Hector Lavoe – El Cantante De Los Cantantes

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Hèctor Juan Perez Martinez (nome di battesimo), nasce nella citta’ di Ponce (Puerto Rico) il 30 Settembre 1946.
A 29 anni era uno dei più popolari coristi-direttori di orchestre del circuito di Club di Salsa a New York. Lavoe fu un giovane veterano di orchestre del calibro di: “Orquesta New Yorker” e “Orchestra di Johnny Pacheco”. Nel 1967, unì le sue forze con Willie Colón e da questa collaborazione, immediatamente, si produssero album classici di salsa come: “El Malo” e la “Nuestra Cosa”.
Nel 1973, Héctor formò la sua propria orchestra, con il marchio discografico “Fania” e viaggiò per paesi di portata tali come: Parigi, Africa e Sud America.

Quando Willie Colón dissolve la sua stessa orchestra nel 1973, il suo cantante principale Hector, passa ad essere il leader della sua orchestra e così Lavoe pubblica nel 1974 il suo primo album come solista: “La Voz”, dove raggiunge il suo primo successo: una Guaracha intitolata “El Todopoderoso”. La presenza del “sabor a barrio” nella musica di Lavoe fu sempre più presente che in quella di Miranda, il suo tocco marginale ed ambulante lo fece mantenere sempre tra gli interpreti preferiti del paese. Nel 76 pubblica “De ti Depende” col classico “Periodico di Ayer”. Nel 1977 era già considerato dal pubblico il migliore cantante di Salsa di New York poiché Ismael Rivera e Cheo Feliciano da Puerto Rico avevano i loro stili personali, anteriori allo sviluppo della Salsa di Oscar d’ Leon e Rubén Blades, che ancora non avevano ottenuto il loro successo.
In piena fama Héctor Pérez “Lavoe” si lasciò andare ad una vita disordinata, arrivando tardi alle serate, perdendo le sue qualità di corista… apparentemente la sua inclinazione alla droga, smentita posteriormente dallo stesso magnifico interprete, stette per troncare la sua corsa. Una ritirata temporanea lo portò a realizzare un trattamento psichiatrico in una clinica di Madrid; altri parlavano di stregoneria, realizzando mille speculazioni sul suo precario stato di salute… Finalmente nel 1978 torno’ sui suoi passi pubblicando un’opera maestra intitolata “Comedia” con brani come “El Cantante” di Rubén Blades, “La Verdad”, “Comedia”, etc.
Dietro Lavoe stettero sempre gli arrangiamenti del suo caro amico Willie Colón. La cosa certa è che Héctor Lavoe incarnò la Salsa della decade degli anni 70 come un fedele riflesso della stessa, coi suoi vizi e le sue virtù, le sue fortune e le sue tristezze.

“Quando Héctor Lavoe arrivò a New York”
Il 3 maggio del 1963, fuggendo da quella che egli considerava “una famiglia molto pazza”, arrivò a New York, col proposito fisso di “guadagnarsi da vivere cantando”, meta che riuscì a raggiungere con le tinture passionali della sua vita, descritta da Willie Colón, come quella di un “eroe della Guerra del Cuchifrito”…
Dall’istante in cui approdò a casa di sua sorella Priscilla, nell’ Harlem Ispano, ebbe il proposito di essere ascoltato da un’orchestra. Aveva appena 17 anni, 60 chili di peso ed il profilo che lo rese famoso: quando fu descritto come l’ “uomo che quando cantava di fronte, sembrava che cantasse di lato.”
Lavoe considerava, quello, il momento giusto del suo “decollo” musicale, lontano dalla bohémien dei “ventetú” (orchestre nelle quali suonavano musicisti chiamati a caso); nel sud del Bronx erano passati quasi quattro anni dopo la sua prima esperienza newyorkese, quando, nel febbraio del 1967, fu invitato a cantare nel Club Tropicoro.
“Un cantante, il cui nome non ricordo, incominciò a stonare nella prova, cantando il bolero :”Tus Ojos”, e quel momento mi diede l’opportunità reale di incominciare alla grande”…
Oriundo del settore de: “La Cantera”, nella città portoricana di Ponce, notò fin da bambino un futuro nella musica. Ascoltava nella radio il programma Industrias Nativas, nel quale si esaltava il canto jíbaro tradizionale, con voci come quelle di Ramito e Chuíto e quella di Bayamón. Essi furono i suoi primi maestri che imitava per strada, con due barattoli ed una maraca, o imitando con precisione il tono nasale di Daniel Santos.
La sua famiglia respirava musica. Pachita, sua madre, cantava nei funerali e nelle feste patronali, e suo padre, Luis Pérez, godeva di fama come chitarrista. L’ispirazione veniva da suo nonno Juan Martínez che era solito intrattenersi in dispute di versi liberi con altri “trovadores”, controversie spesso offensive, per le quali finiva a volte in risse.
Accumulò nella sua corsa varie rinomanze, tali come “Il cantante dei cantanti”, “Il re della puntualità”–ironia per i suoi frequenti ritardi per arrivare ai concerti – e “Il jibarito di Ponce”. Le tre gli diedero fama universale.

“En el seis chorreao e con Willie Colón”
La decade dei 70 segnò per Héctor Lavoe, nonostante tutto, la salita vertiginosa della sua corsa. Il trombonista portoricano Willie Colón lo richiamò a fare parte della sua orchestra, ed in un processo sperimentale di ritorno alle radici della musica portoricana, al ritmo de “Seis y Aguinaldos”, Héctor Lavoe trovò posto sicuro per il tipo di canzoni fatte a misura del suo temperamento. La melodia “Ausencia” e il brano intitolato “Cheche Cole'” , gli diedero fama nei festival d’ estate in Europa.

Il cantante che avrebbe voluto essere sassofonista nella Scuola Juan Morell Campos, vicino a José Febles e Pappo Lucca, aveva, all’inizio degli anni 80, una ben guadagnata fama, stimolata al massimo per il suo lavoro con la “Fania All Stars, gruppo col quale visitò l’Africa e partecipò al film Our Latín Thing (“Nuetra Cosa Latina”).
Izzy Zanabria, autore di questa unione di grandi musicisti caraibici a New York, può ricordare tutta la carriera artistica di Lavoe, dall’istante in cui lavorò, anche, con Johnny Pacheco, prima del suo debutto nell’orchestra di Colòn.
Héctor Lavoe proclamò l’orgoglio di essere nativo del suo paese, e sommò alle moderne composizioni di salsa, i fraseggi delle aree rurali di Puerto Rico, i detti e i proverbi di “Jíbaros de Casta” e di “lelolay” allegro e compassionevole che accompagna questa tradizione. Così, nello Shea Stadium, nello scomparso Village Gate, nel Cheetah e nel Colliseo Roberto Clemente di San Juan, Lavoe fu annunciato come “El jibarito de Ponce.”

Da “Juana Peña” al “Juanito Alimaña”
“Lei viveva piangendo per quell’amore che non arrivò mai / Ahi, Juana Peña / ora piange / Ora piange / non la voglio io”… Ed il coro ripeteva: “ora Juana Peña piange”, alle improvvisazioni magistrali di Lavoe nello scenario, perché egli era essenzialmente un sonero, ammiratore di Ismael Rivera e Cheo Feliciano.
Nell’autunno del 1983 inaugurò una canzone che fu considerata una hit: “Juanito Alimaña”, scritta per il suo amico Tite Curet Alonso. La composizione fu recepita come una chiara continuazione della salsa affezionata al genere dei “Malandros”, della stirpe di “Pedro Navaja” di Rubén Blades.
Nei sette anni che durò nella banda di Willie Colón, registrò successi memorabili, raggruppati in dieci ellepi: “Piraña”, “Calle Luna, Cale Sol”, “La Murga”, “El Dia de mi Suerte”, sono solo alcuni degli eco di “quel tempo illuminato” che culminò nel 1973.
Poi, altre registrazioni memorabili di Lavoe furono: “Hacha y Machete”, “Paraiso de Dulzura”, “De tí Depende”, “Mi Gente”, “Periodico de Ayer”, “Un Amor de la Calle”, “Comedia”, “Plazos Traicioeros”, “Rompe Saragüey”, “Triste y Vacia “, “Vamos a Reir un Poco”, “Sóngoro Cosongo”, quest’ ultimo, omaggio alla poesia di Nicolás Guillén.
Il 25 giugno del 1988, dopo un fallito concerto nel colosseo Rubén Rodríguez di Bayamón, Héctor Lavoe ritornò alla sua stanza all’hotel Regency di San Juan e si lanciò nel vuoto dall’ottavo piano salvandosi miracolosamente grazie ad un atterraggio fortunato sopra il tendone parasole dello stesso hotel.
Da allora, la sua vita non fu mai più la stessa.
Il 29 giugno del 1993, cinque anni dopo quel tentativo di suicidio, decedé a New York. Colui che fu battezzato in Ponce come Héctor Pérez, un 30 settembre del 1946, moriva giovane e famoso, ben lontano dalla strepitosa vita passionale che lo accompagnò per più di venti anni.
Recentemente, il “Teatro Portoricano di New York”, fece conoscere un’opera teatrale in suo onore, intitolata “Quien mato’ a Héctor Lavoe”?, col cantante Domingo Quiñones come protagonista. Lavoe sarà sempre uno delle glorie di Puerto Rico; una delle vie del nuovo porto di Ponce, fu battezzata col suo nome:”Hector Lavoe”.

“Semblanza de Héctor Lavoe”, L’Uomo, L’Artista e la Sua Vita. (By Izzi Sanabria Mr. Salsa)
In una cultura tanto diversa come la nostra, è naturale che sorgano una varietà di genuini eroi popolari, e data l’importanza dei latini nel panorama mondiale della musica, non è sorpresa alcuna che molti dei nostri eroi siano associati con la musica. Un esempio perfetto di un eroe latino nella musica, è niente meno che il figlio favorito di Ponce (Puerto Rico), Héctor Lavoe.

Mondialmente conosciuto come “El Cantante De Los Cantantes”, nel campo della musica molti lo denominano “El Bad Boy (Nene Malo), de la Salsa” ma tutti lo riconoscono come il Leggendario “Héctor Lavoe”. Senza alcun dubbio, egli è uno delle super-stelle più popolari della Salsa. Molti, includendo Jerry Masucci (presidente di Fania Discos), lo considerano il più notevole cantante portoricano dei nostri tempi. Questo non sorprende, dato che da quando aveva sei anni , passò la maggioranza dei suoi primi anni di gioventù ascoltando la radio e studiando le voci di cantanti come Chuito el de Bayamón, Odilio Gonzalez e Daniel Santos.

Lavoe cominciò a cantare imitando questi cantanti portoricani. La sua personificazione favorita e la più famosa era quella di Daniel Santos. Tanto ben fatta che frequentemente la faceva solo sul palcoscenico per vedere la gente diventare matta cercando Daniel. Questi cantanti e più tardi Cheo Feliciano, Ismael Rivera ed Ismael Quintana furono le maggiori influenze che lo aiutarono a forgiare la sua carriera e il suo stile di cantante.

In una terra dove ci sono tanti cantanti quasi quanta e’ la gente, lo stile unico di Lavoe è una sorprendente eccezione, specialmente essendo di Ponce, conosciuta come la città dei cantanti. Nell’epoca pre-Lavoe i cantanti portoricani potevano considerarsi divisi in piccoli sub-gruppi musicali ben definiti. Avevamo molti conservatori di stile jíbaros come Ramito, Chuito, ed Odilio Gonzalez, i romantici come Felipe Rodriguez, e salseros come Cheo Feliciano ed Ismael Rivera. Sorge allora Héctor Lavoe e questi gruppi tanto definiti precipitano in maniera disordinata. Esattamente come può classificarsi un cantante il cui repertorio include di tutto, da salsa, merengue, boleros, fino a rancheras, baladas e musica jíbara tutta portoricana? Per ancora più destabilizzare completamente l’ambito musicale del momento, la popolarità senza precedenti di Lavoe attraversa tutte le barriere di nazionalità, età e livello economico, avendo trasformato il nome di Lavoe in grande, per parte dei promotori. Benché sicuri che attrarrebbe un numeroso pubblico, e diventasse un nome più che familiare in buona parte dell’America Latina.

Un aspetto unico e differente del talento di Lavoe, (e per il quale si differenzia), è il tono puramente cristallino della sua voce. Quel tono, insieme alla sua distintiva e precisa pronuncia, permette che quando canta, chiunque che l’ascolti capisca perfettamente ognuna delle parole del testo della canzone.

Un altro talento unico è il suo incredibile dono di improvvisazione (soneo). Benché non e’ conosciuto come compositore, la sua spóntaneita ed ingegnosa creatività aggiungono profondità a qualunque canzone che interpreta. Héctor è migliore quando le sue improvvisazioni stanno competendo con quella dei soneros più famosi ed acclamati. In molte occasioni ho visto Lavoe “sorpassare” soneros in canto ed attuazione, lasciando completamente dietro di se’ i migliori di essi. Io potrei descrivere Lavoe come un poeta musicale istantaneo. Certamente se non e’ il migliore , e’ uno dei migliori “sonero” che ho avuto il piacere di ascoltare.

Benché Lavoe sappia come intrattenere e “maneggiare” un’udienza, e’ ben lontano dall’ essere un artista sofisticato. È arrivato puramente alla massima cima per il potere dei suoi talenti. Egli non abbaglia né con lussuosa coreografia, né con effetti speciali. Héctor è semplicemente “Il Cantante.”

Sebbene i suoi problemi relazionati con l’uso di droghe hanno appannato la sua immagine, il vero Héctor Lavoe è una persona molto più profonda della propaganda negativa che gli venne fatta, o le immagini negative che lo circondavano sembravano implicare. Nonostante tutti i complimenti e gli elogi e la sua categoria di superstar, non ha esibito mai quelle eccessive arie di arroganza che molti artisti di molto meno talento, o popolarità, sembrano avere. Sia che stia cantando su di un palco, o che stia conversando a tu per tu con te, Lavoe è stato sempre una persona normale e semplice. Ironicamente, queste stesse virtù sono state fattori contribuenti nelle sue insicurezze e problemi; la cosa certa è che non si è dato mai, a sé stesso, troppa importanza.

La personalità di Lavoe è picchiettata da un tocco di orgoglio, umiltà, ed abilità umoristica per ridere di sé stesso. In poche parole, possiede tutto quello che è ammirabile nel “jíbaro portoricano”. Come egli dice, “Io” sono un jibarito.

Lavoe ha mantenuto l’incantesimo innocente e le maniere cortesi della gente dell’isola. Nonostante tutti questi anni a New York, non intercala nel suo vocabolario i “bro” e “yo”, suppostamente linguaggio moderno che usano molti latini. Al contrario, il suo stile è modesto e senza pretese.

Come chiunque un’altra persona, Lavoe ha le sue insicurezze e difetti. Sfortunatamente, sembrano stare in proporzione con la sua grandezza. Héctor ha vissuto tutta la sua vita tirato in differenti direzioni per forze di uguale potere. Una forza gli ha dato lo stimolo per perseguire e riuscire nel successo. L’altra l’ha prodotto la sua condotta negativa ed autodistruttiva, probabilmente una conseguenza della sua origine umile combinata con una serie di tragedie personali che ha sofferto durante la sua vita.

Benché i suoi difetti gli siano costati tremendamente tanto nella sua vita personale come nella sua corsa, non hanno causato la diminuzione della sua popolarità tra i suoi simpatizzanti. Dovunque annunciano la sua presentazione, la gente accorre in massa a vederlo. Tuttavia, la reputazione che acquisì per i suoi ritardi e per non poter dipendere, lui, da se’ stesso, qualche volta spaventava la gente pensando che non si presentasse ai suoi concerti. In realtà, ci fu un periodo nella sua corsa, dove Lavoe dipendeva completamente da altri che si incaricavano di gestire quasi tutti gli aspetti della sua vita. Essi erano quelli che lo portavano a letto. lo svegliavano, lo vestivano e letteralmente lo trascinavano al lavoro.

Ma Héctor è stato sempre un uomo di sorprese. Per esempio nel l980, lo contrattai per due attuazioni in club. La prima arrivò più tardi di un’ora e semplicemente disse, “Alla gente gli piace quando arrivo tardi. Se l’aspettano da me”. Ma un mese più tardi arrivò presto: 45 minuti prima che arrivassero i suoi musicisti.

In un’altra occasione, fece un’apparizione sorpresa nella festa del settimo anniversario della nostra rivista “Latino N.Y.” Per la gioia del pubblico, si unì a “Yomo Toro” sul palcoscenico e si impadronì dello spettacolo. Passò da fantastiche improvvisazioni di canto jíbaro a bolero e salsa animata. Mi avvicinai allora e con un’espressione astuta mi disse: “Neanche mi chiamasti. Sicuramente hai pensato che non venivo. Ti avevo promesso che ci sarei stato con te e con Yomo, e qui sto’. Ho tenuto fede alla mia parola .”

Ironicamente, sono gli stessi difetti di Lavoe quelli che accumularono l’affetto dei suoi fanatici. Gli uomini desiderano avere la sua voce e l’adorazione di tante donne. È letteralmente il loro eroe e l’incoraggiano a continuare così. Le donne desiderano accarezzarlo e badare a tutte le sue necessità. Quelle che hanno sostenuto relazioni personali con lui, hanno tutte sentito di aver acquisito differenti valori nelle loro vite. E questo non riguarda solo le donne, ma anche agli agenti ed amministratori che lo seguirono lungo la sua carriera, che vedevano in lui un oggetto di valore, un artista con un gran potenziale nel fare molto denaro.

Nel periodo dal l975 al l983, noi in Latino N.Y. intervistiamo Héctor in molte occasioni. Le sue franche e semplici risposte, non furono solo divertenti bensì interessanti, dandoci una visione più chiara per meglio poter capire questo uomo semplice e contemporaneamente complesso.

Come collega artista e contemporaneamente simpatizzante, ho sviluppato attualmente un’affinità molto speciale per questo uomo di buon cuore e di bel carattere. Un uomo molto allegro, ma contemporaneamente tormentato ed autodistruttivo, ed anch’io ho avuto l’onore di chiamarlo, il mio amico.

Io, come molti dei suoi simpatizzanti, continuerò sempre a ricordare ed amare quel Cantante dei Cantanti, o quel Sonero dei Soneros, o quel jibarito portoricano, Héctor Lavoe!

La Sua Vita…
“Infanzia marcata per la morte di sua madre e la morte di suo fratello maggiore per tossicodipendenza, più tardi lo devia verso la droga, morte per incidente di suo figlio, tentativo di suicidio per defenestrazione, senza parlare di sua suocera assassinata e dell’incendio della sua casa,… fino alla sua morte nel 1993 a 47 anni.”

“La vita musicale di questo cantante particolare con destino tragico che nacque nel 1946 è vincolata a quella di Willie Colón, col quale formo’ un tandem ineguagliabile dal 1966 fino al 1973.”

“Ma questo cantante maggiore della compagnia Fania, personaggio fragile ed affettuoso, sarà sempre aiutato dal suo amico di sempre Willie Colón, che si occupa della produzione dei suoi dischi.”

“Quando morì, Willie Colón gli fece un omaggio emozionante durante il concerto che diede a Siviglia (Spagna)”.

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