CUAFRITI: latinjazz ‘cruzado’ di Scano

Analizzare, isolare e scorporare con precisione i componenti, e magari le percentuali, dei differenti apporti culturali presenti nelle mescolanze di stili artistici è un’impresa molto ardua. Per non dire quasi impossibile, soprattutto quando è passato molto tempo dall’inizio del formarsi di queste fusioni nel campo della musica. Una situazione abbastanza simile a quella appena descritta, la incontriamo quando si deve catalogare con un solo nome un intero album che raccoglie l’eterogeneità e le estremità di differenti mondi sonori – dai più antichi canti afrocubani ai linguaggi del jazzrock, dai ritmi caraibici al funky – e dove intervengono musicisti ‘trasversali’ con alle spalle le esperienze più disparate. E’ quello che più o meno riscontro nel progetto Morrocoy – Latin Jazz Lounge di Ascanio Scano (Azzurra Music), pubblicato nel 2006 ma che ho avuto la fortuna di ascoltare solo recentemente. Nel complesso si tratta di una gradevole mezcla frutto soprattutto dell’abilità di Scano, pianista, compositore e arrangiatore che con una sorta di sincretismo artistico ha saputo ibridare la propria e variegata esperienza a quelle dei bravi partner intervenuti in questo lavoro interessante, con un sound originale e ritmicamente bilanciato in grado di offrire nuove tonalità di colore al policromatico panorama del Latin Jazz.
All’interno di questo ricco mosaico elaborato da Ascanio la mia attenzione è stata catturata in particolare dalla cura con cui è stata disegnata l’architettura del brano “Cuafriti”. Ho scelto, quindi, di concentrarmi solo su questa traccia (l’album è già stato recensito da colleghi su queste pagine) perché è una bella testimonianza che dimostra il bagaglio musicale e culturale del compositore che ha saputo applicare attentamente alla struttura del pezzo elementi specifici di una realtà espressiva molto rara come quella presa a riferimento. Questo è frutto dell’esperienza diretta vissuta da Ascanio in America Latina e di una grande sensibilità in grado di cogliere aspetti di culture lontane. Nelle valutazioni è bene tenere presente dati importanti, come il punto di partenza, in questo caso le origini italiane (e non afrocaraibiche) del bandleader e della maggioranza degli altri protagonisti del progetto, che per questo merita più attenzione perché non è da tutti creare architravi solide tra il mondo antico del canto afrocubano, rispettandone i valori, e quello moderno e universale di suoni elettro-cosmici di rock-jazz e funky. “Cuafriti” è questo in sintesi: un viaggio sonoro articolato che prende le mosse da lontano, e l’autore sembra volerlo fare con un approccio spirituale (anche se solo per scopi artistici) tanto da invocare l’Orisha della Santería cubana Eleguá (o Elebwa), la divinità del pantheon yoruba che ha il potere di aprire e chiudere il cammino degli uomini. Un rituale che Ascanio rispetta in modo rigoroso e religioso – come in ogni manifestazione della Santería dove si comincia e si termina con canti e ritmi a Eleguá – quasi a voler ottenere la protezione suprema per superare le asperità esistenti tra i generi musicali che la band si appresta ad esplorare. Non prima, però, dell’introduzione con il canto a Eleguá, accompagnato da bocú (tamburo conico), atcheré (maracas) e battimani del coro. Via via il viaggio musicale avanza tra paesaggi fusion, funky e jazzrock, e attraverso fraseggi vibranti e taglienti affidati a chitarre, tastiere e percussioni, rompe barriere e spiana altre strade, per poi ritrovare il cammino del ritorno che si conclude nuovamente cantando a Eleguá, secondo i canoni di questo rito specifico praticato in alcune zone dell’Oriente cubano e sempre più raramente. Infatti, questo canto, che probabilmente viene da una registrazione del 1950 (pubblicata in Italia su Lp – Ed. Sciascia /Albatros 1979), fa parte di una cerimonia di lucumí cruzado, una combinazione di elementi yoruba della Santería con il Cordón, una variante di spiritismo. Sincretismi di etnie diverse incrociati strettamente tra loro che – riprendendo il discorso iniziale – avremmo molte difficoltà nel rintracciarne e separarne in modo netto i vari ingredienti.
Ma torniamo a “Cuafriti”. Una composizione estrosa, ben congegnata, che da sola merita l’ascolto e dunque l’acquisto di Morrocoy, piacevolissimo album multilinguistico, con ottime performance strumentali.

Gian Franco Grilli

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