che non si tratta del pensiero ecologico del Che, ma di un documento prezioso che mette in luce l’amore profondo dell’ex-Ministro della rivoluzione cubana per la poesia e per la letteratura, un aspetto di cui si aveva conosceva, ma ora ne potremo sapere molto di più attraversoil quaderno verde. Che è uno dei tre taccuini rinvenuti nello zainetto del Che al momento della sua cattura in Bolivia, alla Quebrada del Yuro l’8 ottobre del 1967. Poche ore dopo l’arresto (con il sequestro dello zainetto), Ernesto Guevara verrà assassinato, i due diari del Che in Bolivia finiranno sotto il controllo dell’intelligence militare boliviana, mentre del terzo quaderno (quello verde) si perderanno le tracce. Ma la sorpresa arriva nel 2002: il taccuino rilegato in verde giunge tra le mani di Taibo II, che si mette al lavoro per riordinare i testi scritti di pugno dal Che sulle pagine del quaderno misterioso e dare un nome alle 69 poesie ivi raccolte, attribuendo ad ognuna di esse il proprio autore. Ora, quel documento privato che mostra il rapporto tra il Che e la poesia non ha più segreti. Infatti quei versi, che il rivoluzionario latinoamericano amava trascrivere sul quaderno, potrete apprezzarli nella bella edizione italiana a cura del critico letterario Leopoldo Carra.

Dai diari e quaderni del Che al lavoro di una penna importante che collabora al quotidiano comunista Il Manifesto (di cui è in corso un’ulteriore campagna di sottoscrizione per portare in nero i conti in rosso). Lui è Marco Belpoliti, giornalista, recensore specialissimo che ha scritto Diario dell’Occhio, stupendo lavoro pubblicato da Le Lettere –
www.lelettere.it  (224 pagine, illustrato. € 28,00). Si tratta di un volume curioso, edito nella collana, di nome e di fatto, Fuoriformato, di dimensioni insolite: 14 (base) x 28 cm. Subito si incomincia a intuire lo spessore dell’opera e l’originalità dell’autore che ha raccolto cento pezzi (non recensioni, articoli!) dedicati a libri (ma parlo anche d’altro) dell’omonima rubrica settimanale “Diario dell’Occhio” su Alias/i> de Il Manifesto, dal 1998 al 2003, anno di oscuramento dell’occhio critico. I pezzi corredati dalla riproduzione delle copertine, rappresentano dei magici quadretti sui libri recensiti con una ricchezza di dettagli, approfondimenti e collegamenti davvero strabilianti. E rileggere oggi quelle originali critiche è molto piacevole perchè parlano, tra l’altro, di realtà culturali e tecnologiche che nel frattempo si sono evolute o inglobate in altre. Ma la specialità di Belpoliti-critico era quella di recensire o scrivere di libri partendo dalla copertina.”E’ stato un modo per uscire dalla letteratura occupandomi di letteratura” scrive l’autore nelle prefazione. Il poliedrico Marco Belpoliti – giornalista, ma anche saggista e docente – ha la capacità, davvero unica, di far vedere al lettore cose altrimenti invisibili in un libro, in copertina, nel dorso, i significati dei colori, gli ingredienti visivi disseminati sulla pagina interfacciati ai messaggi del racconto, della narrazione. E cerca di sviluppare in noi un occhio speciale che si mette a fuoco sulla copertina, analizzandola, scomponendola. Recensire il contenuto di un libro partendo dalle informazioni del piatto di copertina, ovvero dalla grafica, dai caratteri tipografici, dai colori, insomma dalla forma, è un’abilità che possiede solo chi ha una conoscenza immane dell’editoria, della comunicazione e delle arti creative. La lente di Belpoliti ci permette di fare connessioni, di andare dal generale al particolare attraverso queste schede critiche, è coinvolgente, stimolante, preciso, diverso. Un testo che piacerà ai lettori di rubriche librarie, a chi recensisce prodotti culturali, ai protagonisti principali della filiera-libro: autore, art director, copy, esperto di comunicazione integrata, redattore e direttore editoriale.

D’ora in poi diamo prima un bel colpo d’occhio clinico alla copertina, eppoi iniziamo a sfogliare, dimenticandoci frasi lette più volte su recensioni o sostenute da operatori (interessati o ingenui?) che suonavano più o meno così: “non fermatevi alla copertina (magari era brutta, poco azzeccata giustificazioni…)”, come a dire l’abito non fa il monaco. E, spesso,invece…

E mentre stavo chiudendo questo pezzo è arrivato un altro libro. Il tempo di sfogliarlo , leggere la premessa di Adolfo Venturi e i punti nodali dell’opera. Cominciamo dal titolo: Africa giallaL’invasione economica cinese nel continente africano di Angelo Ferrari (Utet Libreria- 144 pagine, € 13,00).

   

Un nuovo colonialismo? L’autore – giornalista dell’Agenzia di stampa Italia- risponde a questa e ad altre domande tentando di capire e spiegare se per l’Africa è un bene o un male la penetrazione invasiva di Pechino. Su questo quesito il libro fa emergere pareri sono discordanti perchè il ruolo della superpotenza asiatica in Africa è contraddittorio: chi apprezza e chi protesta. E’ un’invasione o una sottile politica di avvicinamento al continente? Vari personaggi si esprimono su questo versante, ma è una questione di lana caprina: non sarà un’invasione con l’esercito come afferma qualcuno ma certo si tratta di una sorta di neo-colonizzazione mediante negoziazioni. Una presenza che i cinesi fanno sentire in modo differenziato anche in America latina, e Cuba ne sa qualcosa. E anche il nostro Paese, con tonalità e pesi diversi, è giallo-dipendente, pur nell’apparente libera scelta di ogni consumatore, ma…Qui il discorso diventa interessante e ci porterebbe lontano, tuttavia bisogna distinguere i contesti: mentre il made in China invade i nostri mercati con la complicità di capitalisti nostrani insaziabili, per gli africani il cappio cinese è come l’aria, quella che l’Occidente ha smesso di fornire nelle forme che la storia conosce. Senza alternative, quindi, l’Africa, e diventa obbligatorio l’aiuto cinese con infrastrutture, scuole e ospedali in cambio di materie prime: petrolio, diamanti e legno. Il libro prende l’avvio da un reportage dall’Angola, ne riesamina il lungo e tormentato percorso partendo dai mercanti di schiavi che in quelle terre incatenarono circa 4 milioni di persone per trascinarle nelle Americhe, arrivando alle rivendicazioni anticoloniali di Agostino Neto, alla lotta di liberazione, raccontando l’intervento diretto delle truppe cubane che appoggiarono l’MPLA, mentre Stati Uniti, Sudafrica e Cina sostenevano il movimento anticomunista dell’UNITA di Savimbi, e giù giù fino all’attualità. Che oggi registra ottimi rapporti bilaterali tra Cina e Angola. Un dato significativo di questo rapporto e che si commenta da solo: l’Angola fornisce il 14 per cento del fabbisogno cinese di petrolio. Ma la lunga onda gialla attraversa tutto il continente africano e lo spiega bene il libro. Un’onda che si espande, come abbiamo detto, al di là dell’Atlantico, nel Mediterraneo e che nuovi protagonisti dell’economia mondiale stanno cercando di arginare per ri-conquistare posizioni.



A proposito di CD.
Se guardiamo alle novità di album che riguardano i settori di nostro interesse sembra proprio un Natale poverissimo. E allora dopo le opere recensite nelle scorse settimane non mi resta che ricordarvi una idea semplice che sintetizza e suggella la fase più festosa (non per tutti, purtroppo) dell’anno: A Jazz &/ Blues Christmas della Putumayo World Music (Una compilation con dieci brani di grandi artisti della scena jazz, da B.B. King a Ray Charles, da Ramsey Lewis Trio a a Mighty lue Kings. Un disco per colorare il Natale con suoni diversi. Lo potrete trovare nei negozi Equosolidali, ad esempio a Milano, la Bottega equosolidale Chicho Mendes, oppure informazioni a
EmmaL@putumayo.nl oppure
www.putumayo.com.
Un’ottima colonna sonora di ritmo e allegria per sottolineare tutte le festività, Natale, Santo Stefano, Capodanno ed Epifania, è la superfortunata compilation di Salsa.it – n.5. E il cinque mi riporta al divertentissimo Mambo n.5 (quello di Prado) da cui iniziano gli interessi musicali latini di molti di noi e da cui discendono in parte i linguaggi moderni della salsa. Mambo a parte, la quinta edizione di Salsa.it (http://www.salsa.it/news_salsait_vol_5_presentazione_e_preascolti.aspx ) è l’azzeccatissima produzione italiana di Alosibla (www.alosibla.it), che di anno in anno riscuote sempre maggiori consensi di pubblico e di critica: per la vastissima gamma di artisti coinvolti e per l’eccellente livello interpretativo. Anni fa questo era un privilegio impensabile nel Vecchio Continente, oggi il sogno è diventato realtà come le dimostrano i 19 brani di grande swing latino raccolti nell’album: da Francisco Rojos & L.S.O a Barrio Malo, da Mezcla Latina a Caiman, da Croma Latina a Massimo Scalici featuring Moises Fernandez.

Altre produzioni che vi consiglio – ma che al momento potete acquistare sono online perchè non mi risulta siano ancora distribuite nella Penisola – sono quelle realizzate da Papaya Music (www.papayamusic.com): casa discografica con sede in Costa Rica e il cui produttore esecutivo è nientemeno che un felsineo. Luciano Capelli, infatti, oltre vent’anni fa questo lasciò Bologna per i Caraibi e adesso guida l’etichetta-monopolio del Paese latino. Speriamo presto di riparlare di questo progetto che diffonde la cultura musicale dell’istmo centroamericano e caraibico. Intanto andate a sfogliare il catalogo che spazia dal calypso di Limón alle serenate romantiche dei trovatori di Guanacaste, dalla cumbia panamense al son, dal bolero al merengue, dalla soca al calypso-salsa. Insomma una grande pulpería (che dà il nome anche a una collana di Papaya), ovvero il grande emporio sonoro sulle acque cristalline e ondeggianti del Caribe. Questi sono i titoli di alcuni album in catalogo: Salón Tropical, Manuel Obregon y la Orquesta de la Papaya, CantoAmerica, Calypso Limón Legends. Un emporio che per l’occasione natalizia ci permettiamo di arricchire visivamente, a conclusione di questo pezzo, riproponendo alcune copertine di dischi e di libri scoperti nel corso dell’excursus fatto insieme durante queste settimane. Che dire:

Buon Natale, Felice e sereno 2009. AUGURI!

Gian Franco Grilli

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