Pepe Lopez: Son e Ron di Cuba

Pepe Lopez: son e ron di Cuba
Una nuova collana tra musica e cocktail inaugurata con l’album “El Mojito 3”

di Gian Franco Grilli

L’abito non fa il monaco. E qui l’adagio vale doppio: per l’immagine del Mojito con hierbabuena nella copertina (sponsorizzata) e per le note discografiche insufficienti. Ma quel che conta è la musica e allora l’invito è di ascoltare il ‘monaco’ (disco) per non perdervi una buona raccolta di musica popolare cubana. Infatti El Mojito 3, l’ultimo album di Pepe Lopez y sus Trinitarios, si rivela un prodotto interessante, equilibrato negli impasti sonori e ricco di quelle essenziali atmosfere caraibiche che le incisioni dal vivo – o le registrazioni non troppo sofisticate – sanno mantenere inalterate e con gli aromi musicali tipici di quella tradizione. Un lavoro che riunisce un po’ il nocciolo duro del repertorio classico della musica cubana con qualche concessione a quella latinoamericana.
Peccato che l’etichetta discografica Azzurra Music, pur meritevole di proporre musica cubana, abbia trascurato (e non è la prima volta!) le note di copertina necessarie per una corretta informazione musicale al fine di valorizzare la materia prima – per fortuna proveniente da territori doc – con la quale si ottiene il prodotto finale. E allora per offrire notizie precise ai lettori di Salsa.it ho cercato di sopperire a questi limiti parlando direttamente con Pepe Lopez – cantante-chitarrista, showman dotato di buon swing, direttore de Los Trinitarios e ideatore di questo progetto – che testimonia l’appartenenza al mondo sonoro e culturale della sua Isla con la pubblicazione di alcuni album, ognuno legato alla promozione di un cocktail e quindi all’industria cubana del rum che sponsorizza.
Analizzare tutto il lavoro che sta alla base del progetto mi sembra lungo e forse noioso. Mi limito, invece, a raccontarvi lo scenario musicale del primo album di questa serie. El Mojito 3 si apre con la calda e professionale voce di Eduardo Rosillo, presentatore della radiotelevisione cubana, con note culturali su Trinidad, la città coloniale da cui provengono la maggior parte dei musicisti coinvolti nella produzione. Sono 19 canzoni (una selezione tratta dalle produzioni de Los Trinitarios) tra le quali citiamo Obsesion, Lagrimas Negras, Perfidia, El Traguito, A la Loma de Belen, Popurrit di Chachachá, Guantanamera, Hasta Siempre Comandante, Bilongo e anche il brano-salsa No Vale la Pena, qui in una versione tra rock italiano e cuban-latinpop con il bel contributo vocale e chitarristico dei Nomadi. In tutto 70 minuti di musica vocale-strumentale ben eseguita tranne un paio di lievi imperfezioni. Le voci soliste – oltre a quella del principale protagonista, Pepe Lopez – sono di Coco, Juan, Santiaguito, Elvis e del nostrano Danilo Sacco dei Nomadi. Tra gli ospiti della produzione cito solo l’ottimo tresero Angel Cordovì, affiancato da numerosi bravi strumentisti che via via ci regalano buoni intrecci ritmico-melodici ottenuti da bongos, cencerrro, claves, maracas, chitarra e tromba. Un menù musicale ‘sabroso’ in bilico tra bolero, son, guajira e cha-cha-chá realizzato con canzoni di celebri compositori tra cui i cubani Miguel Matamoros, Carlos Puebla, Enrique Jorrín, Joseito Fernandez, Juan Almeida, i portoricani Pedro Flores e Rafael Hernandez e il messicano Alberto Dominguez.

Per concludere, lo ripeto, superato l’impatto iniziale dell’abito, qui è la musica che conta e che ritengo soddisferà la curiosità anche degli appassionati di musica cubana e latina con un considerevole background di ascolti.

Musica tradizionale, cantabile, allegra e ballabile, ma non per far scendere in pista i salseri.

Non credo ci sia da aggiungere altro, tranne che auspicare che prima o poi qualcuno si accorga dell’utilità di qualche provvedimento per obbligare i discografici a fornire ‘etichette’ chiare indicanti origine e ingredienti della musica, come per i prodotti di qualità con la soddisfazione di tutti: consumatori, artisti e imprenditori.

Gian Franco Grilli

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